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Foto di Regionali in Lombardia: l'analisi dei programmi e dei candidati

È vero, quando si tratta di programmi elettorali si parla di intenzioni, promesse. Dobbiamo però basarci su queste per farci un’idea dei candidati alle regionali in Lombardia e allora vi proponiamo – in vista delle prossime elezioni - un viaggio nei programmi dei principali partiti, partendo dal più facile: il Pdl con Roberto Formigoni. Facile perché è dal 1995 che governa la regione Lombardia: 15 anni secchi.



Purtroppo basta scorrere il sito della Regione e cercare la voce “Immigrazione” per rendersi conto della situazione: l’assessorato non esiste, e quello di riferimento è “Famiglia e Solidarietà sociale”. Vi invito a visitare quelle pagine per accertarvi da soli che, anche lì, non c’è traccia di politiche destinate a un tema che lo stesso Formigoni, paradossalmente, definisce centrale, parlando, nel suo programma, di Lombardia come di una “regione all'avanguardia tanto nell'integrazione quanto nell'internazionalizzazione”. 


 
Quel programma – in fatto di immigrazione - è tanto scarno da permetterci di riportarlo quasi integralmente: “Con la sua vocazione internazionale la Lombardia che abbiamo costruito in questi anni ha saputo aprirsi a chi è venuto qui e proiettarsi all'estero con successo. Per favorire la convivenza, l'integrazione e la qualità della vita nei nostri quartieri e nei nostri paesi occorre rivoluzionare le vecchie (le sue peraltro, ndr) politiche abitative, che hanno favorito ghetti e situazioni ingestibili. Vogliamo promuovere un Patto regionale per offrire nuove possibilità di alloggio a prezzi diversificati (…), per riqualificare l'abitabilità dei quartieri (…) prevedendo mix abitativi che favoriscano le diverse integrazioni”. 

 

Visto che il problema abitativo è tanto centrale per Formigoni da essere l’unico, quando si parla di immigrazione, non si capisce perché le associazioni che a Milano operano in posti come via Padova – dopo 15 anni di amministrazione - lamentino prima di tutto proprio la scarsità degli alloggi a basso costo. Ci piacerebbe saperlo dallo stesso governatore, e vi promettiamo risposte a breve (la richiesta di un’intervista con lui è ferma da circa un mese, nonostante le pressioni quotidiane). Vi anticipiamo intanto anche le altre domande che ci piacerebbe rivolgergli: ritiene utili anche interventi nella scuola? Ritiene utile anche la presenza di mediatori culturali, ad esempio nell’amministrazione pubblica? Crede – se sì – di riuscire a rendere questi strumenti più efficaci rispetto a quanto avviene per l’edilizia popolare? Non crede che tutto questo abbia a che fare con episodi come la morte di Ahmed El Sayed, l'egiziano di 19 anni ucciso per strada in via Padova? La Regione Lombardia ha perso – tra l’altro - numerose cause per delibere regionali definite discriminatorie, come l’accesso degli invalidi ai mezzi pubblici e il bonus famiglia. Nel primo caso si riservava ai soli cittadini italiani residenti in Lombardia, invalidi al 100%, il diritto di utilizzare gratis i trasporti pubblici. Nel secondo caso, dal bonus per le famiglie erano stati esclusi gli stranieri in regola, in possesso del permesso di soggiorno. Anche qui è stato necessario l'intervento del Tar, che ha obbligato la regione a invertire rotta. Poi c'è stata l'assegnazione delle case Aler, il bonus bebè a Brescia, perfino la vendita dell'Aem, l'azienda energetica municipale, doveva passare unicamente ad acquirenti milanesi.
È questo, Presidente, che intende per “vocazione internazionale” e “successo” nell’aprirsi a chi arriva in Lombardia”? Attendiamo fiduciosi.

