news
Milano
Anche questa volta la storia da raccontare è molto all’italiana. Al seguente link potete trovare conferma del fatto che Letizia Moratti in persona, a seguito delle idee espresse dal ministro Maroni all’indomani dei fatti-di-via-Padova, garantì nero su bianco un piano sull’integrazione entro il 31 marzo.
Il 23 febbraio 2010 infatti, a seguito della morte di un egiziano 19enne e della conseguente rivolta per strada, si pubblica sul sito del Comune di Milano un resoconto dell’incontro avvenuto tra circa 16 associazioni (il Comune scrive 20) e il sindaco Moratti per discutere di via Padova e delle sue problematiche, il famoso tavolo di lavoro che doveva portare a un piano condiviso sull’integrazione.
Siamo in aprile, ma l’ufficio stampa del Comune di Milano non ne sa niente, e ci consiglia di chiedere all’Ufficio Stranieri alla dottoressa Giancarla Boreatti. Anche quell’ufficio non sa nulla dei lavori in corso. Chiamiamo quindi la segreteria dell’assessorato alle politiche sociali, dove ci assicurano che stanno lavorando alacremente al piano e di chiedere al Settore Adulti, dottoressa Suriano. Lei però è irreperibile da più di una settimana, o comunque non ha voluto o potuto parlare con noi. Impossibile dunque sapere in che direzione il Comune si stia muovendo, o se si sta effettivamente muovendo, almeno a parole. A questo punto abbiamo chiesto all’altra sponda del tavolo di lavoro.
“Siamo stati contattati una prima volta” ci spiega Carlo Bonaconsa del Comitato ‘Vivere in Zona 2’, capofila di 50 associazioni che operano in via Padova. E’ lui che fa da referente tra le associazioni e il Comune in questo che dovrebbe essere un lavoro di condivisione. “Ci fu un incontro preparatorio con il sindaco Moratti, che ci spiegò che ci sarebbero stati tavoli di lavoro su ogni specifico settore, dove noi avremmo potuto portare i nostri suggerimenti. Purtroppo però l’unico tavolo successivo a quello ci fu solo con l’assessore Mariolina Moioli, e quindi relativamente alle problematiche di famiglia e scuola. Stiamo ancora attendendo un tavolo per parlare di casa, lavoro, urbanistica, mobilità, disposizione e recupero delle aree verdi, cultura, coesione sociale ecc. Vorremmo un tavolo permanente, per un confronto che possa aggiornarsi”.
Come scritto sul sito del Comune, invece: “al tavolo parteciperanno i seguenti Direttori Centrali - aveva annunciato il Sindaco: Aree Cittadine e Consigli di Zona; Attività produttive, Politiche del lavoro e dell’occupazione; Famiglia, Scuola e Politiche sociali; Polizia Locale e Sicurezza; Mobilità, Trasporti e Ambiente; Pianificazione e Controlli; nonché dei settori Commercio, Casa, Cultura, Relazioni internazionali e Sport”. Ma niente.
Chiediamo a Bonaconsa di dirci lui, comunque, delle ipotesi di lavoro che sono emerse in questi due incontri. “Si è parlato della possibilità di istituire un portierato sociale, l’istituzione di una sorta di portiere speciale a guardia dei condomini, che dovrebbe fare da punto di riferimento in caso di disagio sociale. Si è parlato di dare più operatori per il sostegno agli anziani e più fondi a per gli adolescenti: scuole, oratori e privato sociale. Si è accennato alle esigenze di rinnovo e cura del Parco Trotter”. E di specifico per l’integrazione tra italiani e stranieri? “Ancora non sappiamo, siamo in attesa di un tavolo complessivo”.
“Per quanto riguarda l’assessore Moioli – che ringraziamo perché è stata l’unico assessore che comunque ha parlato con noi di un problema specifico, continua Bonaconsa – lei ci ha assicurato che avrebbe attivato i suoi uffici per fare una mappa dei servizi al territorio, cosa molto importante”. Avete avuto aggiornamenti? “No. Chiediamo che il Comune diventi regista degli interventi, si assuma una responsabilità progettuale e che dentro a tutto questo ci siano le associazioni, per portare informazioni e consigli dalla strada”, ci spiega.
Leggo anche a Bonaconsa – che non ne era al corrente – della promessa della Moratti pubblicata su sito del Comune: un piano per l’integrazione entro il 31 marzo. “Mi sembrano buone intenzioni”, mi risponde serafico.
Giudicate voi se non sono buone intenzioni: “Entro il 31 marzo questo tavolo dovrà restituire proposte concrete, maturate anche attraverso ulteriori confronti con le associazioni, le parrocchie, le scuole, i circoli culturali e sportivi che già operano sul territorio in maniera trasversale sui temi dell’integrazione e che fino a questo momento tanto hanno già fatto per la zona di via Padova. Il tutto con l’obiettivo di creare sempre più azioni di sistema volte a sostenere il tessuto sociale, educativo ed economico della zona". Parola di Letizia.
di Michela Dell'Amico
{ 0 Commenti }
Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.
E a proposito di via Padova e di bisogno di integrazione, vediamo un po’ – in generale – quanti soldi Milano dedica alla progettazione di una convivenza pacifica e magari fruttuosa, per chi crede che la diversità possa essere una ricchezza (da Marco Polo al Diversity Management).
Nel 2008 il Comune milanese ha stanziato 545 milioni di euro per politiche sociali e istruzione. Equivale a più di un quarto della spesa corrente del Comune. Quasi due terzi della spesa sociale sono destinati alla famiglia, ai minori e ai giovani, agli anziani seguiti a domicilio.
Per gli adulti in difficoltà (senza dimora, rom, donne vittime di violenza, immigrati) poco più di 28 milioni di euro. Un calderone insomma, ma se finalmente restringiamo la lente sulla voce immigrati, nel 2008 si è speso circa 6 milioni di euro, il 2,84% del totale della spesa. Per rendervi un termine di paragone, per i soli anziani il Comune ha speso 99 milioni di euro, il 44,68% della spesa totale. Inoltre, il dato di spesa per l’immigrazione – e dico immigrazione, voce che comprende svariate sottocategorie, tra le quali anche l’integrazione – è in costante calo. A fronte di un numero di stranieri in costante crescita, e a fronte di una questione che si fa sempre più avanti nelle agende internazionali, nel 2006 il Comune di Milano ha dedicato agli immigrati il 3,29% della spesa, nel 2007 il 2,85% e nel 2008 il 2,84%.