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Milano
Ritrovarsi in Piazza Cordusio sabato 5 Giugno alle 3 del pomeriggio toglie il respiro. La temperatura dell'aria preannuncia l'estate ormai alle porte. Non c'è riparo che possa dare sollievo, se non il piccolo gazebo allestito per la manifestazione indetta dal comitato Primo Marzo e dal comitato immigrati in Italia. L'iniziativa è stata lanciata in contemporanea con altre città italiane, Massa Carrara e Trieste, per denunciare le ingiustizie emerse dall'ultima sanatoria di colf e badanti e per chiedere a gran voce il prolungamento dei permessi di soggiorno per chi perde il lavoro.
Ci sono italiani e stranieri, gli uni accanto agli altri come il 1° Marzo scorso. Per gli immigrati, caldo o freddo non fa differenza, loro vivono costantemente senza fiato. Rincorrere la legalità è faticoso nell'Italia di oggi, tanto più quando sembra che sia lo stesso governo a volerla allontanare. Come chi sadicamente lega una banconota a un filo e aspetta che qualcuno si metta in ridicolo correndo dietro al bottino che però non raggiungerà mai.
Questo è il gioco che la sanatoria di colf e badanti, promossa dal governo nel settembre 2009, ha voluto mettere in atto: un gioco perverso e inutile. Innanzitutto la sanatoria ha escluso le altre categorie di lavoratori dove invece la presenza di immigrati è molto forte, come ad esempio i cantieri edili. Inoltre, 6 mesi dopo la chiusura della sanatoria, sono stati cambiati i criteri per poter accedere all'emersione. Infatti a Marzo di quest'anno, una circolare del capo della polizia Manganelli ha specificato che non avrebbero potuto ottenere la regolarizzazione coloro che avevano ricevuto il decreto di espulsione. Avendolo saputo prima, molte persone non avrebbero denunciato le loro generalità e non avrebbero versato soldi. Molti soldi, intorno a 154 milioni di euro finiti nelle casse dell'INPS, che non verranno restituiti in caso di rigetto della domanda.
Per gli immigrati non c'è alcuna soluzione, se non attendere il verdetto. Questo è già un buon motivo per farsi mancare l'aria, ma non racconta ancora tutto quello che ha spinto le persone a scendere in piazza per manifestare.
Un altro nodo intorno al collo degli stranieri è il legame tra lavoro e permesso di soggiorno. In pratica se perdi il posto perdi anche il diritto a rimanere in Italia. Al massimo puoi vederti accordato un permesso straordinario di 6 mesi che però è un tempo ridicolo per trovare una nuova occupazione anche per un italiano. Così, anche se sei in Italia da anni, hai sempre lavorato onestamente, hai creato una famiglia e i tuoi figli sono nati e cresciuti qui, se perdi il lavoro tu e i tuoi cari dovete togliere il disturbo e tornare nel vostro Paese. Oppure, potrai usufruire della cassa integrazione solo per sei mesi, e non per un anno come gli italiani, nonostante tu abbia pagato i contributi come tutti i tuoi colleghi. Il caldo opprimente di Milano è niente in confronto alla corsa ad ostacoli cui sono costretti gli stranieri.
Molti degli immigrati presenti in piazza si sono portati con sé tutte le loro pratiche, nella speranza che qualcuno possa aiutarli a trovare una soluzione per poter uscire dalle tenebre della clandestinità o della irregolarità. Sotto il gazebo è stato installato un impianto audio con un microfono da cui i partecipanti hanno urlato a gran voce le loro richieste. Mentre le testimonianze si susseguono, arriva un messaggio della Prefettura di Milano, che ha accordato un appuntamento ai promotori della manifestazione.
L'obiettivo che i due comitati perseguiranno è quello di aprire una vertenza su quattro punti fondamentali. Innanzitutto la concessione del permesso di soggiorno a coloro che hanno fatto domanda di emersione nella sanatoria 2009, a prescindere dal fatto che abbiano ricevuto o meno precedenti fogli di via. Il rilascio di un permesso di soggiorno della durata di sei mesi in attesa di una nuova occupazione, in tutti casi in cui il datore di lavoro non si presenti all’appuntamento per la regolarizzazione o si accerti che lo stesso datore di lavoro abbia assunto un numero di persone superiore a quello consentito dalla legge. Ci sono stati casi infatti di imprenditori che hanno finto di regolarizzare anche 60 dipendenti, truffandoli. Di solito si tratta di italiani, ma è successo anche con gli stranieri. Chi ha fatto ciò è riuscito ad arrivare ad incassare molti soldi: circa mille, duemila euro ogni regolarizzazione.
Ancora, si chiede l'estensione della validità dei permessi di soggiorno a due anni in caso di perdita di lavoro. Infine la necessità di una nuova regolarizzazione per tutti i lavoratori stranieri.
Un primo incontro c'è già stato, una delegazione dei due comitati è stata ricevuta in udienza in Corso Monforte. Anche la Prefettura ha convenuto che sia necessario un emendamento che dia finalmente un'interpretazione chiara da parte del Legislatore, soprattutto a seguito della confusione creatasi con la circolare Manganelli. Inoltre durante l'incontro è stata condivisa l'esigenza di un provvedimento che consenta, nel caso in cui il datore di lavoro non si presenti all'appuntamento in Questura per la regolarizzazione, il subentro di un nuovo datore (ad oggi invece, anche se un lavoratore riuscisse a trovare subito un nuovo impiego, il nuovo datore non potrebbe sostituire il nome del precedente nella pratica aperta).
La manifestazione ha raggiunto un obiettivo importante: riuscire a farsi ascoltare dalle istituzioni e anche se è solo un primo passo, è abbastanza per riaccendere la speranza di molti immigrati.
di Seble Woldeghiorghis (10 giugno 2010)
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