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Milano

 

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Quando una scuola è frequentata da ragazzi di diverse nazionalità, allora i casi di bullismo sono meno frequenti. Quasi inesistenti. Il fatto che gli alunni siano figli di immigrati provenienti da svariati Paesi è "molto importante", dice Francesco Cappelli, preside dell´istituto 'Casa del Sole', situato nel Parco Trotter di Via Padova, la zona più multietnica di Milano, e spinge la scuola a formare classi eterogee.



La strategia della mescolanza sembra funzionare, visti i risultati. È stato lo stesso istituto, frequentato per metà da stranieri, a condurre una ricerca con lo scopo di capire in che misura il fenomeno della violenza dei ragazzi più forti su quelli più deboli è presente tra le mura scolastiche. L´indagine ha mostrato come la "stragrande maggioranza degli intervistati non abbia mai assistito ad atti di bullismo".

 

Le domande rivolte ai 240 alunni si riferivano anche ad atti minori di violenza, come prese in giro e piccole sopraffazioni. Ebbene, la maggioranza ha dato parere negativo. Con un'unica eccezione, data dalla percentuale sulle vittime di soprusi nelle classi terze. In questo caso - sostiene sempre questa ricerca - solo il 23% dei ragazzi ha risposto di aver subíto le arroganze dei bulli. Per il resto, la strategia mixa dell´istituto sembra essere un argine al fenomeno. 


A dare una mano è anche l'impegno della scuola a mantenere gli occhi aperti sulla vita degli studenti, quando non sono in aula. Se un alunno inizia ad avere un certo tipo di frequentazioni, vengono avvertiti gli assistenti sociali ed aiutate le famiglie a trovare il modo migliore per scoraggiare il ragazzo dal vedere persone poco affidabili. Ma non basta. Alla vita in strada, il preside e gli insegnanti  rispondono  con l'organizzazione di attività extra scolastiche. Un modo, questo, per mantenere i ragazzi impegnati in attività formative anche durante il tempo libero.

di Luigi Serenelli

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