Gentile avvocato, mi chiamo R. E. e lavoro da qualche mese per una cooperativa che si occupa di servizi di portineria. In pratica lavoro tutte le notti della settimana (tranne sabato e domenica) dalle 22,00 alle 7,00 del mattino successivo come portiere presso una grossa azienda milanese. Dopo 2 settimane di prova concluse positivamente, mi aspettavo dal datore di lavoro una lettera di assunzione, invece mi ha fatto firmare un contratto di “collaborazione a progetto”, ma di che progetto si tratta? In questo modo non mi paga il lavoro straordinario e poi non ho ricevuto la tredicesima a Natale! Posso fare qualcosa? Il mio contratto scade alla fine di settembre 2010.
risponde: Federica Zironi | Avvocato del Lavoro
Gentile signor R.E.,
in effetti l’attività di collaborazione prestata dal lavoratore a progetto deve essere riconducibile ad uno “specifico” progetto o programma di lavoro (art. 61, comma 1, D.Lgs. 276/2003), individuato nel suo “contenuto caratterizzante” (art. 62, comma 1 lett. b, D.Lgs. 276/2003).
Un contratto a progetto che faccia, come nel suo caso, semplicemente riferimento al tipo di attività da compiere, e dunque una formulazione generica del progetto, non è pertanto conforme al modello legale; infatti difficilmente si potrà considerare l’attività di portiere notturno come facente parte di un progetto o di un programma di lavoro. In buona sostanza, indicare le mansioni senza riferirle a un obiettivo significa consentire al datore di lavoro di utilizzare la prestazione lavorativa per soddisfare proprie esigenze variabili, mutevoli e indeterminate, il che contrasta con la riconducibilità dell'attività lavorativa a un progetto specifico e individuato.
Lei avrà quindi la possibilità di chiedere ad un Giudice del Lavoro la conversione del suo rapporto in un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato; il mio consiglio è comunque quello di aspettare la scadenza del contratto.
Infine andrebbe analizzato anche il periodo di prova da lei prestato per 2 settimane, nel senso che anche tale periodo di lavoro, sia nel caso in cui non sia stato regolarizzato sia nel caso in cui sia stato inserito nel contratto di collaborazione a progetto, potrebbe aiutare a confermare la tesi dell’esistenza di un reale rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato; infatti, il periodo di prova è un istituto tipico del rapporto di lavoro subordinato e, come tale, non può essere applicato ad un rapporto di lavoro di natura autonoma come dovrebbe essere una genuina collaborazione a progetto.