Gentile avvocato, mi chiamo Lorna, sono originaria dello Sri Lanka e mi trovo in Italia da 4 anni. Alla fine del 2009 ho perso il lavoro, facevo le pulizie in un condominio di Milano. La società per la quale lavoravo ha perso l’appalto e mi ha lasciata a casa. Quando il datore di lavoro mi ha dato la lettera di licenziamento, mi ha anche fatto firmare un foglio dove c’era scritto che mi aveva pagato tutto, ma in realtà non mi ha mai dato i soldi dell’ultimo stipendio e del Tfr. Posso ancora fare qualcosa?
risponde: Federica Zironi | Avvocato del Lavoro
Gentile signora Lorna,
la dichiarazione firmata dal lavoratore, che dà atto di avere ricevuto una determinata somma a totale soddisfacimento di ogni sua spettanza e di non avere null’altro a pretendere dal proprio datore di lavoro, viene chiamata quietanza a saldo o liberatoria. La stessa costituisce una semplice manifestazione del convincimento del lavoratore di essere stato soddisfatto di tutti i suoi diritti, ma in caso di errore, tale dichiarazione non ha efficacia negoziale e dà diritto di agire per il riconoscimento dei diritti che successivamente risultino insoddisfatti.
La quietanza a saldo può assumere però il valore di una rinuncia, con l’obbligo per il lavoratore di impugnare tale dichiarazione, a pena di decadenza, nei termini previsti dall’art. 2113 c.c. e cioè entro 6 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro (se la firma della dichiarazione è avvenuta mentre il rapporto di lavoro era ancora in essere) o dal momento della firma (se è stata successiva alla cessazione del rapporto di lavoro).
L’impugnazione della quietanza a saldo può essere effettuata con qualsiasi mezzo e senza l’uso di formule specifiche, deve solo contenere una esplicita manifestazione della volontà di revocare il consenso prestato alla rinuncia del proprio diritto.
Nel caso specifico, Lei è stata “costretta” a firmare una quietanza a saldo, senza alcuna reale volontà da parte Sua di rinunciare al suo diritto. Nonostante questo, Le consiglierei comunque di spedire una lettera raccomandata (con ricevuta di ritorno) al suo datore di lavoro contestando il contenuto della dichiarazione firmata al momento della cessazione del rapporto di lavoro e richiedendo il regolare pagamento dell’ultimo stipendio e del Tfr. Se ancora il suo datore di lavoro non dovesse pagare, Lei avrà certamente la facoltà di agire legalmente per il recupero del dovuto.