 

Nell'attesa - visto che ancora il candidato del Pd non si è mostrato interessato a un colloquio con Mixa - abbiamo cercato risposte nel sito di Formigoni. Ci siamo divertiti molto - devo dire - a navigare in un sito dove si parla di tutto, dalla polenta al Sessantotto, e dove è davvero possibile ascoltare Roberto (uno di noi) che canta con le cornamuse o i coretti da stadio scaricabili sul cellulare. Ma purtroppo non abbiamo trovato un cenno al tema immigrazione e integrazione. Come è possibile? La Lombardia ha la presenza di immigrati più alta d'Italia e Milano è la provincia con il più alto numero di richieste di regolarizzazione: oltre 43 mila. Perchè, inoltre, la legge regionale sull'integrazione non è stata più finanziata dal 2005?

 

Abbiamo chiesto alla Regione quanto spende in immigrazione. Ci ha fornito un documento dove i finanziamenti certi, concessi nel 2010 per i vari (si fa per dire) progetti dalla sola Regione, ammontano a circa 230 euro. Sono dedicati al corso 'Certifica il tuo italiano'. Il resto (330mila euro) sono fondi giunti dal Ministero.

 

Passiamo allo sfidante numero uno. Filippo Penati, Pd (Italia dei Valori, Sinistra ecologia e libertà, Socialisti, Verdi, Pensionati).

 

“La Lombardia è la Regione più multietnica d’Italia. Gli stranieri sono circa 905.000, il 9,3 per cento della popolazione, il 23,3 per cento degli stranieri dell’intero Paese.” Il programma, quando affronta l’argomento, parte subito snocciolando numeri interessanti, anche se un po’ troppo vecchiotti. L’Istat ci dice infatti – nel suo ultimo rapporto, datato 2010 – che gli immigrati in Lombardia sono - considerando solo i residenti - 994 mila e rappresentano il 10,1% della popolazione. La Lombardia si conferma la regione con il più alto numero di stranieri residenti.

Ma andiamo avanti. “In primo luogo, è indispensabile essere netti nel contrasto dell’immigrazione irregolare. (…) La normativa per l’assunzione legale di uno straniero (…) è farraginosa, in particolare per le famiglie, gli artigiani o i piccoli imprenditori, che spesso optano per l’assunzione in nero di un irregolare, magari entrato regolarmente ma con visto ormai scaduto. Infine, la combinazione della brevità dei permessi di soggiorno, della macchinosità del loro rinnovo e del loro costo accresce la probabilità che un regolare diventi irregolare suo malgrado. (…) Lo squilibrio tra tolleranza di fatto verso i datori di lavoro e severità verso i lavoratori immigrati rischia di indebolire non solo la posizione di questi ultimi, ma anche l’efficacia complessiva delle strategie di contrasto all’immigrazione irregolare.” (…)

“Utile può essere una legge che favorisca l’istituzione di albi comunali delle badanti per una maggior tutela degli anziani e delle loro famiglie. Infine, riteniamo importante l’istituzione di un fondo per l’integrazione degli immigrati per finanziare azioni positive per l’inserimento degli stessi nella società lombarda: corsi di lingua italiana, formazione, sostegno nelle scuole agli alunni stranieri, interventi per la casa. (…) Vanno riorganizzate le Aler, attribuendo loro obiettivi non soltanto di gestione e manutenzione, ma anche di sviluppo e di ampliamento del patrimonio, aspetti del tutto trascurati dalla programmazione regionale di questi anni. E’ necessario rivedere profondamente la ex legge regionale 27/2007 sui canoni di edilizia residenziale pubblica e sulla valorizzazione e razionalizzazione del patrimonio, intervenendo sul calcolo degli affitti e facendo in modo che le risorse non servano a coprire i disavanzi dei bilanci Aler, ma a riqualificare”



C’è da dire che Filippo Penati ha risposto via e-mail ad alcune delle nostre domande
. Ve le proponiamo, ritenendole comunque appendice al programma e restando in attesa (anche qui da molte settimane) di un’intervista seria. 



