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Tre immigrati restano sulla Torre Erba di via Imbonati a Milano, e il Comitato che li sostiene incontra il prefetto di Milano. Giovedì 25 novembre Bonino presenta un'interpellanza a Maroni

Foto di Torre Imbonati: primo passo con la prefettura, sostegno da Bonino

"È un primo passo, siamo contenti per ora", così Najat Tantoui, del Comitato immigrati che presidia dal 5 novembre i compagni saliti sulla Torre Erba di via Imbonati a Milano per protestare contro la "sanatoria truffa". Dopo l'incontro con il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, dopo tre ore di colloquio finite in un nulla di fatto, il Comitato ha il sorriso sulle labbra. Il prefetto - spiegano - ci ha detto di avere le mani legate, di non poter intervenire contro una legge che parla chiaro: chi è stato truffato, ma a sua volta ha tentato la truffa allo Stato, non può essere salvato. "Non importa se si tratta di disperati che sono stati sfruttati per anni da datori di lavoro senza scrupoli, che non possono denunciare perché clandestini", spiega Najat, che però non si abbatte: "La lotta continua, e questo è un primo passo".

 

All'incontro erano presenti i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, che si sono detti soddisfatti per aver "ottenuto disponibilità a un tavolo istituzionale permanente nel quale analizzare i problemi legati al decreto flussi e alla sanatoria" e perché "abbiamo incontrato una buona disponibilità a intervenire dove ci siano casi di sfruttamento, il che ci lascia aperta la possibilità di fare vertenza, denunciare il datore di lavoro e arrivare in alcuni casi specifici alla concessione di sei mesi in attesa di occupazione per quanto riguarda l'articolo 18". È emersa, spiegano, "la disponibilità che l'eventuale rigetto alla domanda di sanatoria venga comunicato non solo al datore di lavoro ma anche al lavoratore".

 

Se dovesse passare l'estensione dell'articolo 18 del T.U sull'immigrazione agli immigrati che vengono sfruttati sul lavoro, si potrebbe ottenere il permesso di soggiorno in cambio della denuncia del loro datore. Cosa che chiedono anche l'Asgi, associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, e il Naga, "in base a sentenze definitive che a Massa Carrara, Varese, Modena, Verona hanno concesso il permesso di soggiorno ai truffati, allargando le maglie della legge che prevede la regolarizzazione delle vittima di tratta che denunciano il loro aguzzino (ovvero l'art. 18 del Testo Unico sull'immigrazione)", ci dice Pietro Massarotto, presidente del Naga. In parole povere, la legge ha premiato con la regolarizzazione gli immigrati che hanno parlato, si sono autodenunciati, facendo però anche i nomi di chi li aveva sfruttati in nero o truffati, con l'obiettivo di stanare le associazioni malavitose che stavano dietro alle loro storie. Ad oggi però - è bene ricordarlo - la denuncia del datore di lavoro corrisponde ancora a un'autodenuncia della propria posizione irregolare e comporta il serio rischio di essere espulsi.

 

Da parte sua, il comitato ce la mette tutta per coinvolgere più persone possibili in questa lotta contro i mulini a vento. Ogni sera in via Imbonati, all'altezza del numero 49, c'è un dj set, musica dal vivo, teatro, si balla e si ride insieme, in attesa che passino le ore attorno a un falò, mentre altri immigrati tirano dritto verso le loro faccende e i vecchietti del quartiere rientrano a casa chiudendo la porta. Di vecchi milanesi (anche anagraficamente) ce ne sono tanti però anche al presidio. E c'è chi mi dice in accento romagnolo: "io sono venuto qui e mi hanno accettato, devono accettare tutti, devono accettare anche loro". Intanto Marcelo, argentino naturalizzato italiano e gli altri due compagni, un egiziano e un marocchino, proseguono la loro battaglie "dall'alto dei cieli". Da oltre venti giorni sono sospesi nel vuoto e se prima era la pioggia a rendere tutto più difficile ora si è messo di traverso anche un freddo pungente. Ogni tanto dalla torre prendono il megafono e urlano qualche frase sotto, per far capire che fa piacere sentire gente, e musica, e rumore. Nuri, siriano, mi racconta che quando una poliziotta ha capito da dove veniva, "non mi mollava più, era così contenta di poter parlare di un Paese dal quale era appena tornata e che l'aveva toccata tanto: per l'accoglienza! Allora abbiamo scherzato insieme, ché certe cose qui a Milano non esistono". Ma poi Nuri ci tiene a precisare che lui è, e si sente milanese, "sono qui da dieci anni io!"

