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Milano
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La parabola di Joy, la nigeriana che ha accusato di tentato stupro l’ispettore capo del Cie di via Corelli a Milano, sta per concludersi con il rimpatrio. Almeno così sembra. Già perché, come è noto, reperire informazioni su Cie e sui cittadini che vi sono trattenuti è praticamente impossibile. Risulta quasi certo, al momento, che Joy non sia stata rimpatriata il 18 marzo come annunciato, con il volo che invece ha riportato in patria molti suoi connazionali. “Per via del processo – si chiede Floriana, del gruppo di donne 25-11, che dall’inizio ha seguito la storia di Joy – oppure perché si attende che cali l’attenzione su questa storia, prima di rimpatriarla?”. Domande che restano senza risposta.
Gli avvocati della donna avevano chiesto che Joy fosse protetta come vittima di tratta. Tornare nel suo Paese significherebbe – dice – finire nelle mani degli stessi aguzzini. Ma anche qui non si sa se la proposta è stata accolta. Di sicuro Joy deve poter assistere al processo che riguarda il suo caso e l’ispettore del Cie milanese, ma sarà così? “Come è possibile non poter parlare delle violenza che si esercitano in questi luoghi? Perché restano luoghi invisibili e inarrivabili?” chiede ancora Floriana.
La storia di Joy inzia a via Corelli. Nell’agosto del 2009 è arrestata nel Cie per aver preso parte alla rivolta che termina con l’arresto di quattordici reclusi. Durante il processo, Joy denuncia di avere subito un tentativo di stupro da parte dell’ispettore capo della polizia, Vittorio Addesso. Joy viene trasferita nel Cie di Modena e poi, il 16 marzo, in quello di Ponte Galeria, a Roma.
Di Joy non abbiamo immagini o foto. Possiamo però farvi ascoltare la sua storia dalla sua voce, intervistata da Radio Cane. http://www.radiocane.info/cronache-dal-fronte/1083-joy-racconta-la-sua-storia-dal-cie-di-ponte-galeria.html
di MiDA
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