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Milano
Come si temeva è stato convalidato il provvedimento che trattiene il marocchino Abdelrajat, sceso il 2 dicembre dalla Torre di via Imbonati, nel Cie di Modena. Si attende l'espulsione, ma il suo avvocato - Eugenio Losco - ha definito la vicenda “paradossale”, annunciando che farà un doppio ricorso contro il decreto di espulsione e il rigetto della domanda di sanatoria presentata dal suo assistito nel settembre 2009. Come già accaduto per un altro immigrato che aveva protestato sulla gru a Brescia però, la decisione del Tribunale in merito al ricorso potrebbe arrivare dopo l'espulsione.
Se espulso, l'uomo - incensurato - sarà l'unico dei partecipanti alla protesta milanese a pagare un prezzo così alto: i primi due a scendere erano riusciti a scappare, un terzo ha la cittadinanza italiana, il quarto, non avendo - al momento della discesa dalla torre - ancora ricevuto comunicazione sulla sua domanda di emersione, non era stato trattenuto dalle forze dell'ordine. Il medico che l'aveva in cura all'ospedale San Paolo lo ha dimesso, e si indaga su di lui con l'ipotesi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ma probabilmente l'accusa cadrà in un nulla di fatto.
Abdel invece, dopo essere stato condotto all'ospedale Niguarda per accertamenti (aveva una colica renale, e gli è stata diagnosticata una grave disidratazione) è stato portato al Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie) di Modena, poi il Giudice di pace ne ha confermato il rimpatrio. Temendo polemiche politiche, questa volta all’udienza di convalida Abdelrajat è arrivato con una scorta di una ventina di poliziotti, visto che il vicensidaco di Milano Riccardo De Corato aveva già annunciato un'inchiesta parlamentare per il mancato fermo degli altri immigrati, parlando di interventi alla "tarallucci e vino". È stato scortato “come fosse Bin Laden”, ha commentato il suo avvocato, che lamenta tra l'altro di essere stato informato dell’udienza solo pochi minuti prima del suo inizio.
È quindi terminata - almeno nella sua forma più estrema - la lotta coraggiosa, e finora senza pari in Italia, che 2 dei 5 manifestanti hanno condotto su una torre di Milano per 27 giorni, seguendo l'esempio di Brescia, e che con loro hanno condotto altre decine e centinaia di persone. Loro ai piedi della Torre, hanno costantemente presidiato l'area, donne e uomini guidati dal Comitato Immigrati e sono - comunque - riusciti a portare a termine un grande risultato per tutto il Paese.
Il tavolo di discussione che è stato aperto con la Prefettura è infatti "il massimo che era possibile raggiungere", ci spiega l'avvocato che sta seguendo le vicende di alcuni di loro, Pietro Massarotto, presidente del Naga. "Se non è infatti pensabile l'ottenimento del permesso di soggiorno per tutti", è probabile che - "analizzando caso per caso gli episodi di truffa conseguenti alla sanatoria" - a Milano sarà possibile garantire il permesso di soggiorno alle vittime di truffa e sfruttamento, in base all'articolo 18 del Testo Unico sull'Immigrazione, come "permesso umanitario".
Nessuna novità sulla situazione giuridica del medico del San Paolo; Massarotto ci spiega che l'indagine è un semplice atto dovuto e che non avrà conseguenze. "Perché nel caso del 23enne, non si tratta di un clandestino - ci ha infatti chiarito il presidente del Naga - ma di un immigrato in attesa di regolarizzazione, avendo partecipato alla sanatoria del settembre 2009 ed essendo ancora in attesa di risposta. Tecnicamente inattaccabile: se fosse stato fermato per strada, a un controllo di polizia, non si sarebbe potuto procedere in alcun modo contro di lui". L'occupazione di suolo pubblico inoltre - continua Massarotto - l'unica accusa che gli si poteva contestare, "non sarebbe stata ragione sufficiente a condurlo in carcere e tantomeno a piantonarlo in ospedale". Sul medico quindi si indaga solo "su un'ipotetica irregolarità nelle dimissioni", ma nulla a che fare con il diritto-dovere a prestare le cure necessarie, fatto peraltro mai messo in discussione da nessuno.
A tuonare contro l'ultimo sceso - come detto, il più debole da un punto di vista giuridico - ancora il vicesindaco De Corato: "Ora vediamo se la Questura riuscirà a identificare ed espellere il manifestante clandestino sceso dalla torre. Pensare che un quarto soggetto possa di nuovo volatilizzarsi dopo l’ennesimo ricovero in ospedale per malori sarebbe un’amara barzelletta".
“Finalmente (...) è finito il sequestro del quartiere (...), rimasto sotto scacco, costretto a subire cortei, girotondi, baccano fino a tarda notte", aggiunge De Corato.
