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Felicemente ultima, la storia di Marjan

La 21enne ha fatto meglio, in questa gara, della plurimedagliata Lindsey Vonn. Non è questo però il maggiore successo di Marjan. La sua vittoria è essere arrivata a Vancouver dai monti dell’Elbroz, che si vedono alle spalle di Teheran e che sono lontani migliaia di chilometri da qui.


Sa di essere un simbolo per le donne del suo Paese questa giovanissima allenata dal fratello, anche lui sciatore. “Uno dei miei obiettivi – ha detto la sciatrice alla Reuters - è quello di dire alle donne musulmane che non esistono limitazioni per loro, anche con l'hijab possono fare quello che vogliono ed essere qui come me". Racconta che anche il presidente Ahmadinejad le ha fatto gli auguri prima di partire e pare che in Iran sia famosa quasi come i calciatori. Nelle foto del sito ufficiale delle Olimpiadi è velata, come vuole la tradizione del suo paese, e anche ai Giochi non toglie mai il cappello di lana che le copre i capelli.


Studia educazione fisica in Iran, le piacciono la bicicletta e la pallamano, ma ha scelto lo sci, sport che pratica fin da bambina come il resto della sua famiglia e come è tradizione della città di Diniz. Nella zona dello Shamshak, dove si allena, ci sono 15 seggiovie, non molte, e a lei piacerebbe spostarsi in Italia per gli allenamenti. Anche per confrontarsi con altre colleghe. La Coppa del mondo è troppo costosa e non può partecipare quindi le sue esperienze internazionali si limitano a gare in Turchia, Armenia e Libano. Da questo febbraio può aggiungere Vancouver, Giochi Olimpici, dove ha incontrato il gotha del settore. Le grandi – racconta ancora Marjan – mi hanno trattata come una di loro. Torna in Iran con le foto fatte con Vonn e colleghe e con la speranza di poter gareggiare di nuovo con loro. Per la cronaca a fine gara Marjan si è piazzata ultima.

di Chiara Pizzimenti

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