news
Milano
Restano in due sulla Torre e, stremati, chiedono garanzie per scendere. Continua il tavolo di discussione con la Prefettura e un accordo potrebbe essere vicino: garantire l'articolo 18, caso per caso, alle vittime di truffa.
Si cerca l'accordo in via Imbonati, a Milano, per permettere anche agli ultimi due immigrati di scendere dalla Torre. Loro - a 40 metri d'altezza da quasi un mese -, danno segnali di cedimento, in balia delle intemperie, non solo metereologiche, di questo rigido fine d'autunno.
"È troppo pericoloso rimanere quassù" dicono, "pensiamo anche alle nostre famiglie". Si attende però, e si lavora, affinché prima ricevano garanzie. L'ultimo sceso, lo scorso 27 novembre, è rimasto semiparalizzato da un principio di congelamento. Avrebbe però ottenuto qualche certezza dalle forze dell'ordine, ed è sceso solo a seguito di queste. Una volta a terra, ha ricevuto un invito a comparire in questura, prima di essere trasportato all'ospedale San Paolo, dove poi è stato dimesso la mattina seguente. Inaspettatamente, il medico che lo ha firmato le sue dimissioni è indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: ma sarebbe un atto dovuto, che probabilmente cadrà nel nulla. "Perché non si tratta di un clandestino - ci ha detto il suo avvocato, Pietro Massarotto, presidente del Naga - ma di un immigrato in attesa di regolarizzazione, avendo partecipato alla sanatoria del settembre 2009 ed essendo ancora in attesa di risposta. Tecnicamente inattaccabile: se fosse stato fermato per strada, a un controllo di polizia, non si sarebbe potuto procedere in alcun modo contro di lui". L'occupazione di suolo pubblico inoltre - continua Massarotto - l'unica accusa che gli si poteva contestare, "non sarebbe stata ragione sufficiente a condurlo in carcere e tantomeno a piantonarlo in ospedale". Si indaga quindi solo "su un'ipotetica irregolarità nelle dimissioni", ma nulla a che fare con il diritto-dovere a prestargli le cure necessarie, fatto peraltro mai messo in discussione da nessuno. Sulla denuncia ai danni di questo medico sono comunque molti i dubbi giuridici, e la faccenda sarà oggetto di almeno una interrogazione parlamentare, ha già annunciato l'opposizione al governo. Divisioni e dubbi anche sull'operato delle forze dell'ordine. Il vicesindaco De Corato invoca il pugno di ferro in modo - lasciatecelo dire - che vista la situazione sfiora il sadismo: "Un altro clandestino è riuscito a darsela a gambe sotto gli occhi delle forze dell’ordine", ha dichiarato. "Trasportato in ospedale e da lì volatilizzato. Una cosa inaccettabile. Non c’era un presidio di agenti a sorvegliarlo? E gli uomini che sono di guardia al posto di polizia dell’ospedale, non hanno visto niente? Troppe domande su cui aspettiamo una risposta, altrimenti arriveranno in sede parlamentare con un’interrogazione al Ministero dell’Interno che firmerò personalmente”.
Posizioni discordanti, segnali contrastanti da chi amministra la cosa pubblica. Ma non sono i soli. Il Comitato immigrati, dal quale è nata la mobilitazione, attraversa giornate di intensi dibattiti, come in verità è normale che sia per una realtà tanto giovane e poco esperta. Diverse le posizioni che al suo interno sono favoreli alla discesa degli ultimi due uomini, altrettante quelle che invece vorrebbero continuare la protesta estrema (ricordiamo che la vita non è facile neppure per chi, nel presidio ai piedi della Torre, resiste posando ogni sera la testa su un cuscino umido di marciapiede).
Ma se la Torre si svuota, e il presidio si disperde, cosa resterà? Il tavolo aperto con la Prefettura sembra bastare a molti, perché "è comunque il massimo che è possibile raggiungere", chiarisce Massarotto. Se non è infatti pensabile il rilascio del permesso di soggiorno per tutti, ci sono buone possibilità che si arrivi a una situazione per cui a Milano sarà possibile "analizzando caso per caso gli episodi di truffa conseguenti alla sanatoria" garantire il permesso di soggiorno in base all'articolo 18, come "permesso umanitario".
di Michela Dell'Amico (2 dicembre 2010)
{ 0 Commenti }
Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.
