Caro avvocato,
sono dilaniata da un dilemma che non riesco a risolvere; per questo ho bisogno di un suo consiglio. Vorrei far lavorare come baby sitter di mia nipote una bravissima ragazza del Salvador che non è più in regola. Lo è stata per anni da minorenne, ma da quando è maggiorenne e il padre ha perso lavoro e permesso di soggiorno anche lei è caduta nell'irregolarità. So che rischio pene severe. Io però non sono la sfruttatrice, o peggio ancora la schiavista, che vuole abusare di manodopera in nero. Voglio invece dara una mano a una persona in difficoltà pagandola esattamente come un'italiana. Che cosa posso fare?
Grazie per la sua attenzione,
Luisa

Gentile lettrice,
purtroppo la sua è una situazione frequente. Come già saprà, il vigente Testo unico sull'immigrazione non consente di regolarizzare in via permanente i lavoratori extracomunitari già presenti sul territorio italiano in situazione di irregolarità. L'ultima occasione per farlo è stato lo scorso settembre in occasione della l. 102/09 che ha consentito l'emersione dal nero degli stranieri impiegati come colf o badanti. La dichiarazione di emersione poteva essere inoltrata dall'1 al 30 settembre 2009, quindi oggi non è più possibile. L'unica strada percorribile è attendere la publicazione di un decreto flussi - che stabilisce anno per anno le quote di nuovi ingressi per lavoro e che relativamente all'anno in corso non è stato ancora emanato -, grazie al quale lei potrà presentare (ma dovrà essere tempestiva, ne avrà comunque notizie prima dai media) una chiamata nominativa in favore della giovane lavoratrice. Così - se rientrerà nelle quote - avrà l'occasione di fare ingresso regolare in Italia con visto per lavoro. Deve comunque sapere che le recenti modifiche al testo unico ad opera del c.d. pacchetto sicurezza (in particolare da parte della legge 94/09) hanno insaprito le sanzioni penali per chi impiega manodopera immigrata non in regola con il permesso di soggiorno. Oggi il nuovo comma 12 dell'art. 22 testo unico immigrazione punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato un datore di lavoro per il solo fatto dell'impiego del lavoratore irregolare. È chiaro che molti datori non sono necessariamente degli sfruttatori e che, anzi, come nel suo caso, sarebbero determinati a regolarizzare i loro lavoratori, che già trattano correttamente sul piano retributivo (e non solo). Si aggiunga che anche il cittadino extracomunitario oggi rischia maggiormente a permanere non in regola in Italia, poiché oltre alle già assai repressive procedure di espulsione il legislatore del 2009 ha introdotto il reato di clandestinità (l'immigrato rischia un ammenda da 5 a 10 mila euro) e l'estensione fino a 6 mesi nei centri di identificazione e espsulsione (qualora vi faccia ingresso in esecuzione di un decreto di espulsione).
Infine non vanno sottovalutate le conseguenze penali e amministrative relative agli infortuni sul lavoro, stante l'impossibilità di assicurare presso l'INAIL i lavoratori stranieri non in regola.