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Milano
Più istruiti e più anziani. E' questa la sintesi della fotografia scattata nell'annuario statistico 2008-2009 sulla provincia di Milano, elaborato dall'Osservatorio regionale per l'integrazione e la multietnicità (Orim). Da un lato infatti l'età media è passata dai 28 anni del 1997 ai 34 del 2009, mentre dall'altro, il numero di persone che dichiarano di non avere nessun titolo di studio scende dal 10,3% al 5,3%. Più che triplicati i cittadini stranieri negli ultimi dieci anni: erano 125mila del 1998 sono diventati 418mila del 1° luglio 2009.
La maggioranza degli immigrati - il 56,6% - residente in provincia vive ancora a Milano. Fuori dalla città, il comune con la maggiore presenza di cittadini stranieri è quello di Sesto San Giovanni (21mila persone), seguito da Cinisello Balsamo (17 mila), Garbagnate Milanese (16 mila), Legnano e Vimodrone (circa 15 mila), Rho (11 mila). La tendenza è proprio quella di lasciare la città negli ultimi anni. A preferire l'hinterland sono soprattutto i nuclei familiari con figli. Nel 1997 una persona su cinque viveva fuori Milano, oggi sono quasi due su quattro. E anche l'integrazione sembra migliore fuori dalla città. Secondo l’ apposito indice calcolato dall’Ismu (che va da zero a 1) è piuttosto alto per i Comuni dell’hinterland (0.558) mentre si abbassa a 0.496 per Milano.
La stabilità del soggiorno ha cambiato anche le scelte abitative degli stranieri: è infatti diminuito il numero di coloro che condivide l'appartamento con altri connazionali. Questo dato è ancora più chiaro se si considerano i ricongiungimenti familiari, che continuano ad aumentare: in Lombardia i permessi per famiglia pesano per il 43,4% sul saldo migratorio, avvicinandosi sensibilmente ai permessi per lavoro, che sono al 55,5%.
La provincia attrae sempre di più gli immigrati, che scelgono di trasferirsi in piccole città della Lombardia: dal 1° gennaio 2001 al 1° luglio 2009, alcune zone hanno vissuto una crescita straordinaria del numero di cittadini stranieri presenti: nell'area di Lodi l'aumento è stato del 332%, in quella di Pavia del 314%, a Mantova del 287%, a Sondrio del 272% e a Cremona del 265%. A rendere più invitanti le piccole province sono soprattutto i prezzi delle case, che sono sensibilmente più bassi rispetto a quelli di Milano. Inoltre il sistema produttivo italiano si svolge molto in queste zone. Il nostro tessuto economico è fatto per gran parte di piccole e medie aziende che nascono spesso in provincia. Quindi sono diverse le possibilità di lavoro per gli immigrati. I lavori più richiesti sono quelli di assistenza domestica, quindi badanti e colf, operai e manovali.
Ci sono ovviamente differenze all'interno delle diverse comunità. I filippini e i singalesi, ad esempio, sono tradizionalmente legati a Milano. A scegliere l'hinterland sono soprattutto romeni (nella provincia sono i più numerosi, 31mila), albanesi ed egiziani.
A condizionare la scelta degli immigrati anche il senso di ostilità che sentono quelli che vivono a Milano. Le recenti prese di posizione del comune, come il coprifuoco nei quartieri più multietnici della città, hanno spaventato le comunità. Secondo lo studio, infatti, il 52% di chi vive nel capoluogo ritiene che il comportamento verso gli immigrati sia peggiorato e il 33% denuncia di aver subito discriminazioni nell'accesso allo stato sociale.
di Francesco Bianco (16 dicembre 2010)
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La crisi economica ha spostato l'attenzione degli immigrati dai Paesi tradizionali, come Europa e Stati Uniti, per spingerli verso nazioni con un grande sviluppo come la Cina (meta soprattutto degli asiatici), il Sudafrica (dove arrivano principalmente africani) e il Brasile (luogo scelto dai sudamericani). Ovviamente anche l'Italia non fa eccezione e diventa meno attraente. Per il nostro Paese vale anche il principio del clima di forte contrasto all'immigrazione clandestina. Sembra quindi diminuita la capacità di attrazione del Bel Paese. Gli stranieri senza permesso di soggiorno in Lombardia sono 153.400. Sono cresciuti di 5mila rispetto al 2008, ma l'anno precedente il rialzo era stato di 18.000 persone. Il tasso di irregolarità è in media del 13% (13 irregolari ogni 100 immigrati presenti), valore tra i più bassi dell’ultimo decennio. Gli irregolari scelgono soprattutto la provincia di Milano che ne conta 69mila, di cui 44mila in città. Seguono la provincia di Brescia con quasi 20mila, e quella di Bergamo con 14mila. Tutte le altre province si attestano al di sotto delle 10mila unità.