Un libro imperdibile per capire perché l'Italia è il Paese che è diventato
Da oggi inizia la rubrica quotidiana sull'evento musicale italiano più famoso nel mondo. Mixa non poteva mancare. La nostra inviata VITA MAGNANI
Ha ragione Maurizio Costanzo quando dice che Sanremo (o san Remo, che scriver si voglia) è il santo patrono nazionale. Poche cose come il concorso canoro che quest’anno spegne 60 candeline incarnano lo spirito italico e lo rappresentano nel mondo.
Sanremo è tutto e il contrario di tutto: un concorso canoro attorno al quale l’Italia se la parla e se la canta; una trasmissione tv che lotta per gli ascolti per continuare a ripetere che non sono quelli che contano; un carrozzone che ogni anno convoglia in questa cittadina ligure cantanti, discografici, sosia, appassionati di musica, cacciatori di autografi, giocatori da casinò, ragazzine urlanti, tecnici, paparazzi, vippetti e starlette, ospiti internazionali (che puntualmente dormono a Montecarlo) e, naturalmente, uno stuolo di giornalisti e critici pronti a gettare benzina sul fuoco delle polemiche.
Perché le polemiche nessuno le vuole ma tutti le cercano qui a Sanremo, e quest’anno non fa differenza. La canzone di Cristicchi che fa arrabbiare Carla Bruni, la canzone di Pupo con il principe Emanuele Filiberto (che meglio avrebbe fatto a lasciare il posto a un cantante vero) e poi naturalmente Morgan, escluso a pochi giorni dal festival perché in un’intervista ha dichiarato di fare uso di stupefacenti. Più volte in conferenza stampa Antonella Clerici ha dichiarato che la polemica lei non l’ha voluta, né cercata… poi però, nel bel mezzo della prima puntata del Festival, ne approfitta per una bella paternale contro la droga e a favore della salvifica musica: alle 22.50 la conduttrice legge un passo della canzone 'La sera' che Morgan avrebbe dovuto interpretare e poi si spende in un epitaffio dell’ipocrisia “Morgan, spero che tu e tutti quelli come te si possano ritrovare”. Ecco, “quelli come Morgan” si ritrovano spesso qui a Sanremo, ma guai a dirlo.
Per carità, si è sentito di peggio sul palco dell’Ariston, dalle bestemmie fuori onda alle pronunce ciancicate delle vallette che quest’anno Antonellina non ha voluto. Ha preferito la benedizione di Paolo Bonolis e Luca Laurenti e la compagnia un po’ impacciata di Antonio Cassano, per ricordare i suoi trascorsi di giornalista sportiva. Non sarà ricordata come la conduzione migliore di Sanremo quella della Clerici, ma è stata sicuramente onesta, un compitino ben svolto da chi sa di piacere al pubblico per la spontaneità. Buono il ritmo, che finalmente non è stato slavato da lunghe ospitate e chiacchiere con i cantanti tesissimi. No. Finalmente una bella volata di canzoni, in generale di buona qualità. Rappa Cristicchi, regga Moro, conquista maliardo Mengoni, motivetta Arisa (deliziosa conferma), troneggia Noemi, nuova giovanissima signora della musica italiana.
Solo presentati i giovani, che partono questa sera. Quest’anno però le radio trasmettono le loro canzoni già da qualche tempo, per dare la possibilità al pubblico di poterle apprezzare con un po’ più di agio. Perché Sanremo è Sanremo ed è sempre uguale a se stesso, ma ogni anno cambia e a modo suo riesce a stupire. Eppur si muove. Eppur si canta.
Impressionante la trasformazione dell'attrice che interpreterà l'ex primo ministro inglese in "The Iron Lady" di Phyllida Lloyd