news
Milano
Fuori da scuola, dentro al parco. Sono le 16 circa e i viali del Parco Trotter si stanno riempiendo di genitori in attesa, ragazzini urlanti che rincorrono palloni colorati o si dondolano vivacemente sulle altalene. Siamo fuori dalla scuola ‘Casa del Sole’, vicino a via Padova, dove studiano bambini e ragazzi di 27 nazionalità diverse: l’istituto comprende le elementari e le medie ed è costituito da padiglioni, inseriti in mezzo al parco secondo un modello pedagogico nato negli anni Venti, che puntava a offrire agli studenti un ambiente scolastico 'ecologicamente ideale'.
“Su 730 alunni delle elementari e delle medie – spiega il dirigente scolastico, Francesco Cappelli – il 50% in media ha il cognome straniero. Di questi bisogna tener presente che solo l’8 o 9% rientra nella categoria dei ‘neo arrivati’, che possono essere piccoli o avere anche 13 anni”. Per tutti coloro che hanno difficoltà con la lingua, il sistema scolastico italiano prevede dei laboratori linguistici da affiancare alle normali ore di lezione, con un insegnante (il cosiddetto 'facilitatore'), che di solito si occupa solo dell’alfabetizzazione e non insegna altre materie.
Alla Casa del Sole i laboratori sono di circa 4-6 ore settimanali: cinesi, filippini, sudamericani, magrebini, egiziani e rumeni lasciano le loro classi durante i corsi che fanno più fatica a seguire e vengono affiancati dal facilitatore. Il principio sotteso a questa pratica è che il laboratorio, unito all’immersione costante nella lingua durante le lezioni e l’interazione con i compagni, sia il miglior veicolo di integrazione e apprendimento.
Questa filosofia però è a rischio per due motivi: da un lato la scarsità delle risorse, dall’altro un approccio al problema che perde di vista i dati oggettivi sui neo arrivati. I mezzi a disposizione dell’Ufficio scolastico provinciale (che decide quanti facilitatori debbano essere destinati a ciascuna scuola) sono sempre più scarsi: in dieci anni, gli insegnanti dei laboratori linguistici (per l’intera provincia) sono passati da 750 a 94, per cui un istituto scolastico con un alto numero di alunni figli di immigrati può contare ormai su un solo 'facilitatore'.
“Per il prossimo anno, noi della Casa del Sole – dice Francesca Lombardo, che cura i corsi di alfabetizzazione per i ragazzi delle medie – rischiamo un dimezzamento delle ore dedicate ai laboratori (passando quindi da sei a tre, ndr) e non abbiamo ancora alcuna risposta su quanti facilitatori ci saranno destinati. Il sistema attuale è il migliore per garantire l’integrazione reale: noi in classe ci confrontiamo continuamente sulla diversità e sui mezzi per superare questo concetto. Pensare a soluzioni come i tetti o le classi ponte significa solo evitare il confronto e la crescita”.
Ed eccoci all’altro punto, i dati sui neo arrivati. Nell’ultimo rapporto del Servizio statistico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (del dicembre 2009), si evidenzia l’aumento costante del numero di ragazzi nati in Italia (di fatto, futuri cittadini italiani a 18 anni), rispetto ai nuovi che arrivano magari ad anno scolastico già iniziato. Gli alunni stranieri nati in Italia - si legge nel documento - sono nel 2008-09 le 233.003 unità, il 17% rispetto all’anno precedente. La percentuale di crescita dei figli degli immigrati nati in Italia è notevolmente superiore a quella dell'aumento generale degli stranieri (17% contro il 9,6%).
Il rapporto sottolinea anche la particolarità del fenomeno in Lombardia e in Veneto dove “oltre il 40% degli stranieri è nato in Italia”. Si svuotano così di significato tutte le proposte e i provvedimenti che affrontano il rapporto immigrazione–scuola, non tenendo in considerazione i cambiamenti in atto.
La discussa circolare ministeriale di Mariastella Gelmini, che chiede di limitare al 30% la presenza straniera in classe, di fatto può essere sempre derogata: “Siccome i ragazzi con cognome straniero nati in Italia sono sempre di più – spiega Arcangela Mastromarco, docente referente del Polo StarT1 alla Casa del Sole – cade il vincolo di ‘insufficiente competenza’ previsto dalla circolare. Il documento prevede infatti che si possa ottenere una deroga a quella percentuale se gli alunni inseriti per classe sono nati in Italia o hanno due (per le elementari) o tre (per le medie) anni di scolarizzazione italiana alle spalle. Questa circolare non cambia nulla nella pratica, ma modifica il clima sul tema dell’integrazione e della scuola”.
In sostanza, dopo aver dato vita al provvedimento, il Ministero si deve essere reso conto che tra i bambini considerati stranieri, la stragrande maggioranza è nata in Italia, e spesso conosce la lingua esattamente come tutti gli altri coetanei.
di Chiara Romanello
{ 1 Commenti }
Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.
Il rapporto del Ministero dell'Istruzione segnala un’altra difficoltà: la presenza troppo esigua di alunni stranieri nella scuola secondaria superiore e, in particolare, nei licei.
Allo stesso risultato è giunto anche uno studio della Fondazione Cariplo, "Differenziali nelle scelte scolastiche tra giovani italiani e stranieri". La ricerca mostra come, a parità di status culturale ed economico, gli stranieri abbiano una maggiore possibilità di interrompere il percorso scolastico dopo la scuola media e di iscriversi a un istituto professionale.
Ci sono elevate differenze fra alunni italiani e stranieri sia nel tasso di scolarità (che è circa il 94% per gli alunni italiani e solo il 63% per gli stranieri), sia nel tasso di interruzione di frequenza (superiore negli stranieri in media di tre volte). Inoltre, è più che doppia, fra gli alunni stranieri, la quota di iscritti a un istituto professionale: il 40% a fronte di una media di circa il 19% per gli italiani.
Stando invece al rapporto del Ministero, alle scuole superiori il numero di iscritti stranieri si concentra in istituti Tecnici e Professionali addirittura per il 79% . In quest’ultimo tipo di scuola sono presenti circa 10 stranieri su 100 alunni. Resta modesta, anche se in aumento, la percentuale di coloro che si iscrivono al liceo. Se si considera la distribuzione per età si conferma la regolarità del percorso scolastico dei liceali rispetto al ritardo che si riscontra tra gli alunni degli istituti Tecnici e Professionali”.
Una pratica sbagliata secondo il preside Cappelli: “Gli istituti scolastici in passato e anche ora, a volte, cercano di proteggere troppo i migranti, spingendoli al massimo dopo le medie a scegliere un istituto professionale. Sembra giusto cercare di proteggerli da una delusione, si ha paura che le difficoltà linguistiche possano penalizzarli. In realtà, si dimentica che la scuola deve essere una possibilità di riscatto e miglioramento”.