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Milano
“I clandestini - che non hanno un lavoro regolare - normalmente delinquono”. Le parole di Letizia Moratti, sindaco di Milano, durante il convegno all'Università Cattolica su ‘Processi migratori e integrazione nelle periferie urbane’ hanno destato la platea dell’aula Magna, che ha protestato con un lungo mormorio. “La clandestinità è un reato - ha spiegato poi la Moratti ai giornalisti - e un clandestino colto in flagranza non può essere espulso, se ha compiuto reati, avendo altri processi in corso. Per rendere invece efficace il reato di clandestinità occorre assorbirlo in altre fattispecie di reato”, in modo da rendere effettiva l'espulsione. Il sindaco ha quindi lanciato un appello al Viminale perché sia modificato il reato di clandestinità e si rendano così possibili espulsioni rapide nel caso lo straniero irregolare sia in attesa di un processo per altri reati. (VEDI VIDEO)
Peccato, diciamo noi, che in uno Stato di diritto non si può espellere una persona che deve restare per essere, appunto, giudicata. Non ha voluto commentare quelle parole il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ne ha invece proprio negato il senso: “Non ha detto che i clandestini senza un lavoro regolare normalmente delinquono. Ha detto un'altra cosa che mi pare non sia propriamente questa equazione”. Durante il suo intervento Maroni ha spiegato che lui stesso ha commissionato la ricerca della Cattolica per delineare meglio scelte politiche che stanno per essere affrontate. “Oggi è un giorno di svolta - ha detto Maroni – presenteremo il nostro piano, la nostra via all’integrazione e sarà un modello” al pari dei sistemi francese e britannico. Noi di Mixa studieremo quindi nel dettaglio lo studio commissionato, al fine di avere qualche dettaglio in più su questo progetto del nostro governo, e nel prossimo numero ne parleremo diffusamente. Proseguendo a margine del convegno la sua conversazione con i cronisti, Maroni ha parlato della questione Malta: l'abbandono della missione Frontex 2010 nel Canale di Sicilia da parte del governo maltese "può avere conseguenze negative perché rompe un fronte che finora è stato unito nel controllo del Mediterraneo. Cercheremo di convincere i colleghi di Malta a riprendere le azioni di pattugliamento del Mediterraneo: giovedì avremo un incontro bilaterale”. Passando al tema spinoso dei tempi di attesa – lunghissimi, oltre i termini di legge – che gli immigrati devono spesso subire in fatto di permesso di soggiorno e cittadinanza, Maroni ha annunciato che entro giugno i permessi di soggiorno verranno rilasciati in 30 giorni.
Promessa – promessa di rispettare le regole – che non è piaciuta affatto al vicesindaco e assessore alla Sicurezza di Milano Riccardo De Corato, che ha prima difeso le parole della Moratti “A Milano e nelle città del Nord gli autori di otto reati su dieci commessi da extracomunitari sono clandestini” ha affermato citando il capo della Polizia Antonio Manganelli. “La situazione però - ha aggiunto De Corato - è evidentemente sconosciuta, se non rimossa, ai tanti buonisti e benaltristi. Basterebbe riflettere su questi dati per rendersi contro di quanto siano fuori luogo i mugugni contro il sindaco Moratti intervenuta al convegno in Cattolica. Che ha espresso una verità di fatto, ovvero che l'irregolare senza lavoro di norma delinque. Non è certo dimezzando i tempi della cittadinanza (riferendosi all'annuncio del ministro Maroni che entro giugno i permessi di soggiorno verranno rilasciati in 30 giorni, ndr) che si possa raggiungere d'incanto l'integrazione”.
Molto più equilibrata invece la risposta alla questione gaffe data da Vincenzo Cesareo, ricercatore della Cattolica e segretario Generale dell’Ismu, che ha sottolineato come non si possa fare di “tutta l’erba un fascio. I dati dimostrano che gli immigrati regolari delinquono come gli italiani, e che i clandestini delinquono più degli italiani, ma non si tratta certo della norma. E’ inoltre necessario – ha detto l’esperto - capire il contesto di particolare difficoltà economica nel quale vivono i clandestini: per i loro reati si tratta infatti soprattutto di furti”.
Il dato principale dello studio presentato in Cattolica è che le grandi città italiane non sono immuni dal pericolo banlieues, le periferie francesi dove è esplosa con violenza la rabbia sociale delle popolazioni immigrate. Stando allo studio del Dipartimento di sociologia dell'Università Cattolica e appunto promosso dal Viminale, in Italia c’è “una bassa conflittualità manifesta ma un alto potenziale di rischio, con la possibile emersione improvvisa del conflitto”. In Italia vivono oggi cinque milioni di stranieri che vengono da Paesi a forte pressione migratoria: 500 mila in più rispetto all'anno precedente. E gli irregolari rappresentato il 10,7% degli stranieri. Nel 2009 la popolazione straniera è aumentata di più (+10,7%) rispetto ai quattro anni precedenti (+9,4%) e con questi tassi potrebbe raddoppiare nell'arco di otto anni.
di MiDA
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