Lei è  stato presidente della Provincia. Cosa le ha insegnato - in termini di immigrazione - la sua esperienza? Quali traguardi ha raggiunto in fatto di integrazione?

“Come presidente della Provincia, sono orgoglioso di aver realizzato la Casa delle Culture (del Mondo, ndr). Ho varato un piano per lo sviluppo dell’imprenditoria immigrata e  emesso bandi di borse di studio, “Non uno di meno”, per favorire l’iscrizione alle scuole superiori dei figli di immigrati. Voglio ricordare infine un’iniziativa della mia amministrazione provinciale che credo abbia un  valore simbolico davvero alto. Ho promosso la pubblicazione della Costituzione italiana in 14 lingue”. Meglio di niente insomma.



Cosa manca alla politica di Formigoni in fatto di immigrazione e /o integrazione? I fatti di via Padova possono essere collegati a una cattiva amministrazione?

“Manca tutto. In 15 anni di Governo Formigoni non ha fatto nulla per l’integrazione. La legge regionale per l’integrazione degli immigrati non è stata più rifinanziata dal 2005”. 



Paradossalmente, ma come siamo ormai abituati, il principale antagonista della sinistra di Penati è  la sinistra di Vittorio Agnoletto, che corre nelle liste di Federazione della sinistra (Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Socialisti 2000). In tema di immigrazione il suo programma e le sue parole colpiscono duro: in un’intervista apparsa su milanoweb, dice: la politica di Penati in fatto di immigrazione “si colloca fra Formigoni – che spesso è costretto a moderare i toni per non rompere completamente col cardinale Tettamanzi – e la Lega. Penati aveva proposto di utilizzare il codice della strada per sanzionare chi stende un tappetino in un giardinetto per pregare. Siamo per il rispetto del pluralismo religioso? Siamo uno stato laico? Non è giusto creare dei luoghi, per esempio delle moschee, dove i musulmani possano pregare tranquillamente?”. Ci appuntiamo anche le domande di Agnoletto in vista della nostra intervista a Penati.


Poi Agnoletto se la prende con il governo: “non vuole che vi sia alcuna integrazione: per questo chi lavora e si impegna per raggiungere tale scopo diventa un obiettivo da colpire – scrive nel suo programma elettorale - . Il governo e le sue rappresentanze locali – vedi Comune di Milano e Regione Lombardia – preferiscono che la situazione precipiti ed esploda”.



Per cercare infine riparo nei principi della solidarietà (ancora dal suo programma): “Perché non vengono ascoltate le parole del cardinale Tettamanzi, che da mesi chiede agli amministratori di ritrovare il senso e il valore dell’accoglienza e creare politiche per l’integrazione degli immigrati?” Vittorio Agnoletto manca a nostro parere, più di altri, di risposte concrete, e proposte esemplificative. Il suo programma è pieno di buone parole, ma non è chiaramente delineato in senso operativo.


Savino Pezzotta, Unione di Centro, la chiama “La serenità di crescere, insieme”
. Il suo programma, in fatto di immigrazione e integrazione, dice che devono essere “programmate e attuate politiche di prevenzione, bonificando le aree di abbandono e degrado attraverso una politica di interventi di recupero, insieme ad una indispensabile azione coerente e continuativa di repressione dei reati commessi”. Per questo dice no alle ronde e si a più polizia. E mette in luce dati interessanti: “In Lombardia nel 2008 il 10% delle famiglie è formato da almeno un componente straniero” e “gli immigrati sono per il 15,5% laureati e per il 42% diplomati”. Poi propone: “l’istituzione dell’Assessorato alla Cittadinanza e Immigrazione. Un nuovo e moderno strumento di governance finora assente che si occupi, d’intesa con il Governo, esclusivamente e con più serietà del fenomeno migratorio nella nostra regione”. L’idea ci piace, cercheremo di avere maggiori dettagli nei prossimi numeri di Mixa.



Tra i minori, riportiamo Marco Cappato dei Radicali Italiani, Gianmario Invernizzi di Forza Nuova e Vito Crimi del Movimento Nazionale 5 stelle, ovvero Beppe Grillo.



