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Il premio Nobel, colpito dall'esperienza del primo Marzo, ha deciso di dedicare il suo genio anche ai problemi degli stranieri

Foto di  Dario Fo: "I nuovi oppressi sono gli immigrati"

Gli stranieri sono il ‘Quarto Stato di oggi’ – ci dice subito durante il nostro incontro Dario Fo, riferendosi al celebre quadro del 1901 del pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo che ritrae uno sciopero di lavoratori – È un nuovo popolo in marcia che reclama i propri diritti. Sono persone che vengono da noi e ci offrono braccia, ingegno e vitalità. Chiedono di essere considerati ‘esseri umani’ come tutti gli altri”.

Il premio Nobel è stata fulminato sulla via di Damasco alla manifestazione degli immigrati del primo marzo scorso, quando ha sfilato per le vie di Milano in prima fila con la sua compagna di arte e di vita Franca Rame.


“Quel giorno a Milano c’è stata una risposta straordinaria. Nessuno immaginava di vedere anche gli invisibili” ci racconta Dario Fo.


Il suo teatro ha avuto sin dalle origini una forte valenza sociale, è stato uno strumento di informazione e controinformazione. Nel 1969, Dario Fo, classe 1926, ha portato per la prima volta sulle scene 'Mistero buffo', in cui, unico attore in scena, recita un’elaborazione di fantasia di testi antichi usando un linguaggio (detto ‘grammelot’) fatto di suoni, onomatopee e parole prive di significato. Tale linguaggio era usato da giullari, attori itineranti e compagnie dell’arte, per comunicare emozioni e suggestioni a prescindere dal dialetto dell’uditorio. L'artista combatte da quarant'anni contro le ingiustizie del potere nei confronti degli oppressi, che oggi più che mai sono rappresentati dagli stranieri in Italia. Fo ha preso coscienza della sofferenza che esiste dietro la parabola dell'immigrazione. Si è speso in prima persona e l’8 aprile ha portato al teatro Carcano di Milano il suo testo “Non chiedere al sale di essere dolce”. Il titolo, emblematico, è la citazione di un proverbio africano


Proprio il Quarto Stato - trasformato da Fo che, da pittore straordinario, lo ha reso meticcio - è diventato il manifesto dell’Italia multietnica portata sul palco. Per lo spettacolo Fo si è rifatto alla tradizione lombarda medievale e - come nel ‘Mistero Buffo’ delle origini - non ha voluto alcuna scenografia.


“Stavolta, nello spettacolo, sono partito dall’Africa – racconta Fo - perché la sua storia è la storia di tutta l’umanità. Le nostre radici affondano lì”. 


Sul palco, con l'artista, una compagnia multietnica composta da ivoriani, senegalesi, cubani e serbi
. I problemi dell’immigrazione diventano così la nuova frontiera dell’impegno del premio Nobel. I proventi dello spettacolo sono andati al Comitato Primo Marzo. 


Ma che cosa sta succedendo all’Italia di oggi?



“L’Italia ha perduto qualcosa di straordinario, il suo Dna, quello di saper aiutare la gente che si trova in difficoltà. Siamo stati il popolo più disposto ad accogliere, ad aiutare. E invece, di colpo siamo diventati ottusi, grigi. Tutta la questione sicurezza è stata un’operazione culturale per andare a trovare ‘il nemico’”. 


Anticlericalista e appassionato ricercatore di tradizioni popolari che si rifanno alla Bibbia e al Vangelo ma non allineate con le versioni ufficiali, Fo provoca quella parte di cattolici xenofobi che dà il proprio voto a chi propone una politica discriminatoria nei confronti degli stranieri: “quando Gesù viene portato dai genitori in Egitto, è parte di una famiglia di disperati. Non hanno il contratto. Sono clandestini, sono immigrati irregolari".


L’esperienza del Carcano non sarà quindi un caso isolato. Ormai la lotta di Fo contro il potere prevaricatore verso gli ultimi è diventata battaglia civile contro la xenofobia che stravolge anche l’anima di una città come Milano nata dall’immigrazione e “sotto il segno dell’accoglienza e della generosità, cresciuta alla lezione di Ambrogio, vescovo e santo patrono - ci ricorda l’artista - che predicava la partecipazione collettiva e il sostegno sociale”.


