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Milano
Muore un ragazzo egiziano durante una rissa nel quartiere più multietnico della città. La politica non c'è nonostante i continui appelli degli abitanti.
"Dove manca la politica, scoppia la violenza". Lo diceva il filosofo Carlo Sini a Mixa nell'intervista collegata alla storia di copertina del numero 1 sul futuro multietnico di Milano. Neanche due settimane ed eccoci qua, con la cronaca di Viale Padova che racconta di un ragazzo egiziano ucciso a coltellate durante una rissa con un gruppo di sudamericani, forse legati alle temibili gang del quartiere. Da lì la rivolta dei nordafricani, lo sfascio di negozi latinoamericani, le auto rovesciate, gli scontri con la polizia. Un quartiere fuori controllo per 5 ore. Per anni in realtà. Ed è qui il punto. Come lamentano gli abitanti della zona (italiani e stranieri), l'amministrazione locale si è dimenticata di loro e ha lasciato una delle arterie più cosmopolite della città in balia di sé stessa. Immigrazione massiccia e non regolamentata con tuguri abitati da 7 - 10 persone dati in affitto da italiani che spesso speculano sulla loro miseria. In questo contesto, spaccio, prostituzione, criminalità diffusa trovano terreno fertile. I vigili urbani ammettono l'impossibilità di intervenire in maniera adeguata per mancanza di risorse. E il sindaco, il Comune dove sono?
Condividiamo pienamente le parole della scrittrice Sveva Casati Modignani che vive a pochi passi da viale Padova. Al Corriere della Sera ha detto "la Moratti si preoccupa per lo più dell'Expo e di tirare a lucido il centro della città". Per quanto ci riguarda una città davvero civile, la si riconosce soprattutto dalle sue periferie. E qui le uniche realtà che si mobilitano per arginare i problemi sono sempre le stesse, associazioni, cooperative, oratori, privati cittadini a cui va tutta la nostra stima. Mancano però le fondamenta che solo la politica può dare, non quella degli annunci elettorali ma quella dell'intervento pensato e mediato con chi opera sul territorio. Paradossale e mortificante poi la propaganda del governo e dell'amministrazione locale sulla sicurezza pubblica di fronte ai continui tagli alle forze dell'ordine. Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha più volte ribadito la necessità di intervenire sul fronte dell'integrazione per scongiurare situazioni simili alle banlieues francesi. Il progetto di Mixa è nato proprio per questo, quasi due anni fa.
Il nostro giornale entrerà sempre più a fondo nella città immigrata e multietnica. Racconteremo la vita di tutti i giorni e le varie nazionalità che abitano a Milano, prima e dopo l'ingorgo dei media che coprono la cronaca e poi spariscono. Al Comune e alle autorità competenti, che verranno interpellati dai nostri giornalisti, chiediamo intanto di non nascondere la testa sotto la sabbia e di immaginare interventi di vera integrazione, pensati insieme a chi opera tutti i giorni nei quartieri degradati. Bando ai proclami frettolosi, ai rimpalli di responsabilità e agli sfoghi razzisti di certa parte politica.
di Ginevra Battistini
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