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Milano
Dopo la due giorni di festa già al lavoro per nuovi eventi, “ma serve un piano casa”. Moratti: “Forse rivedremo le ordinanze”
Via Padova è meglio di Milano: pieno successo per la festa organizzata da 54 associazioni della zona 2, che il 22 e 23 maggio sono riuscite a fondere assieme i contributi di parrocchie e centro islamico, enti culturali e scuole, associazioni di stranieri e teatri, tutti impegnati a mettere in mostra la ricchezza della zona più multietnica della città (VEDI VIDEO).
“Sta nascendo un nuovo spirito di appartenenza – ci dice Carlo Bonaconsa, referente organizzativo – vogliamo continuare iniziando da subito a lavorare per la festa del prossimo maggio ma anche per eventi lungo tutto il corso dell’anno; lavorare per l’arredo urbano, la riqualificazione della facciate, magari anche con un sistema di adozioni da parte dei cittadini”.
Ma, certo, le richieste di via Padova si rivolgono soprattutto al sindaco Letizia Moratti, che ha fatto visita al Parco Trotter durante la festa e promesso interventi per migliorarlo, in particolare recuperando quella che ora è una piscina abbandonata e la cascina-fattoria. “Siamo stufi di parole e vorremmo passare ai fatti – commenta Bonaconsa –. Basta passare per strade come via Clitumno per capire che il problema centrale della zona resta quello della casa: servono abitazioni per studenti, giovani e immigrati”. Lella Trapella, presidente dell'associazione Amici del Parco Trotter ci dice che tra i bambini iscritti nella scuola oltre il 50% è straniero, da circa 26 nazionalità, ma nonostante esiste un solo facilitatore linguistico.
Incalzata da abitanti, commercianti e soprattutto da don Piero, parroco di San Giovanni Crisostomo, Letizia Moratti lascia ben sperare su un alleggerimento dell’ordinanza che impone la chiusura anticipata dei locali e che ha riempito la zona di camionette di polizia: “Il clima questa mattina non era certo teso - ha notato il sindaco -. Le ordinanze sono sperimentali fino al 31 luglio, poi vedremo”.
A più di 4 mesi dagli scontri che costarono la vita al giovane Ahmed, accoltellato durante una rissa, Letizia Moratti è dunque tornata in via Padova: “Sono qui per avviare collaborazioni concrete - ha detto - alla ricerca di una nuova cittadinanza”. Il sindaco ha spiegato che il 31 marzo si è conclusa per il Comune la fase di ascolto delle realtà che operano sul territorio, ma le associazioni negano: “Ci avevano promesso incontri che non si sono mai realizzati” è il coro di voci di cui Bonaconsa è portavoce.
E infatti a farsi un giro per via Padova anche in questi due giorni di festa è impossibile trovare un cittadino o un commerciante che sia d’accordo con le misure adottate dal Comune, e la rabbia non viene repressa se si tira fuori l’argomento ordinanze, che ancora obbligano i locali di circa metà strada a chiudere anticipatamente. Ci si lamenta anche per l’eccessiva presenza della polizia, che certo non rende invitante questa zona. “Gli immigrati qui sono integrati, si comportano bene e per noi rappresentano il 90% della clientela” ci racconta un macellaio, che spiega di aver visto i guadagni ridursi di un 30% dopo le ordinanze. “Abbiamo fatto resistenza civile e sono state tre le multe inflitte al mio locale per aver sforato l’orario di chiusura”, dice ancora il giovane gestore di un bar.
Invitata a commentare la proposta della Lega di estendere divieti e controlli a tutte le periferie, il primo cittadino ha negato questa possibilità, ma intanto le ordinanze di via Padova sono già operative in via Sarpi. La prima serata di controlli ha già fruttato, giorni fa, dieci sanzioni per 1.885 euro complessivi: due centri massaggi, un Internet point, un estetista e sei esercizi di vicinato, colpevoli di aver tenuto la saracinesca alzata oltre l'orario indicato. E questo nonostante il Tar avesse ritenuto eccessivo estendere l’ordinanza all’intera via Padova.
“Attendiamo il risveglio da questo coprifuoco e dai pressanti controlli che pesato su questa strada” dice il giovane don Nicola, di San Giovanni Crisostomo. La parrocchia che si affaccia su via Padova conta centinaia di fedeli sudamericani e filippini. Sono i boliviani, una delle comunità più numerose, ad organizzare una serie di balli tradizionali sul sagrato della chiesa per la festa delle via, e ad applaudire accorrono in molti.
“Tra i fedeli, quelli di origine straniera sono una ricchezza – continua don Nicola -, e mi sembra che all’interno della nostra comunità il loro inserimento sia un dato di fatto”, come ha dimostrato la loro emozionata partecipazione alla festa.
di Michela Dell'Amico
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