Il suo ultimo libro “la Bibbia dei Villani”, edito da Guanda, è un’ulteriore testimonianza di quanto detto.

di Angiola Bellu

{ 3 Commenti }

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matilde ha scritto:
2010-04-15 16:05:45
Meraviglioso spettacolo quello di Fo, consiglio a tutti di seguire i prossimi spettaccoliiiiiiii!!!!!!
Ibu ha scritto:
2010-04-16 22:55:25
Grande Fo! Sindaco di Milano
daniela ha scritto:
2010-04-19 23:27:49
una settimana fa' a Stoccolma, sul "hop on hop off-bussightseeing", con le cuffiette nelle orecchie, in perfetto italiano, veniva spiegato che il Nobel viene dato solo a grandi uomini, perchè così voleva Nobel. Assurde perciò tutte le polemiche italiane sul premio assegnato a Fo....e trovo che questo articolo ne sia un'ottima testimonianza:riesce a zittire tutti gli stolti:)
La storia di Moudou

Moudou Gueye, 41 anni, è arrivato qui nel 1990 dal Senegal. Ad oggi ha fatto diversi lavori: dal vu cumprà, al venditore di strada, al muratore. Infine è entrato nel mondo della cultura, della solidarietà e del teatro. Lavora nei progetti di ‘co-sviluppo’, portando direttamente nei luoghi di provenienza dell’immigrazione quello che serve. Nei villaggi del Senegal, con la sua rete di immigrati, ha costruito scuole, creato pozzi per l’acqua, portato ambulanze. In questi anni Moudou ha fatto diversi spettacoli sull’intercultura e sull’integrazione. Ha lavorato con Gigi Dall’Aglio e con Paolo Rossi. Con la compagnia-associazione ‘Mascherenere’ recita nei teatri e nelle scuole. Ora è stata la volta dell'esperienza in 'Non chiedere al sale di essere dolce'.


Com’è iniziata l’avventura con Dario Fo?

È un fatto strano, l’ho sempre visto da lontano, ho sempre sentito parlare di lui. Mai avrei pensato di incontrare un giorno Dario Fo o di salire sul suo stesso palco. L’ho conosciuto di persona proprio al teatro Carcano. L’avevo sentito parlare a Radio Popolare, alcuni giorni prima mentre raccontava della manifestazione del primo marzo. Lui ha partecipato al corteo e ha conosciuto gli stranieri e le loro problematiche in quell'occasione.
 

Si è quindi avvicinato alla realtà dell’immigrazione attraverso il movimento del primo Marzo?


Direi di sì. Dopo questa manifestazione Dario Fo ha scoperto il mondo degli immigrati, la loro sofferenza, le loro richieste e ha deciso di mettersi in gioco in prima persona per sostenere la nostra iniziativa con la quale chiediamo diritti e doveri. Il che è un peccato: se lui avesse avuto tempo prima o se noi avessimo avuto modo di comunicarglielo tempo fa, sicuramente avrebbe sostenuto il mondo dell’immigrazione già da alcuni anni. 


Quanto è importante avere il sostegno di Fo in questo momento per gli immigrati?

Direi che il suo sostegno ha un valore inestimabile che va oltre la serata del Carcano, va oltre la nostra presenza sul palco con lui. Il fatto che Fo ne parli con la stampa e che continuerà a parlarne, portando avanti questo progetto è talmente importante che non si può stimare quanto sia utile per la comunità straniera non solo qui a Milano, in Italia, ma in tutto il mondo. È un grande premio Nobel che parla di queste tematiche. È un grande premio Nobel stimato in tutto il mondo che sostiene in prima persona le nostre istanze.
 

Infatti i proventi della serata sono andati a sostegno del Movimento immigrati Primomarzo. E’ stato un gesto simbolicamante importante. Lo è stato anche concretamente?


È stato importantissimo non solo simbolicamente. Se tutte le persone sensibili a queste tematiche facessero quello che ha fatto lui sarebbe molto più facile lottare contro la discriminazione degli stranieri e contro l’ingiustizia in genere. Io ho imparato da lui con questa esperienza, a sostenere le cause con il mio lavoro. Ora posso dire ‘faccio uno spettacolo a tema e i proventi vanno a sostenere una causa'. Mi sta capitando proprio in questi giorni.


Dunque hai imparato da lui ad essere solidale in questo modo?

Sì, esattamente. Ho visto lui esporsi in prima persona, mettendo a disposizione un suo spettacolo e io, in quanto attore, da adesso in poi, faccio così per tutte le iniziative che posso sostenere, mettendo a disposizione il mio sapere e la mia persona. 


Che cosa è stata per te l’Italia?


In Italia ho imparato tantissimo. L’Italia mi ha dato tantissimo. Quando sono arrivato ero analfabeta in tutti i sensi. Oggi mi invitano all’università Cattolica di Milano o all’Università della Calabria per parlare di cooperazione e di immigrazione. Tutto questo lo devo all’Italia.