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Milano

 

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Sono ancora circa 30 gli immigrati che, nel Centro di identificazione ed espulsione di Via Corelli, a Milano, restano in sciopero della fame, ormai dal 3 marzo. Diciotto solo nella sezione maschile. Fanno sapere di non aver intenzione di sospenderlo perché “la libertà non ha prezzo”. Denunciano che le condizioni del centro sono precarie in termini di assistenza medica e pulizia e che vengono negati i diritti fondamentali. C'è gente malata, spiegano, chi ha un permesso di soggiorno valido in Spagna, altri con lo status di rifugiato politico. Ma tutti vengono trattenuti, alcuni si trovano lì dal giugno scorso. Protestano soprattutto contro la legge sulla sicurezza 94/2009, entrata in vigore l’8 agosto 2009, che ha innalzato da due a sei mesi il limite massimo della detenzione nei Cie degli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno, in attesa delle operazioni di identificazione e espulsione. Molti di loro sono stati male – in particolare una ragazza, che è stata assistita nel pronto soccorso interno alla struttura - e hanno deciso che dalla settimana prossima faranno sciopero a turno. In totale il centro trattiene circa cento persone. Le proteste continuano, seppure con un tono minore, anche in altri Cie d’Italia. A Roma una ventina di persone trattenute nel Centro di Ponte Galeria è in sciopero della fame da quattro giorni. E alcuni casi individuali di sciopero della fame sono stati segnalati anche nei Cie di Bologna, Modena e Torino.

di MDA

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