Partirei dall’ultimo, che ha le idee molto chiare. Peccato siano uguali a quelle di tutti i candidati del Movimento nelle varie regioni (c’è un programma unico). Nel sottocapitolo “Integrazione sociale” tutti insieme scrivono: “I consiglieri eletti dal Movimento 5 Stelle Lombardia, si faranno promotori di un progetto di integrazione sociale e solidale (…). In particolare la Regione promuoverà:
- corsi di lingua italiana, educazione civica e organizzazione territoriale dei servizi;
- attività per contrastare situazioni di isolamento territoriale e/o sociale;
- attività di mediazione culturale e diffusione delle regole civiche, per migliorare le relazioni tra le persone e le condizioni di vita nei vari contesti sociali: abitativi, familiari, scolastici e lavorativi.
- progetti di educazione interculturale con laboratori, anche nelle scuole, per favorire la conoscenza e la consapevolezza del pluralismo culturale;
- progetti di comunicazione interculturale con campagne per sensibilizzare in modo significativo l’opinione pubblica sulle differenti culture che compongono la comunità;
- connessione strutturale tra i soggetti che operano nel campo dell’integrazione, con adozione del modello interculturale di rete;
- agevolare le organizzazioni non profit anche nella partecipazione diretta ai bandi di finanziamento, compresi quelli europei;
- eventi pubblici volti a favorire la conoscenza, la socializzazione e la coesione sociale.

Comunitario, ma almeno c’è.

 

Il programma di Marco Cappato, Radicali, invece non è ancora pronto. Come spiega lui stesso a un fan (Luigi) che, nel sito del candidato, chiede dove poterlo leggere: “Il programma non è ancora pronto, ma puoi risentire su www.radioradicale.it le conferenze stampa nelle quali, assieme a Emma Bonino, spieghiamo gli obiettivi della nostra presenza”. Molto confortante ma insufficiente. Dobbiamo riconoscere però a Cappato il merito di avere velocemente condiviso i suoi pensieri in fatto di immigrazione per e-mail.

 

Cosa ha in programma in tema di immigrazione e integrazione?

“Primo: far rispettare le regole, anche allo Stato. Se la legge Bossi-Fini  prevede 20 giorni per un permesso di soggiorno, non è tollerabile che ci si continui a impiegare un paio d'anni”.



Quali sono, secondo lei, gli obiettivi principali da raggiungere?

“L'immigrazione è una ricchezza, sia sul piano economico che culturale. Bisogna però saperla governare, senza slogan e senza scommettere sulla paura della gente, evitando di lasciare a se stesse le comunità di immigrati”.



A cosa sono imputabili i fatti di cronaca di via Padova?

“I proibizionismi sulla droga e sulla prostituzione rendono fortissima la criminalità organizzata, mentre lo Stato ha rinunciato a far applicare le leggi”.


Cosa serve per garantire una integrazione e una pacifica convivenza agli italiani e agli italiani nuovi, i figli di immigrati nati nel nostro Paese?

“Serve scuola, formazione e laicità, innanzitutto nel rispetto dei diritti delle donne: tolleranza zero contro la violenza domestica, i matrimoni combinati, le mutilazioni genitali femminili, la poligamia. Serve responsabilizzare i leader delle comunità, e avere dei "mediatori" tra le comunità e le istituzioni”.

Dove ha sbagliato, in questo senso, la politica di Formigoni?

“Formigoni non ha saputo resistere alla demagogia velleitaria della Lega, ha opposto il fondamentalismo cattolico al fondamentalismo musulmano, ha un approccio assistenzialista e proibizionista. Un nemico della laicità è anche nemico dell'integrazione”.

Radicale e conciso, ma efficace. Aspettiamo però, con Luigi, un programma vero e proprio.