Quello che dalla nostra esperienza è successo in via Imbonati - dove, peraltro, De Corato non si è mai visto - è del tutto diverso. La Torre ha avvicinato le persone, e le ha rese più consapevoli di cosa succede o può succedere alla loro colf, ai genitori del compagno di banco del figlio, al loro vicino di casa. Ci sono stati contatti - sotto la torre - che vorremmo definire "teneri" tra manifestanti e agenti della Digos, che hanno intessuto rapporti cordiali e scambiato esperienze di viaggio sui luoghi d'origine dei primi. C'è stato il calore di tanti vecchi milanesi del quartiere, che ci hanno detto "Milano ha accolto me 40 anni fa e ora deve accogliere anche loro" e di tanti giovani che scendevano da casa con una teglia di pasta in mano. C'è stato di certo che il Comitato Immigrati ha regalato a Milano e all'Italia la possibilità di aprire gli occhi su vicende che riguardano tutti, gettando luce su quelle storie che, finora, erano rimaste al buoio.
di Michela Dell'Amico (9 dicembre 2010)
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Anche a Brescia resta viva la protesta che ha visto cinque immigrati sopravvivere su una gru del cantiere della metropolitana per 17 giorni. È la Lombardia, cuore dell'Italia immigrata (che ospita un immigrato su quattro dei quasi 5 milioni presenti in Italia) a ospitare la più eclatante mobilitazione organizzata dagli stranieri. Gli stessi che siamo abituati a veder svolgere i lavori più pesanti: dall'assistenza agli anziani alla vita di cantiere, spesso ricattati perché senza documenti e senza diritti. Ecco i motivi della protesta.
Si lotta contro la sanatoria "truffa" del settembre dell'anno scorso, che ha concesso la possibilità di emersione solo a badanti e colf. Di conseguenza moltissimi altri lavoratori - esclusi - hanno finto di essere assistenti domestici; tanti di loro (si calcola 50mila persone in tutta Italia) sono caduti nelle trappola di truffatori che avevano promesso la regolarizzazione in cambio di diverse migliaia di euro. Certo, dare soldi per comprarsi il permesso di soggiorno oppure dichiararsi colf quando si è muratore o contadino è reato. Non c'è dubbio. Ma sono persone disperate, che in Italia lavorano da anni. Altra questione: i 500 euro chiesti dallo Stato per accettare la domanda, e incassati a prescindere dall'esito della stessa. Peggio: le questure hanno negato la regolarizzazione a chi in passato non aveva rispettato un decreto di espulsione, specificando però questa regola solo dopo che le domande erano già state presentate, insieme alla ricevuta dei 500 euro, naturalmente. Come dire, prima fai domanda e paghi, poi lo Stato ti fa sapere che non rientravi tra chi poteva partecipare alla sanatoria. "Per non parlare di chi è diventato irregolare perché ha perso il lavoro a causa della crisi - aggiunge Saidou Moussa Ba, del Comitato - e che adesso si vede improvvisamente clandestino con l'azzeramento dei contributi versati finora".
Dall'inizio della protesta, si affacciano poi nuovi motivi. Dopo i rimpatri a Brescia (ha fatto scalpore quella di Mimmo Mohammed, egiziano leader della protesta bresciana, espulso senza un processo), le reclusioni nei Cie e "le pressioni ricevute dal Consolato egiziano a Milano", denuncia il Comitato. Secondo il loro racconto, per via degli accordi bilaterali con l'Italia, l'autorità diplomatica si sarebbe spinta a minacciare gli egiziani che hanno preso parte alla mobilitazione direttamente o indirettamente, di escluderli dai servizi sociali e dalle liste di collocamento". Interrogato da Mixa, il Console generale dell'Egitto a Milano preferisce non commentare quelle che definisce solo voci. "Noi difendiamo i nostri cittadini - sostiene - ma non possiamo andare contro la legge italiana".
È ora che si introduca nell’ordinamento italiano l’allargamento dei benefici e delle tutele contenute nell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione anche ai lavoratori irregolari che denunciano i loro sfruttatori. Benefici e tutele di cui godono per ora minori e prostitute che denunciano i loro aguzzini. Una proposta in tal senso, presentata nell'aprile scorso dal Pd, è stata bocciata, ma dalla politica arrivano segnali positivi. “Su questo punto – apre cautamente il leghista Massimiliano Fedriga – si può discutere, non escludo nulla a priori”. Qualche giorno fa poi, la Camera ha approvato un ordine del giorno presentato da esponenti di Pdl e Pd per chiedere al governo di allargare la regolarizzazione anche a quei settori dell'economia italiana dove è alta la presenza di manodopera irregolare, ma che erano esclusi dalla sanatoria: edilizia, agricoltura, terziario, pubblici esercizi.