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Milano
Il sindaco di Milano Letizia Moratti scrive a Maroni, ministro dell’Interno, per dipanare una bella matassa: la costruzione tanto rimandata di una moschea milanese. Peccato che il Ministro le avesse già risposto, trovando la questione non di propria pertinenza.
Ma tant’è. Nella speranza forse che gli attuali 65mila islamici milanesi (fonte Ismu) finiscano per dimenticare che non hanno una moschea, e anche che il sindaco ne aveva promessa una al posto dei marciapiedi di viale Jenner, e anche che la giunta l'avesse approvata, e anche che il ministro dell'Interno esplicitamente non ponesse ostacoli, dopo la recente lettera aperta del presidente dell'Istituto islamico al Corriere della Sera, la Moratti passa di nuovo la palla al ministro dell'Interno. La richiesta è inoltre a lungo termine: disciplinare - a livello nazionale - la proliferazione degli spazi per il culto dei musulmani. “Ho scritto una lettera a Maroni dando seguito a un ordine del giorno approvato a larga maggioranza dal Consiglio comunale perché prenda in esame la possibilità di una normativa nazionale che regolamenti in modo omogeneo i luoghi di culto delle comunità religiose che non intrattengono rapporti con lo Stato italiano” ha dichiarato Moratti.
In attesa di una risposta che è già arrivata, una cosa è certa: il sindaco impedirà, ha spiegato, il ritorno della preghiera sui marciapiedi di viale Jenner. Speriamo quindi che si trovi una soluzione prima dell'11 agosto, inizio del Ramadan.
Ricordiamo che in Italia la Costituzione difende il diritto di culto agli articoli 3, 7, 8, 19, 20, 117/c. Inoltre esistono leggi apposite, tra le quali il Concordato fra Stato e Chiesa, e intese fra lo Stato ed altre religioni. Lo stesso Benedetto XVI, non molto tempo fa, ha trattato questo tema. Durante l’udienza, il 29 ottobre scorso, al nuovo ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede, il Santo Padre ha detto: “Fra i diritti universali, la libertà religiosa e la libertà di coscienza occupano un posto fondamentale, poiché sono alla base delle altre libertà”.
Non sembra d’accordo Matteo Salvini, che al contrario della Moratti si affretta e risponde subito: “Finché siamo nella maggioranza che governa Milano – ha detto - non sarà concesso nessun ulteriore spazio per le comunità islamiche, visto che ne hanno già fin troppi. L'eurodeputato e consigliere comunale ha proseguito: “Siamo contrari a nuovi spazi per la comunità islamica visto che non ha ancora dimostrato la propria disponibilità all'integrazione. No a nuove moschee, anche se gli islamici se le pagassero con i soldi del petrolio o degli sceicchi”. La lettera di Shari è però di un’umiltà e semplicità da lasciar ancora più sbalorditi di cotanta reazione.
Il presidente dell'Istituto islamico scrive: “non una grande moschea, ma solo un luogo di culto dignitoso, capace di contenere un certo numero di fedeli che sia lontano dai centri abitati ma servito dai mezzi pubblici e che non deve pesare minimamente sul bilancio della città ma che sarà tutto a nostre spese”. Esattamente come approvato nell’ordine del giorno votato a larga maggioranza dal Consiglio comunale il 26 ottobre scorso.
di MiDA
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