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Rugby: sei oriundo? Non giochi più

Alcuni sono in Italia da più di dieci anni e ora rischiano di non poter più fare il loro mestiere: giocare a rugby. Sono gli oriundi della palla ovale. Il termine oriundo sa di calcio di un tempo, ma è tornato sulla bocca di molti nel mondo dello sport negli ultimi anni. Letteralmente indica il figlio o il discendente dell'emigrato che ha mantenuto tradizioni del Paese d’origine. Nel mondo sportivo indica quanti seppur nati in un altro Paese hanno giocato con passaporto italiano e hanno potuto indossare, in virtù delle proprie origini, la maglia della nazionale. È successo nel calcio per Sivori, Schiaffino e più di recente al campione del mondo Camoranesi. È accaduto, soprattutto negli ultimi anni, nel rugby, ma le regole qui stanno cambiando. 

 

Nella riunione del 10 aprile il Consiglio della Federazione Rugby (www.federugby.it) ha ratificato le nuove norme sull’utilizzo di giocatori che vengono definiti di formazione italiana da inserire nelle liste gara delle categorie seniores dei Campionati Nazionali a partire dalla prossima stagione. Questo lo schema che si seguirà: in Serie A ci dovranno essere un minimo di 19 giocatori di formazione italiana, 21 per i campionati di B e C. Ciò significa che molti giocatori nati in terra straniera, soprattutto argentini, australiani e neozelandesi, ma da anni stabilmente in Italia, non potranno essere schierati in campo pur rimanendo tesserati

 

Secondo i calcoli dell’Associazione italiana Rugbysti, www.air.it, sono circa 150 i giocatori coinvolti, giocatori che possiedono regolare passaporto italiano, tesserati da anni nei campionati italiani, ma cresciuti sportivamente all’estero. E qui sta il problema. La Federazione punta alla ricostruzione dei vivai, ma sembra dimenticare quanti hanno giocato per il tricolore quando erano pochi i giovani italiani e quanti hanno alzato il livello del rugby nostrano. Basta guardare la nazionale italiana degli ultimi anni: da Dominguez a Castrogiovanni passando per Dellapè, Parisse e Canale.

 

Un caso esemplare: Maximiliano Freschi, 33 anni, gioca a Roma e ha dichiarato: “Ho indossato per sei anni la maglia azzurra della Seven, voto in Italia, qui ho messo radici, qui è nata mia figlia, ed ora scopro di essere un cittadino di serie B”. Nicolas Galatro, del Petrarca Padova, e Santiago Monteagudo dell'Amatori Milano hanno raccolto quasi 500 firme tra tutti gli italiani d'Argentina ma anche di Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. L'appello è stato inviato alla Fir, al ministro delle Pari Opportunità Carfagna e a quello del Lavoro Sacconi. L’Air propone una norma transitoria. “Diamo la possibilità – spiega il presidente dell’Air Stefano Di Salvatore – a chi sta giocando in Italia di terminare almeno la carriera. Mantenere dunque le norme per i nuovi acquisti, ma crearne di transitorie per quanti sono in attività e hanno i loro principali interessi, a partire dalla famiglia, in Italia”.

 

di Chiara Pizzimenti

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Gli stranieri nel calcio

 

È nato a 180 chilometri da Buenos Aires, ma ha alzato la coppa del mondo in maglia azzurra. È Mauro German Camoranesi, oriundo della nazionale italiana grazie al bisnonno che partì da Potenza Picena, in provincia di Macerata, alla volta dell’Argentina, Tandil, un paese dove quasi un abitante su quattro può vantare origini italiane. Il suo esordio risale in azzurro risale al 12 febbraio 2003. Da allora è diventato l’oriundo con il maggior numero di presenze nella nazionale italiana (46 gare e 4 reti) e il settimo a vincere la Coppa del mondo. Prima di lui era riuscito a Guarisi, Demaria, Guaita, Monti, Orsi, che una finale mondiale l’aveva fatta anche con l’Argentina, e Andreolo nelle nazionali di Pozzo, nel '34 e nel '38. Ai mondiali però, senza vincere, ci sono andati molti oriundi in maglia azzurra, su tutti tre nomi: Schiaffino, Sivori e Altafini. Ultimo caso quello di Amauri, che solo poche settimane fa ha ottenuto il passaporto italiano. Sembrano essere poche però le sue speranze di un posto in nazionale per l’attaccante della Juventus ai prossimi mondiali. Il ct Lippi ha spiegato che i suoi occhi puntano altrove: “A maggio sceglierò chi è nelle condizioni migliori, oggi tutti i calciatori sono tutti sotto osservazione. Gli oriundi? Onestamente non li guardo tanto: sono già sufficienti i calciatori italiani”.