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Milano
L'impresa immigrata come modello economico d'integrazione: l'esperienza del quartiere a vocazione commerciale più multietnico di Milano, Porta Venezia.
Arrivano dal Bangladesh, dall'India, dall'Eritrea o dalla Cina, vivono e lavorano - con successo - nel quartiere milanese di Porta Venezia, alle spalle di Corso Buenos Aires, che concentra la più alta percentuale di imprese gestite da stranieri, e la più alta diversificazione etnica. Siamo andati a curiosare tra le loro merci e nelle loro vite in una visita organizzata da Terre di Mezzo, per vedere chi sono e come sono riusciti a trovare successo e fortuna in Italia (VEDI VIDEO). Poi, abbiamo fatto due conti per capire meglio il fenomeno.
I dati non lasciano dubbi: le imprese con titolari stranieri sono aumentate in Italia, nel corso degli ultimi cinque anni, del 40%. Con un aumento del 4,1% anche nel 2009 rispetto all’anno precedente, nonostante la crisi economica, nonostante ogni giorno in tutta Italia chiudessero più di trenta imprese (dati Cgia Mestre).
Il ritratto dell’imprenditore straniero tipo ce lo fornisce una ricerca dell’Università Cattolica di Milano. È tipicamente maschio e giovane, quasi il 60% ha tra i 30 e i 39 anni. La maggior parte degli imprenditori è in Italia da più di 10 anni, con un livello di istruzione o competenze professionali mediamente elevato, spesso con esperienze maturate già nel Paese d’origine. Circa la metà degli intervistati proviene da una famiglia a tradizione imprenditoriale.
Ma cosa fanno gli immigrati imprenditori? Sempre secondo lo studio della Cattolica, nella provincia di Milano si occupano, nell’ordine, di: servizi alle imprese, intese sia come attività con un contenuto professionale medio-alto (consulenze, pubblicità, produzione e gestione di software), sia come attività meno qualificate (ad esempio le imprese di pulizia). Seconde classificati i servizi di distribuzione e di intermediazione, ovvero vendita al dettaglio e all’ingrosso, attività di import-export, trasporto e consegna merci, taxi, volantinaggio e affissione, ristorazione, intermediazione commerciale, immobili e viaggi. Al terzo posto per numero di esercizi che operano nel milanese, troviamo i servizi alla persona, come centri estetici e palestre e infine i servizi socio-culturali, con attività di intermediazione linguistica, interpretariato e corsi di formazione.
Come scrive Eugenio Zucchetti nel suo libro ‘Immigrati imprenditori’ (Egea, 2003), sulla realtà milanese delle cosiddette imprese etniche: “Le piccole imprese gestite da stranieri contribuiscono al benessere economico generale, fornendo beni e servizi a prezzi competitivi, in settori a minore valore aggiunto”.
È anche per questo che gli stranieri imprenditori resistono meglio alla crisi. Secondo Zucchetti, il loro sviluppo è diseguale in vari settori, e la diversa vocazione imprenditoriale dei gruppi etnici dipende anche dalla loro capacità di rimanere sul mercato sfruttando gli spazi lasciati liberi dagli italiani. Il successo degli imprenditori extra-comunitari dipende insomma dalla capacità di inserirsi sia nel tessuto economico, sia nell'ambiente sociale di una grande città, sfruttando i legami di solidarietà di una stessa etnia e i rapporti fiduciari con la clientela italiana, che rappresenta – tra gli imprenditori a cui Mixa ha fatto visita – sempre circa il 70% del totale della clientela.
“Le imprese immigrate – spiega il Zucchetti -, mettono in comunicazione tra loro, in modo complesso e talvolta innovativo, sistemi economici, politici e socio-culturali differenti, coinvolgendoli nel processo di produzione, distribuzione e consumo finale, offrendo vantaggi sia per le comunità immigrate (in termini di occasioni di aggregazione, scambio e integrazione) sia per la società locale e la sua economia (in termini di nuovi prodotti e idee, nonché di beni e lavorazioni che rischiano di scomparire all'interno delle economie post-fordiste)”.
L'indagine descrive strutture che, oltre al fine economico, contribuiscono a deline are percorsi di integrazione dal basso, valorizzando i legami quotidiani tra le culture. E in questo senso il quartiere di Porta Venezia, via Tadino e via Scarlatti, rappresenta un modello molto interessante per la sua perfetta riuscita: la varietà di etnie sembra smussarsi grazie al lavoro, all’impresa. E i casi che abbiamo conosciuto direttamente ce lo confermano: anche quando non ci sono legami particolari, come reti di aiuto tra connazionali - perché magari, come nel caso dell’imprenditoria indiana, non solo molti - i rapporti con i ‘vicini di bottega’ restano ottimi, in un clima di rispetto reciproco finalizzato a portare avanti nella massima tranquillità la propria attività. È così che eritrei e somali, turchi e armeni, indiani e pakistani possono vivere insieme e consumare gli stessi beni, in una pace modello che, senza rumore, fa del quartiere di Porta Venezia un esempio di integrazione e multiculturalismo.
di Michela Dell'Amico
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Nella provincia di Milano, analizzando le attività imprenditoriali su base etnica, si notano raggruppamenti ben delineati (studio di Mauro Bernasconi, Dipartimento di Sociologia all’Università Cattolica).
Il settore delle costruzioni vede una netta predominanza di egiziani, seguiti da imprenditori marocchini, tunisini, albanesi e rumeni. Per queste ultime tre comunità l’ingresso nel mondo del lavoro autonomo sembra dover passare da questi canali e risulta tipico, in generale, di chi ha voluto emanciparsi professionalmente ed emergere da situazioni di lavoro irregolare. Per la comunità marocchina – spiega in particolare la ricerca – il settore delle costruzioni rappresenta una forma di integrazione che si affianca a quella ormai consolidata del commercio ambulante.
Per quanto riguarda la produzione di beni (soprattutto produzione e lavorazione di tessuti e pelli), predomina la presenza cinese, vicina al monopolio nella provincia milanese: rappresenta il 30% del totale, seguita, a sorpresa, dagli svizzeri, se analizziamo solo la lavorazione delle pelli.
Nel terziario emergono nuovamente le comunità cinese ed egiziana: senza dubbio le comunità più integrate a Milano, storicamente ed economicamente. Predominano negli esercizi pubblici come bar, ristoranti, pizzerie e nel commercio, sia al dettaglio che all’ingrosso. Le imprese egiziane e peruviane dimostrano una penetrazione imprenditoriale a tutto campo, specializzata nella logistica e nei trasporti e, in particolare le peruviane nei servizi telefonici internazionali, o call center.