Un libro imperdibile per capire perché l'Italia è il Paese che è diventato
Di Alberto Fornari
“Forse non riusciremo ad attraversare la frontiera, o forse la attraverseremo domani stesso, chissà. Noi aspettiamo perché è questo il nostro destino”. Si chiude così “Il muro sulla frontiera”, di Adrian Bravi, la prima delle quindici storie incluse nell'antologia di racconti "Permesso di soggiorno”, edita da Eds nella collana Cartabianca Italiana. E colpisce nel segno. Perché questo è il destino di tutti, anche di quelli che sono già arrivati qui: aspettare. Aspettare il permesso di soggiorno. Aspettare la cittadinanza. Aspettare l'integrazione per potersi sentire finalmente parte attiva nel Paese in cui si è scelto di vivere. C'è un detto famoso: gli amici uno se li sceglie, i parenti no. Dovremmo pensarci più spesso: un italiano è italiano di diritto perché nasce qui. Un immigrato, invece, il nostro Paese lo sceglie. Si percepisce il desiderio di poter vivere davvero come si vorrebbe, e di essere accettati per quello che si è, in questa antologia forte, amara e nostalgica. Ognuno degli autori che la compongono è nato in un altro Paese, ma vive in Italia e scrive nella nostra lingua. Ci sono immigrati di vecchio e nuovo corso. Arrivati qui per caso, per voglia o per fortuna. Nati qui da genitori stranieri. Cinquantenni e trentenni. Uomini e donne di religioni diverse tra loro. Molti laureati in Italia e quasi tutti, comunque a fatica, integrati. Ci raccontano il nostro -il loro - Paese con la preziosa soggettività del proprio punto di vista. Ci spiegano le loro storie romanzandole, talvolta facendole vivere attraverso la vita di altri. Come nel caso, appunto, di Adrian Bravi, che è nato a San Fernando, Buenos Aires, vive a Recanati e ci racconta la storia di un ragazzo slavo. Adrian ha alle spalle due pubblicazioni per "Nottetempo". Ed è questo il livello degli autori, che provengono da tutte le parti del mondo: Romania, Argentina, India, Cina, Egitto, Territori Palestinesi, Eritrea, Senegal, Congo e Togo. E c'è anche Carmine Abate, nato a Carfizzi, in provincia di Crotone, nel '54, calabro albanese, emigrato da piccolo in Germania, dove ha esordito come narratore. Lo conosciamo da anni come romanziere italiano di qualità, vincitore del Campiello. E poi il libro è arricchito dal contributo di un racconto per immagini di Mario Dondero, nato a Milano nel '28, una leggenda del fotogiornalismo, un intellettuale partigiano. "Permesso di soggiorno" è dunque una raccolta eterogenea, viva, quanto mai attuale, che ci presenta i talenti di oggi e domani, gli autori italiani del presente e del futuro più prossimo. Qui dentro c'è un'Italia letteraria sempre più multiculturale. Un libro utile, importante. Il curatore, Angelo Ferracuti, è un giornalista e scrittore che collabora con "Il Manifesto" e che ha a cuore il tema dell'integrazione. E si vede.
8 luglio 2010
Impressionante la trasformazione dell'attrice che interpreterà l'ex primo ministro inglese in "The Iron Lady" di Phyllida Lloyd