I mondiali di calcio cominciano l’11 giugno. Esatto, se parliamo dei Mondiali organizzati dalla Fifa in Sudafrica, ma la definizione è stretta. In ogni parte d’Italia si organizzano infatti fra maggio, giugno e luglio tornei che si possono definire alternativi. Non sempre le partite cominciano in orario e qualche volta bisogna trovare le divise tutte uguali, ma sono Mondiali di calcio anche questi, fatti dagli immigrati. Si va da Brescia a Bari, passando per Roma e Pistoia. E anche qui ci sono veri campioni.
Albania, Camerun, Perù, Burkina Faso, Guinea, Costa D'Avorio, Ghana, Togo, Unione del Pacifico ed Ecuador. Sono le dieci squadre che partecipano alla 16esima edizione del “Torneo di calcio per immigrati” organizzato a Brescia dalla Uisp con Forum delle Associazioni degli Immigrati e Coordinamento Immigrati della Camera del Lavoro di Brescia. “Siamo partiti nel 1989 – spiega Alberto Saldi, responsabile del “Progetto-Immigrati” della Uisp – e sembra un secolo fa. Marocco, Senegal ed Egitto c’erano già 20 anni fa, molti sono arrivati dopo. Il torneo diventa una sorta di punto di riferimento per le diverse comunità. “Ci sono ragazzi – aggiunge Saldi – che giocano in squadre diverse durante l’anno, ma è solo in questa occasione che si riuniscono tutti i connazionali”.
L’intento in partenza era per tutti quello di coinvolgere la popolazione straniera presente sul territorio e poi le iniziative si sono ampliate. “Negli anni – dice Daniele Algozzino della Cooperativa Sociale “Pantagruel” – abbiamo visto squadre albanesi, romene, rom, somale ed eritree insieme e per l’anno prossimo vogliamo coinvolgere Cina e Filippine”. E’ la Cooperativa Pantagruel a organizzare, con l’Assessorato allo sport della Provincia di Pistoia, l’Arci provinciale e l’A.C. Capostrada, “Un pallone senza frontiere”, torneo di calcio giunto alla settima edizione. Oltre al torneo degli adulti (quattro rappresentative: albanese, maghrebina, due romene, senegalese e italiana formata da operatori sociali e rappresentanti della Provincia di Pistoia), ce ne sarà uno anche per bambini di 8 anni. “Non sempre – spiega Algozzino – i bambini stranieri hanno la possibilità di frequentare una scuola calcio, per i costi e perché la prima cosa che viene chiesta al momento dell’iscrizione è il permesso di soggiorno. Il torneo è un modo per coinvolgerli nell’attività sportiva”. Ma in campo si vedono anche dei novelli Maradona? La risposta è sì. “Nelle prime due edizioni – dice Algozzino – c’era un ragazzo romeno che aveva giocato nelle giovanili con Adrian Mutu, era bravissimo, il pubblico veniva ad ammirare le sue giocate”.
A Bari tutto il mese di maggio ha visto in campo 8 squadre nel torneo dallo Spotello Immigrati-RdB/Cub e dalle comunità di migranti: Senegal, Marocco, Eritrea, Nigeria, Mauritius, Somalia, una di studenti fuorisede e l’altra dei ragazzi del sindacato degli studenti universitari baresi. A Ostia è in corso la 12esima edizione del MundiaLido, torneo amatoriale riservato a squadre di immigrati. Quest’anno debutta l’Afghanistan, ma ci sono anche Algeria e Bangladesh, Etiopia, Ecuador e Madagascar, oltre a Capo Verde, fra le formazioni più titolate.
di Chiara Pizzimenti
Simona La Mantia oro invece nel salto triplo
Etnocentrismo. E’ la parola usata da un giudice di Lodi chiamato a dirimere il caso del togolese Idrissou Kolou Shaib. Il 19enne, fuggito in Italia in seguito a persecuzioni politiche, non era stato tesserato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio per partecipare con la squadra dell'oratorio Don Bosco al campionato. La motivazione? Aveva un permesso di soggiorno a tempo, in attesa della valutazione della domanda di asilo politico, e la copertura del permesso non arrivava alla fine del campionato. La Figc ha sostenuto che non voleva incorrere in correità se il permesso non fosse stato rinnovato e che era necessario “tutelare i vivai italiani”. Il giudice Federico Salmeri ha invece ordinato il tesseramento del giocatore parlando di etnocentrismo e ricordando l'obbligo "per un Paese civile (e per le Federazioni sportive in esso riconosciute, quale la Figc) di tutelare la dignità umana sotto ogni forma ed espressione". Nella sentenza è stato anche ricordato l'attentato alla Nazionale del Togo durante la scorsa Coppa d'Africa, un episodio che – scrive il magistrato - "non può non incidere nella vita e nelle speranze del calciatore la cui personalità di giocatore di calcio professionista è giocoforza compromessa".