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Lo sport Usa fa muro contro il basket per soli bianchi

AABA. Una sigla come ce ne sono tante nello sport americano dai mille campionati: di baseball, di football, di basket. Questa è una lega per la pallacanestro. Un campionato a esclusione. Un campionato a 12 squadre riservato a giocatori, maschi, nati negli Stati Uniti d’America da genitori entrambi caucasici dunque senza afroamericani o atleti nati all’estero. La 'All-American Basket Alliance' è nata nel sud degli Stati Uniti, l’annuncio è del 21 gennaio, e conta di partire entro l’estate visto che avrebbero già aderito, versando 10 mila dollari, tre squadre: Augusta e Atlanta, in Georgia, e Chattanooga in Tennessee.



I media americani parlano apertamente di razzismo
. Di recente lo ha fatto, in maniera ironica e divertente, anche Jon Stewart nel suo Daily Show. Gli attacchi non hanno però fermato l’ideatore del progetto: Don Lewis, imprenditore sportivo di Augusta. Perché una lega di bianchi? Due i motivi secondo Lewis: sono troppi gli afroamericani in Nba, circa l’80%, e ormai si gioca un basket di strada lontano dalle regole canoniche. Traduzione: gli afroamericani e alcuni stranieri, sono più bravi nella pallacanestro rispetto ai caucasici che risultano emarginati da chi in campo gioca duro. Contrario il sindaco di Augusta, Deke Copenhaver, e anche Dip Metress, direttore del basket maschile alla Augusta State University. Durissimo Charles Barkley che è stato una delle stelle della Nba e che definisce il progetto razzista. Termine che Lewis rifiuta: “è solo per giocare secondo le regole, non con chi colpisce come in strada”. La questione di pelle però c’è viste le regole imposte a giocatori e tecnici. 




È vero che l’80% dei giocatori dell’Nba sono afroamericani, ma è altrettanto vero che sono nel massimo campionato di basket al mondo per questioni di merito, perché sono bravi
. E non si può dimenticare che in Nba giocano e hanno giocato italiani e spagnoli, argentini e serbi, cinesi e americani non di colore. Un nome su tutti: Larry Bird, star dei Celtic, bianco di origine proletaria, un mito della palla a spicchi. Ed è vero anche che il basket di strada non è fatto solo di colpi bassi, ma anche e soprattutto di gesti spettacolari come quelli degli Harlem Globetrotters. Due rappresentati della mitica squadra di New York hanno giocato qualche settimana fa in via Padova, a Milano, con 500 bambini di ogni etnia portando un messaggio di tolleranza che vale più di ogni divisione di lega.

di Chiara Pizzimenti

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In Italia vanno a canestro i filippini

 

Napoli, Messina, Bologna. Tre città di basket. Tre città dove crescono giovani talenti della pallacanestro. Talenti filippini. Per chi non lo sapesse infatti il basket è il primo sport nell’arcipelago filippino, un po’ come il calcio da noi e la grande comunità dello stato asiatico che vive nel nostro paese si è portata dietro questa tradizione. Esistono tornei filippini in Italia, ma si sta facendo di più. Alcune squadre composte esclusivamente da giocatori filippini si stanno facendo strada nei campionati nostrani. È il caso degli Stranger di Bologna. La squadra è nata fra i dipendenti di una ditta di pulizie e ha anche gli “stranieri” visto che alcuni giocatori arrivano da Reggio Emilia e Parma. A Napoli è stato organizzato per la prima volta un torneo di basket, riservato alla comunità filippina: 4 squadre si sono sfidate fra gennaio e marzo, tutte composte da ragazzi fra i 16 e i 20 anni. “È stata – spiega Enrico Pellino, vicepresidente regionale Csi Campania – la nostra prima esperienza in questo senso, ma vogliamo ampliarla ad altri sport e speriamo di poter inserire le squadre nei nostri campionati”. Il torneo muove una intera comunità: non sono solo i giocatori a partecipare, ma si pranza tutti insieme e si resta fuori la domenica dopo la partita. Infine Messina dove è ormai tradizione l’appuntamento con il Basket, Organizzato dall’associazione U.F.C.C. Filippina presso l’istituto di Don Bosco.