banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press

news
Milano

 

Share |

La Moratti chiede al ministro Maroni di estendere la possibilità per la polizia di irrompere in qualsiasi casa senza autorizzazione per il reato di clandestinità. E mette a punto ordinanze che potrebbero spegnere per Milano, nonostante gli annunci della Chiesa e di esponenti della sua stessa parte politica

Foto di Letizia va alla guerra

Letizia Moratti lucida la stella da sceriffo e va all'attacco. La richiesta fatta al ministro dell'Interno Roberto Maroni è quantomai ardita: estendere, con un decreto legge, la possibilità per la polizia di fare irruzione in un locale, non solo per i reati di terrorismo o droga, ma anche di clandestinità. In soldoni donna Letizia vuole che le forze dell'ordine possano irrompere in qualsiasi abitazione o locale privato e procedere a perquisizione per verificare se ci siano stranieri senza permesso di soggiorno. Ovviamente tutto questo senza chiedere alcuna autorizzazione alla magistratura. Una vera caccia porta a porta agli irregolari.

 

Già solo dal punto di vista giuridico è molto complesso riuscire a trovare giustificazioni costituzionali al fatto che una persona solo perché priva dei documenti necessari sia equiparabile a un terrorista o a uno spacciatore di droga. Anche perché la polizia ha già il potere di irrompere ovunque in questi casi: se le forze dell'ordine ritengono che una casa ospiti dei terroristi ha gli strumenti per operare. Avete presente cosa potrebbe accadere? Senza voler per forza rifarsi a orribili precedenti storici, l'operazione potrebbe far esplodere rabbia e risentimento ovunque anche tra gli italiani. Se, per ipotesi, passasse questa richiesta del sindaco di Milano non sarebbero a rischio solo gli abitanti dei cosiddetti quartieri etnici (dalla zona di via Paolo Sarpi, a Lorenteggio, passando per il Gratosoglio e via Imbonati, fino a via Padova), ma per esempio anche tutti i milanesi che hanno alle loro dipendenze badanti che non sono state ancora regolarizzate. Col pericolo di scatenare una spaventosa caccia alle streghe.


In realtà nei giorni successivi all'omicidio lo scorso 13 febbraio di un ragazzo egiziano nella zona di via Padova, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, in una intervista al Corriere della Sera, aveva espresso altre idee per la sicurezza del capoluogo lombardo. Il numero uno del Viminale aveva detto a chiare lettere che sarebbe stata inutile un'azione di forza, specificando poi come la parola rastrellamenti non la volesse nemmeno sentire. "Qui c'è da gestire un problema sociale - aveva detto Maroni - dobbiamo cambiare passo nelle politiche di accoglienza e integrazione. Non si risolve un problema come via Padova con i blitz e le camionette. La soluzione non è lo Stato di polizia. È importante evitare che una zona di città diventi estranea a chi ci vive, una sorta di territorio separato, di zona franca. Nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere. È un nuovo progetto di integrazione. Adesso bisogna gestire, fare politiche di ricomposizione, mantenere insieme la città. Mi piace parlare di ristrutturazione, ma senza interventi repressivi. Non serve incendiare le piazze". Anche il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha spesso sottolineato l'importanza di attivare strumenti che permettano una reale integrazione, evitando di gettare benzina sul fuoco. Inutile ricordare qui le decine di volte che anche la più importante autorità morale di Milano, l'Arcivescovo Dionigi Tettamanzi, si sia detto da sempre contrario a sistemi che possano innalzare la tensione e che abbia chiesto che sia "il senso di umanità a spingere i politici nelle loro azioni anche di contrasto dell'immigrazione clandestina". Perfino il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che della lotta all'immigrazione ne ha fatto una bandiera politica, aveva sostenuto che "i rastrellamenti erano l'ultima cosa da fare".


Il Comune di Milano comunque va avanti e ha emesso due ordinanze per garantire una maggiore sicurezza nella zona di via Padova: una per contrastare il sovraffollamento di stranieri negli appartamenti, l'altra per limitare gli assembramenti notturni davanti ai locali.


