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Milano
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Nuova proposta provocatoria della Lega in Lombardia. Il modulo è sempre lo stesso, si ripete come un clichè.
1) Prendi la paura (questa volta: in tema di salute). 2) Avanza un’ipotesi che a noi poveri sciocchi non era venuta in mente (questa volta: sono ciliaco o allergico, vado al bar e chiedo chiarimenti sugli alimenti in vendita) 3) indirizzala solo agli stranieri, nessuno se ne accorgerà (questa volta: i soli avventori stranieri, per motivi di lingua, potrebbero ucciderci o farci stare molto male, se non comprendono bene la nostra domanda o non sanno controllare l’etichetta).
Lo ha fatto, questa volta, il consigliere della Lega Nord in regione, Fabrizio Cecchetti: “Conoscere l’italiano è indispensabile per chi deve gestire un’attività di somministrazione bevande o alimenti, in primo luogo per la sicurezza e la salute del consumatore”, ha detto.
Beh, può darsi. Sarebbe indispensabile allora anche aver superato la terza media, conoscere la celiachia o i rischi da allergia, almeno le basi. Sarebbe molto bello – lo dico senza ironia – che chi gestisce un bar o un ristorante stesse attento agli ingredienti, preferisse quelli freschi, senza conservanti, coloranti o addittivi vari. Chi conosce ad esempio i danni associati all’assunzione di grassi idrogenati o ai coloranti E150d presenti in tutte le cole, specie se a bere o mangiare è un bambino? Sono sicura in pochi. Ma non mi sembra una questione di lingua. E poi perché solo nei bar? Potremmo pensare invece a corsi per famiglie, per neo mamme e neo papà.
“Conoscere l’italiano è indispensabile per chi deve gestire un’attività di somministrazione bevande o alimenti, in primo luogo per la sicurezza e la salute del consumatore”, dice Cecchetti. Bravo, Cecchetti. Finalmente qualcuno che si preoccupa della nostra salute, disinteressatamente. E non qualcuno che instilla la paura come un veleno, per farci guardare storto il prossimo bar cinese che incroceremo per strada.
di MiDA
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