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Milano

 

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L'ufficio scolastico regionale allarga le maglie di una iniziativa bellissima e importante: dare ai giovani immigrati di seconda generazione gli strumenti per non disperdere il loro valore aggiunto, ovvero la lingua e la cultura dei loro genitori, con corsi di arabo, romeno e cinese aperti anche ai bimbi e ragazzi italiani.

Dopo una sperimentazione portata avanti in 13 scuole infatti, l'USR dal suo sito invita i docenti ad approfondire e diffondere l’importanza del plurilinguismo e del mantenimento e valorizzazione della lingua e della cultura d’origine. Bello no? No. Perchè scoppia la polemica: alla Lega l’ora di lingua
straniera non occidentale non piace e, mentre il provveditore agli studi della provincia Giuliana Pupazzoni parla di "strumento per l’integrazione", Marina Lazzati, assessore provinciale e leghista, precisa: "Se non ci decidiamo a trasmettere i nostri valori agli stranieri, saremo sommersi dai musulmani", premettendo però di rispettare la cultura islamica.

 

Figuriamoci poi se Matteo Salvini, capogruppo della Lega in consiglio comunale e noto provocatore, poteva tacere: "Porterò in direzione scolastica regionale centinaia di libri sulla storia e sul dialetto milanese - ha infatti promesso -. Dobbiamo insegnare la nostra tradizione, se poi c’è tempo faremo anche lezioni di thailandese e gaelico". Grasse risate.

Il progetto è pensato per correggere la grammatica e la sintassi delle frasi apprese dagli immigrati di seconda generazione in famiglia, e magari per riportare scritta una lingua che resterebbe altrimenti solo orale. Si tratta di un'inziativa europea, finanziata dall'Unione europea, si chiama progetto PLUSVALOR (PLUrilinguism Strengthening VALorisation Of Roots), portato avanti insieme all'Università Cattolica di Milano, che ha organizzato le attività di formazione dei docenti, in collaborazione con la Fondazione ISMU e l’USR Lombardia.

di MiDA

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