Nel primo caso, Palazzo Marino ha ordinato a tutti i proprietari di casa di produrre, con una autocertificazione da presentare ai vigili entro il 25 aprile, le generalità dei loro inquilini: in caso di mancata documentazione o di falsa dichiarazione, la sanzione sarà di 450 euro. Ed è proprio qui che si incunea la richiesta del sindaco Moratti di dare il potere alla polizia di fare irruzione ovunque. Anche perché altrimenti l'ordinanza, tutto sommato, è inutile. Se si tratta di un'autocertificazione, come si può essere sicuri, che il proprietario dica la verità, se non controllando casa per casa? Intendiamoci: quando si affitta un appartamento è giusto e normale fare un regolare contratto d'affitto. Ma, ahinoi, alzi la mano chi non conosce amici italianissimi che vivono da anni in affitto in 'nero'?


C'è da fare un discorso a parte sugli amministratori di condominio, che come ci ha raccontato il vice sindaco, Riccardo De Corato, dovrebbero diventare "le prime sentinelle dei clandestini". Spetta a loro l'obbligo di segnalare le violazioni delle norme igienico-sanitarie e sulla sicurezza dell'edificio nelle parti comuni. E fin qui tutto bene. Ma De Corato si spinge più in là. "Potremmo ordinare agli amministratori di segnalare ai vigili anche fatti anomali - dice il vice sindaco - per esempio la presenza di troppi inquilini in uno stesso appartamento, per facilitare non solo i controlli di polizia ma anche quelli patrimoniali e fiscali da parte della guardia di Finanza". Un giochetto usato spesso: quando non si riesce a governare efficacemente un fenomeno, si delega agli altri le azioni che non ci sono riuscite. Era già successo col 'pacchetto sicurezza' della scorsa estate quando si era in un primo momento chiesto ai medici di denunciare gli stranieri senza permesso di soggiorno che si presentavano negli ambulatori. Solo la ferma reazione del mondo sanitario aveva fatto cambiare idea. 


La seconda ordinanza
ha conquistato maggiore spazio sulla stampa: è quella che impone il coprifuoco ai locali. Nella zona di via Padova dal 25 marzo viene anticipato alla mezzanotte l'orario di chiusura di bar, ristoranti e discoteche. Chi sgarra dovrà pagare una sanzione da 67 a 3 mila 333 euro, come previsto dalle disposizioni regionali. Tutto questo per evitare gli assembramenti in strada, ritenuti dal Comune - che vieta anche la vendita di bottiglie di vetro dopo le 20, ambulanti compresi - fonte di pericolo. Con buona pace degli esercenti che avevano protestato negli scorsi giorni: “Per ora viene prima la sicurezza” ha spiegato il Sindaco.


Le ordinanze saranno in vigore in via sperimentale fino al 31 luglio nella zona di via Padova. Se funzioneranno saranno estese ad altre zone della città
. Insomma c'è il rischio concreto che da quest'estate a Milano dopo la mezzanotte non si possa nemmeno bersi 'la classica birretta' tra amici dopo il secondo spettacolo al cinema. Come Cenerentola dovremo correre a casa, altrimenti potremmo essere scambiati per pericolosi fuorilegge. 

 

E' inutile negare che a noi di 'Mixa' sarebbe piaciuto un approccio diverso ai problemi. Avremmo voluto vedere nei piani del Comune uno sforzo di sperimentare proprio nella zona di via Padova tutta una serie di iniziative che facessero vedere che non c'è solo l'intenzione legittima di garantire maggiore sicurezza ai cittadini, ma anche la volontà di sperimentare una vera via verso l'integrazione dei tantissimi stranieri assolutamente in regola con le leggi italiane che vivono in questo quartiere.

 

Ci piace sperare che questa operazione messa in atto dal Comune sia una specie di avvertimento politico, anche perché a onor del vero è in corso un tavolo con le associazioni che operano sul territorio che si chiuderà il 31 marzo. Utilizzando le idee che usciranno da questo confronto il Comune ha già annunciato che presenterà un programma di interventi culturali e sociali per favorire l’integrazione. L’assessore ai Servizi Sociali Moioli ci ha spiegato che, tra le altre cose, è prevista l’apertura di uno sportello di segretariato sociale, il potenziamento dei custodi sociali, progetti con le scuole medie della zona come sostegno scolastico e attività culturali per la prevenzione del disagio e l’inclusione degli stranieri. Insomma speriamo che Letizia questa volta ci sorprenda e ci faccia scoprire che nelle sue intenzioni ci sia la voglia, più volte dichiarata, di rendere la città un modello di inserimento e integrazione. Una vera metropoli multietnica, dove legalità e solidarietà si mischino e si aiutino a vicenda, perché una società che vive coesa, non solo è più giusta, ma è anche più sicura.

di Francesco Bianco

{ 0 Commenti }

Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.