 

Gian Maria Invernizzi l’ho lasciato per i saluti, per un arrivederci col sorriso. Il candidato di Forza Nuova chiede un blocco all’immigrazione per 5 anni e taglia la testa al toro. Il suo pensiero è riassumibile così: non è vero che gli stranieri fanno i lavori che gli italiani non farebbero più. La verità è che gli italiani non li fanno se sottopagati, ma se gli garantissimo un bel contratto a tempo indeterminato, pensione, assistenza, diritti, tredicesima e quattordicesima di un buon, ricco, salario… allora li farebbero. “Gli imprenditori del Nord – dice – si approfittano di disperati e gli impongono di lavorare senza orari per 800 euro al mese”. Purtroppo - si sa - il mercato è tiranno. 800 euro al mese, comunque, oggi non li butta via neppure un ricercatore italiano, italiano da generazioni. Chi glielo dice alla Fiat che un operaio deve guadagnare almeno il doppio di quanto guadagna oggi, e un suo ricercatore almeno 10 volte tanto? E le arance, quanto le vogliamo pagare al chilo? In altre parole, direi che l’argomento è un po’ troppo complesso per minimizzarlo.



Ma il ragionamento continua: se mandiamo via i concorrenti sleali il problema si risolve. “La nostra proposta è - dice Invernizzi - : aperti in uscita, con quello che chiamiamo ‘umano rimpatrio’, e chiusi in entrata”. E poi vediamo: altro che 24 ore senza di noi! 

di Michela Dell'Amico

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Come e perché si vota in Lombardia

 

Domenica 28 e lunedì 29 marzo 2010 si vota per l'elezione diretta del Presidente della Giunta e del Consiglio regionale della Lombardia. Nelle stesse giornate si voterà per le elezioni amministrative, che, nella regione, riguardano 56 Comuni, 16 dei quali con popolazione superiore ai 15.000 abitanti.

 

Saranno eletti 80 Consiglieri, di cui 64 con sistema proporzionale, sulla base di liste provinciali concorrenti, ripartiti tra 12 Circoscrizioni, che corrispondono alle 12 Province lombarde. I restanti 16 Consiglieri saranno eletti con sistema maggioritario, sulla base di liste regionali concorrenti.

Si vota con un’unica scheda di colore verde. Sulla destra sono riportati il nome e il cognome di ciascun candidato alla carica di Presidente della Giunta e il simbolo della lista che li sostiene. Il candidato alla carica di Presidente della Giunta Regionale è anche capolista della lista regionale. Sulla sinistra della scheda, ci sono i simboli delle liste provinciali collegate a ciascun candidato alla carica di Presidente della Giunta.

Accanto al simbolo di lista provinciale c’è una sola riga, sulla quale scrivere il cognome e il nome di un solo candidato alla carica di Consigliere regionale, tra quelli appartenenti a quella lista provinciale.

E' possibile tracciare un unico segno sul simbolo della lista provinciale prescelta e in questo caso l’elettore esprime un voto valido sia per la lista provinciale, sia per la lista regionale collegata, che per il candidato Presidente. Si può anche tracciare un unico segno sul simbolo della lista regionale prescelta o sul nome del candidato Presidente, senza tracciare nessun segno sul simbolo della lista provinciale. In questo caso il voto è valido per la lista regionale e per il suo candidato Presidente, mentre nessun voto è attribuito alla lista o alle liste provinciali collegate (voto unico).

In ogni caso si può espreimere una sola preferenza per uno dei candidati alla carica di Consigliere compreso nella lista provinciale prescelta, scrivendo nell’apposita riga il cognome e il nome del candidato (voto di preferenza).

L'elettore può tracciare un segno sul simbolo di una delle liste provinciali e un altro sul simbolo di una delle liste regionali non collegata alla lista provinciale prescelta, o sul nome del suo candidato a Presidente. In questo caso il voto è valido per la lista provinciale e per la lista regionale, anche se non collegate tra loro. Il voto è inoltre valido anche per il candidato Presidente capolista della lista regionale prescelta (voto disgiunto).