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Milano

 

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Il tempo minimo necessario al ricongiungimento dei figli di immigrati si aggira in Italia intorno ai 3 anni, molto spesso raggiunge i 7 anni, e quasi sempre è difficoltoso anche da un punto di vista psicologico. Lo dice la ricerca “Ritrovarsi altrove. Famiglie ricongiunte e adolescenti di origine straniera” promossa da Caritas Ambrosiana e dall’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità. Circa un terzo delle oltre 400 famiglie intervistate ci ha messo quasi sette anni per ricongiungersi completamente. I giovani ricongiunti inoltre hanno maggiori difficoltà di relazione con i genitori rispetto ai loro coetanei nati in Italia. Se l'86% dei giovani stranieri nati nel nostro Paese vive con la famiglia, ad esempio, la percentuale scende al 68% tra i ragazzi ricongiunti. Gli altri vivono con un solo genitore o con altri parenti. Il 30% dei giovani stranieri infatti può essere inserito nella tipologia che i ricercatori hanno definito “ribelli”: in genere maschi nati all’estero, spesso arrivati da poco in Italia che esibiscono un forte legame con il Paese d’origine. In questo caso sono proprio le difficoltà del ricongiungimento a dare origine allo scontro con i genitori. “Favorire i ricongiungimenti familiari per scongiurare il rischio banlieue (le periferie francesi diventate simbolo degli scontri interraziali)”, è la richiesta del sociologo Maurizio Ambrosiani, che ha presentato la ricerca dopo due anni di lavoro realizzato su un campione di 422 famiglie immigrate (primo anno) e 432 adolescenti (secondo anno) residenti in Lombardia. In base a quanto emerge dallo studio, “il ricongiungimento familiare è un processo lungo e difficoltoso, incoraggiarlo e favorirlo sarebbe una scelta politica lungimirante”. Avere più famiglie e meno immigrati soli, spesso uomini adulti, infatti porterebbe con sé anche maggiore integrazione. La ricerca individua complessivamente quattro categorie. Oltre ai 'ribelli' ci sono gli 'adolescenziali' (17,6% del campione), ragazzi, per lo più nati in Italia, per i quali lo scontro con i genitori è legato non al contrasto tra valori diversi, ma all’età. Gli “integrati” rappresentano invece il 22,6% del campione: ragazzi e ragazze ormai quasi adulti per i quali i conflitti tipici dell’adolescenza sono stati superati. Infine 'i conservatori' (29,2%), per lo più maschi, tardo adolescenti, sembrano aver interiorizzato aspetti della cultura d’origine, pur senza entrare in conflitto con la società in cui sono nati e cresciuti.

di MD

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