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La nostra storia è ormai anche la loro storia

Un libro imperdibile per capire perché l'Italia è il Paese che è diventato


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Il diario della terza serata

Sanremo è fatto anche di questo. Una bella serata che doveva celebrare la musica italiana e i 60 anni del Festival scivola sulla scaletta e si ritrova una nuova patata bollente per le mani. Jessica Brando ha 15 anni e, da regolamento, “non ha l’età” per esibirsi dopo la mezzanotte. L’omaggio al Festival (e il relativo spazio alla promozione degli artisti invitati) va ben oltre l’ora di Cenerentola e della ragazza viene mandato in onda il filmato delle sue prove. La sala stampa insorge ed è chiaro da subito che il fatto condizionerà comunque l’esito della gara gettando benzina sul fuoco delle polemiche: se Jessica fosse stata eliminata, si sarebbe parlato di evidente svantaggio; se fosse passata, com’è stato, si sarebbe parlato di gara falsata. Il tutto indipendentemente dalla sua esibizione e da quella degli altri ragazzi della Nuova Generazione. Insieme a lei è passato Tony, ma di questo non si è accorto quasi nessuno, perché la polemica è troppo succulenta per lasciare spazio alla musica. E per una volta, tra l’altro, è una polemica motivata. All’una di notte la Rai non commenta ufficialmente; la casa discografica non commenta ufficialmente; in sala stampa è il putiferio. I giornalisti sono in bilico fra la scocciatura di dover smontare i loro pezzi, la gioia per una notizia da cavalcare e l’indignazione per l’episodio in sé.


Visto che le scalette televisive sono mobili, come la scala che adeguava gli stipendi al costo della vita abolita da Craxi, avrebbe forse senso riflettere sul meccanismo della gara:

- non permettere ai minorenni di esibirsi

- bacchettare gli autori se non riescono a modificare in corsa una scaletta prevedibilmente ipertrofica

- impedire di anteporre momenti promozionali (come in fondo sono state le esibizioni dei cantanti non in gara, ognuno con un disco o un tour di cui parlare) alle esibizioni degli Artisti o della Nuova Generazione. Peraltro, qualcuno ha cominciato a sussurrare che l’esibizione di Riccardo Cocciante, ad esempio, non sia stata fatta slittare per “motivi diplomatici”: Gianmarco Mazzi è infatti coinvolto direttamente nella produzione del “Romeo e Giulietta” che Cocciante ha portato sul palco. A parte questo, è chiaro che i tempi siano stati calcolati decisamente male per tutti gli ospiti.


Jessica Brando, in un’intervista di qualche giorno fa, aveva detto che era contenta di essere a Sanremo soprattutto per la possibilità di cantare, perché “è la cosa che mi piace fare” aveva detto con la semplicità dei suoi 15 anni. E deludere una ragazza di talento è sempre un vero delitto.


Peraltro, in tutto questo si perde di vista il vero delitto della serata: “Italia amore mio” del trio Pupo-Principe-Canonici è stata ripescata dopo l’esibizione con le Divas. Due giorni fa Pupo aveva dichiarato in conferenza stampa che una sua fonte Rai lo dava al 51% di possibilità e questa chiaroveggenza risulta quantomeno sospetta. Più comprensibile il recupero di Valerio Scanu, visto che il suo duetto con Alessandra Amoroso sulle note di 'Per tutte le volte' ha dato una marcia in più alla canzone. Peccato per Nino D’Angelo.

 
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