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Milano
"Un primo importante passo avanti", così Jessica Zanchi commenta il presidio di fronte al consolato marocchino di Milano, venerdì 23 luglio, dove la donna ha chiesto giustizia per il marito, Youness Zarli. Avrebbe voluto incontrare il console "ma mi hanno detto che non si sente pronto per parlaree con me e devo aspettare un appuntamento", ci spiega.
L'uomo arrivò in Italia dal Marocco nel 1997, aveva 16 anni e un regolare permesso di soggiorno. Ben integrato e con molti amici italiani, Youness conosce Jessica e si innamora. Da un giorno all'altro però, 8 anni dopo il suo arrivo a Bergamo, Youness viene arrestato e spedito a Casablanca, dove ancora si trova chiuso in un carcere e sottoposto a tortura. Sua unica colpa: avere in Marocco un fratello arrestato per integralismo islamico.
Trasferito in un carcere speciale, dopo un anno arriva l’assoluzione. Nel marzo del 2007 Youness sposa Jessica, arrivata appositamente al consolato italiano di Casablanca. Nonostante il rilascio di un visto per ricongiungimento familiare, a Youness non viene comunque permesso di rientrare in Italia, ancora a causa del decreto Pisanu 'antiterrorismo'.
Lo scorso aprile Youness viene nuovamente arrestato, in Marocco, e per 26 giorni non se ne sa nulla. Qualche mese fa Jessica è riuscita a vederlo, e lui le ha raccontato di avere subito ogni genere di tortura nella prigione segreta di Temera. Ancora però non si conosce l’accusa, e pare non esserci alcuna prova a sostegno di questa nuova reclusione.
Disperato, Youness ha iniziato lo scorso 31 maggio uno sciopero della fame, mentre la moglie continua a tentare tutte le strade possibili per sapere almeno di cosa lo si accusa. "Con questo presidio - spiega Paolo Oddi, avvocato della donna - abbiamo cercato di sensibilizzare le persone, di far conoscere questa storia, anche distribuendo volantini e parlando direttamente alle persone". Questa storia ha infatti per ora avuto molto più eco all'esterno che in Italia: ne ha già parlato Al Jazeera, Al Karama, come pure una tv araba inglese, che è riuscita a intervistarlo. Jessica ha fondato il Comitato Verità e giustizia per Youness Zarli e chiede il ritiro del decreto di espulsione di Youness, giunto a favore di un Paese che viola i diritti umani e applica pena di morte e tortura; chiede chiarezza sui capi di imputazione e chiede la presenza di autorevoli osservatori internazionali durante il processo, in modo da vederne garantita la regolarità.
di MiDA (23 luglio 2010)
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