 

Il 19 novembre è arrivata sotto la torre (ultima di una serie di politici, dai candidati alle primarie a rappresentanti dell'Idv) anche Emma Bonino, vicepresidente del Senato: "Siamo di fronte a un problema di legalità - ha detto - e vogliamo renderlo di consapevolezza nazionale". La Bonino ha annunciato un'interpellanza al ministro dell'Interno per il 25 novembre. "Chiediamo che vengano sospese le espulsioni - ha detto -. Sarà una battaglia difficile e controcorrente per un messaggio passato con grandissima forza all’opinione pubblica che abbina la micro-criminalità agli immigrati. Ma credo che la legalità sia il punto centrale della decenza civile".

 

C'è stata poi la manifestazione di sabato 20, con la partecipazione dei sindacati, e una - mercoledì 17 - con il pieno sostegno degli studenti di Milano, che nel giorno del 'NO Gelmini Day' hanno lasciato a loro la testa del corteo. "Dopo la manifestazione almeno 150 studenti sono venuti al presidio a solidarizzare coi lavoratori in lotta, c'è stata una breve assemblea e si è giustamente ribadito che gli immigrati e i giovani sono il futuro di questo Paese", ha scritto in un comunicato il Comitato.

di Michela Dell'Amico (25 novembre 2010)

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I motivi della protesta

Anche a Brescia resta viva la protesta che ha visto cinque immigrati sopravvivere su una gru del cantiere della metropolitana per 17 giorni. È la Lombardia, cuore dell'Italia immigrata (che ospita un immigrato su quattro dei quasi 5 milioni presenti in Italia) a ospitare la più eclatante mobilitazione organizzata dagli stranieri. Gli stessi che siamo abituati a veder svolgere i lavori più pesanti: dall'assistenza agli anziani alla vita di cantiere, spesso ricattati perché senza documenti e senza diritti. Ecco i motivi della protesta.

 

Si lotta contro la sanatoria "truffa" del settembre dell'anno scorso, che ha concesso la possibilità di emersione solo a badanti e colf. Di conseguenza moltissimi altri lavoratori - esclusi - hanno finto di essere assistenti domestici; tanti di loro (si calcola 50mila persone in tutta Italia) sono caduti nelle trappola di truffatori che avevano promesso la regolarizzazione in cambio di diverse migliaia di euro. Certo, dare soldi per comprarsi il permesso di soggiorno oppure dichiararsi colf quando si è muratore o contadino è reato. Non c'è dubbio. Ma sono persone disperate, che in Italia lavorano da anni. Altra questione: i 500 euro chiesti dallo Stato per accettare la domanda, e incassati a prescindere dall'esito della stessa. Peggio: le questure hanno negato la regolarizzazione a chi in passato non aveva rispettato un decreto di espulsione, specificando però questa regola solo dopo che le domande erano già state presentate, insieme alla ricevuta dei 500 euro, naturalmente. Come dire, prima fai domanda e paghi, poi lo Stato ti fa sapere che non rientravi tra chi poteva partecipare alla sanatoria. "Per non parlare di chi è diventato irregolare perché ha perso il lavoro a causa della crisi - aggiunge Saidou Moussa Ba, del Comitato - e che adesso si vede improvvisamente clandestino con l'azzeramento dei contributi versati finora".

 

Dall'inizio della protesta, si affacciano poi nuovi motivi. Dopo i rimpatri a Brescia (ha fatto scalpore quella di Mimmo Mohammed, egiziano leader della protesta bresciana, espulso senza un processo), le reclusioni nei Cie e "le pressioni ricevute dal Consolato egiziano a Milano", denuncia il Comitato. Secondo il loro racconto, per via degli accordi bilaterali con l'Italia, l'autorità diplomatica si sarebbe spinta a minacciare gli egiziani che hanno preso parte alla mobilitazione direttamente o indirettamente, di escluderli dai servizi sociali e dalle liste di collocamento". Interrogato da Mixa, il Console generale dell'Egitto a Milano preferisce non commentare quelle che definisce solo voci. "Noi difendiamo i nostri cittadini - sostiene - ma non possiamo andare contro la legge italiana".

 

È ora che si introduca nell’ordinamento italiano l’allargamento dei benefici e delle tutele contenute nell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione anche ai lavoratori irregolari che denunciano i loro sfruttatori. Benefici e tutele di cui godono per ora minori e prostitute che denunciano i loro aguzzini. Una proposta in tal senso, presentata nell'aprile scorso dal Pd, è stata bocciata, ma dalla politica arrivano segnali positivi. “Su questo punto – apre cautamente il leghista Massimiliano Fedriga – si può discutere, non escludo nulla a priori”. Qualche giorno fa poi, la Camera ha approvato un ordine del giorno presentato da esponenti di Pdl e Pd per chiedere al governo di allargare la regolarizzazione anche a quei settori dell'economia italiana dove è alta la presenza di manodopera irregolare, ma che erano esclusi dalla sanatoria: edilizia, agricoltura, terziario, pubblici esercizi.