Anche a Brescia resta viva la protesta che ha visto cinque immigrati sopravvivere su una gru del cantiere della metropolitana per 17 giorni. È la Lombardia, cuore dell'Italia immigrata (che ospita un immigrato su quattro dei quasi 5 milioni presenti in Italia) a ospitare la più eclatante mobilitazione organizzata dagli stranieri. Gli stessi che siamo abituati a veder svolgere i lavori più pesanti: dall'assistenza agli anziani alla vita di cantiere, spesso ricattati perché senza documenti e senza diritti. Ecco i motivi della protesta.
Si lotta contro la sanatoria "truffa" del settembre dell'anno scorso, che ha concesso la possibilità di emersione solo a badanti e colf. Di conseguenza moltissimi altri lavoratori - esclusi - hanno finto di essere assistenti domestici; tanti di loro (si calcola 50mila persone in tutta Italia) sono caduti nelle trappola di truffatori che avevano promesso la regolarizzazione in cambio di diverse migliaia di euro. Certo, dare soldi per comprarsi il permesso di soggiorno oppure dichiararsi colf quando si è muratore o contadino è reato. Non c'è dubbio. Ma sono persone disperate, che in Italia lavorano da anni. Altra questione: i 500 euro chiesti dallo Stato per accettare la domanda, e incassati a prescindere dall'esito della stessa. Peggio: le questure hanno negato la regolarizzazione a chi in passato non aveva rispettato un decreto di espulsione, specificando però questa regola solo dopo che le domande erano già state presentate, insieme alla ricevuta dei 500 euro, naturalmente. Come dire, prima fai domanda e paghi, poi lo Stato ti fa sapere che non rientravi tra chi poteva partecipare alla sanatoria. "Per non parlare di chi è diventato irregolare perché ha perso il lavoro a causa della crisi - aggiunge Saidou Moussa Ba, del Comitato - e che adesso si vede improvvisamente clandestino con l'azzeramento dei contributi versati finora".
Dall'inizio della protesta, si affacciano poi nuovi motivi. Dopo i rimpatri a Brescia (ha fatto scalpore quella di Mimmo Mohammed, egiziano leader della protesta bresciana, espulso senza un processo), le reclusioni nei Cie e "le pressioni ricevute dal Consolato egiziano a Milano", denuncia il Comitato. Secondo il loro racconto, per via degli accordi bilaterali con l'Italia, l'autorità diplomatica si sarebbe spinta a minacciare gli egiziani che hanno preso parte alla mobilitazione direttamente o indirettamente, di escluderli dai servizi sociali e dalle liste di collocamento". Interrogato da Mixa, il Console generale dell'Egitto a Milano preferisce non commentare quelle che definisce solo voci. "Noi difendiamo i nostri cittadini - sostiene - ma non possiamo andare contro la legge italiana".
È ora che si introduca nell’ordinamento italiano l’allargamento dei benefici e delle tutele contenute nell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione anche ai lavoratori irregolari che denunciano i loro sfruttatori. Benefici e tutele di cui godono per ora minori e prostitute che denunciano i loro aguzzini. Una proposta in tal senso, presentata nell'aprile scorso dal Pd, è stata bocciata, ma dalla politica arrivano segnali positivi. “Su questo punto – apre cautamente il leghista Massimiliano Fedriga – si può discutere, non escludo nulla a priori”. Qualche giorno fa poi, la Camera ha approvato un ordine del giorno presentato da esponenti di Pdl e Pd per chiedere al governo di allargare la regolarizzazione anche a quei settori dell'economia italiana dove è alta la presenza di manodopera irregolare, ma che erano esclusi dalla sanatoria: edilizia, agricoltura, terziario, pubblici esercizi.