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Milano

 

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Nel 2009 gli italiani assistiti dalle organizzazioni no profit lombarde sono stati il 50,4% del totale, contro il 49,6% degli stranieri. Lo dice l’Ores

Foto di Povertà: aumenta di più tra gli italiani

Fra i poveri lombardi aumenta la presenza di italiani, soprattutto uomini, che per la prima volta, nel 2009, supera in termini di peso relativo quella degli stranieri. Lo dice il rapporto dell'Osservatorio regionale sull'esclusione sociale, l’Ores: nel 2009 gli italiani assistiti dalle organizzazioni no profit lombarde sono stati il 50,4% del totale, contro il 49,6% degli stranieri. Solo un anno prima, gli immigrati poveri erano invece il 65,6%, mentre i nostri connazionali erano al 34,4%.



I motivi sono principalmente due: la crisi economica, con la conseguente crescita della disoccupazione e le separazioni, che mettono sul lastrico soprattutto i maschi, di colpo tenuti a mantenere due case. La situazione infatti – rileva l’Ores - peggiora se si hanno figli. Altre cause sono il reddito insufficiente (25%), problemi di salute fisica (14,8%) e psichica (9,4%), dipendenze da alcol e droga (8,6%). Ma perché questa crisi colpisce di più gli italiani?



“Non è esatto dire che ci sono più poveri fra gli italiani rispetto agli immigrati – ci spiega Gisella Accolla, ricercatrice dell’osservatorio -. La crisi ha messo in difficoltà tutto il mercato del lavoro, ma essendo la presenza di immigrati limitata a un 10% in Lombardia, è chiaro che è più probabile che a perdere il lavoro sia un italiano, essendo un gruppo molto più numeroso”. Il discorso è simile a quello che si può fare tra uomini e donne. Le donne restano la categoria più debole, e in assoluto quella che conta il maggior numero di poveri. Però “mentre lo scorso anno il rapporto era di circa 3 donne povere ogni due uomini, quest’anno ci avviciniamo di più all’equilibrio" continua Accolla. Perché? Se prima nelle famiglie si rivolgevano all’assistenza soprattutto le donne, "ora – dopo l’effetto della crisi economica sull’occupazione, ma anche a seguito della crescita dei divorzi – ci sono più uomini soli in difficoltà”. Dal rapporto emerge che il 55% dei poveri è donna, il 45% uomini: ma la crescita del numero di indigenti tra questi ultimi è stata maggiore.



Fra gli assistiti dalle associazioni lombarde dunque, la quota di italiani è per la prima volta superiore a quella degli stranieri. E questo è dovuto in parte anche a particolari caratteristiche della crisi attuale, che ha colpito di più le professioni qualificate: tipicamente occupate da italiani. Quasi il 30% degli enti consultati per la ricerca – spiega l’Istituto - ha dichiarato di aver dovuto assistere neo-poveri in possesso di un titolo di studio elevato. “Ci sono anche molti dirigenti fra i nuovi disoccupati – dice Pino Frigerio, del Banco di solidarietà -, che se ancora hanno qualche risparmio da parte e non soffrono la fame, sono comunque in grande difficoltà”. Per quanto riguarda la sua esperienza di volontario, ci racconta che spesso la povertà che affligge queste persone è "mentale. Magari fanno piccoli mutui per oggetti superflui. Il computer, il plasma, l’abbonamento a Sky per vedere Al Jazeera o le partite di calcio. È un fenomeno che colpisce allo stesso modo italiani e stranieri: 40 euro al mese per la tv, 30 per il cellulare e poi non ci sono più i soldi per dar da mangiare ai figli, e a loro stessi”.



Le persone seguite dalle organizzazioni lombarde sono in totale 270 mila: 150.390 gli italiani e 119.610 stranieri. La metà dell'utenza si concentra in provincia di Milano, ponendo circa il 4% dei milanesi tra i poveri. L'indagine ha coinvolto 246 strutture, rappresentative della totalità di quelle operanti in regione. Nel 2009 gli assistiti sono aumentati di 4.988 unità rispetto al 2008. Proiettando il dato sul totale delle organizzazioni, l'utenza è cresciuta di circa 32.200 persone, che significa una variazione percentuale per ogni singola associazione del 10-13%.

 

Questo ha posto le stesse realtà no profit in crisi: il 43,5% degli enti dichiara infatti di essere in difficoltà da sovraccarico. "Fatica a soddisfare le richieste ben un quinto delle associazioni – specifica Andrea Pesenti, direttore di Ores -. In questo momento l'unica strada possibile è una partnership tra pubblico e privato".

di Michela Dell'Amico (1 luglio 2010)

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Le storie di chi è finito sul lastrico

 

 

"Portiamo sostegno a vecchi soli, a persone con problemi di droga, a immigrati", ci dicono dal Banco di Solidarietà che opera nel vimercatese, provincia di Monza e Brianza. Tra questi ultimi, se si tratta di persone che lavorano, spesso si trova gente denutrita o malnutrita, "che risparmia fino all’ultimo euro pur di mandare qualcosa in più nei loro Paesi d’origine".



Maria è nata e vive a Concorezzo, Monza. Faceva l’operaia, ma ha perso il lavoro perché la sua fabbrica ha chiuso qualche mese fa. Suo marito è stato licenziato, dopo una serie di reati che gli sono costati gli arresti domiciliari. "Abbiamo due figlie, di 17 e 13 anni, e tiriamo avanti con i pacchi di generi alimentari che ci portano le associazioni", ci dice. La sua famiglia è stata segnalata agli assistenti sociali dal medico curante, e altre associazioni si stanno impegnando a trovare un nuovo impiego alla donna: “La situazione è orribile, risparmiamo su tutto, non compriamo niente e soprattutto niente di costoso”.



Tra le situazioni più tipiche, segnalate dalle associazioni che hanno partecipato alla ricerca di Ores, ci sono quelle di donne africane che vivono sole con uno o più figli, avuti da padri diversi e puntualmente spariti alla nascita del bambino. “Ho due bimbe piccole e sopravvivo grazie agli aiuti di persone generose”, mormora in un italiano stentato Asyia, nigeriana.



Luca faceva il venditore ambulante nei mercati, vendeva frutta e verdura ad Arcore. La sua attività ha chiuso per fallimento e ora fa il volontario alla Croce Rossa, e sopravvive con i pacchi di pasta e latte che arrivano anche a lui una volta a settimana. “”Mi hanno promesso che se tutto fila liscio potrò essere assunto il mese prossimo, come autista” ci dice subito con un bel sorriso fiducioso, “e anche mia moglie si sta preparando a cambiar vita, in meglio: adesso frequenta un corso di formazione per assistere gli anziani e diventare badante”.