La definizione tecnica di questa pratica sportiva è già un esempio di integrazione: la Kick Boxing o Kickboxing è uno sport da combattimento in cui si uniscono tecniche di "Calcio (pedata)" calcio caratteristiche di HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Arte_marziale" \o "Arte marziale" arti marziali HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Oriente" \o "Oriente" orientali e colpi di pugno propri dello HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Sport" \o "Sport" sport HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Occidente" \o "Occidente" occidentale. In Italia praticano questo sport almeno 100mila persone, non ci sono dati ufficiali, e fra questi ci sono molti giovani stranieri. “Il 10% dei praticanti – dice Giandomenico Bellettini presidente di International Sport Kickboxing Association Italia che conta 26.000 tesserati e 352 palestre iscritte – è straniero, in alcuni casi si arriva al 20%”. All’estero, in Francia, Inghilterra e Germania, i numeri sono più alti, fino al 50%. Aggiunge Massimiliano Baggio della Kombat League: “Molti giovani vengono dal Nord Africa dove questo sport è molto praticato”.
E proprio dall’Africa arriva uno dei protagonisti della nostra storia. Si chiama Salim Hafid ed è stato per tre volte consecutive Campione nazionale del Marocco in questa specialità. Ora la sua casa è fra le colline bolognesi ed è lì che insegna il suo sport. “Avere un campione ci ha aiutato nel far partire questa iniziativa” spiega Khaline Bouchaib, presidente dell’Associazione degli Immigrati non comunitari dell'Appennino Bolognese da cui è nato uno Sport Club. “L’associazione – aggiunge Bouchaib – ha come obiettivo promuovere la coesione sociale e la socializzazione nel territorio montano e lo sport è un importante mezzo”. I primi destinatari di questa iniziativa sono i giovani immigrati di seconda generazione, ragazzi nati e cresciuti in Italia per cui le opportunità non sono molte nella zona, ma l’interesse si è allargato e in palestra ci vanno anche gli italiani, ci sono corsi di autodifesa a cui si sono iscritte molte donne e si insegnano anche altre specialità.
Il maestro straniero che insegna agli italiani non è un caso eccezionale. “Ci sono arabi, slavi e ucraini – spiega Bellettini – se sono di una federazione riconosciuta a livello internazionale non devono nemmeno dare esami in Italia, ma sono tanti quello che partono dai livelli base, diventano cintura nera e poi arrivo a essere istruttori”. Numeri in aumento: scorrendo i nomi di quanti partecipano ai tornei e le classifiche gli stranieri sono sempre più numerosi.
di Chiara Pizzimenti
Simona La Mantia oro invece nel salto triplo