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Milano
Dopo 9 giorni polizia e carabinieri all'alba portano via una ventina di persone. Gli immigrati sulla gru al momento restano ancora lì. Vai alla photogallery
La tensione resta alta a Brescia, dopo lo sgombero eseguito da carabinieri e polizia lunedì mattina, pochi minuti dopo le 6, del presidio davanti al cantiere, dove da sabato 30 ottobre sei immigrati sono su una gru alta 35 metri per chiedere la propria regolarizzazione. Quattordici gli italiani fermati. Tra i 30 e i 40 gli stranieri portati in Questura, tra loro anche Umberto Gobbi, portavoce dell'associazione Diritti per tutti, che aveva organizzato il presidio e da un mese si stava battendo per la regolarizzazione degli immigrati, mentre una giornalista dell'emittente bresciana Radio onda d'urto è stata ferita. Cinque al momento gli italiani rilasciati. Una ventina gli stranieri già condotti nel Cie. Per loro le accuse vanno dall'occupazione di suolo pubblico alla resistenza a pubblico ufficiale. I sei immigrati restano sulla gru. C'è stato qualche scontro tra manifestanti e agenti. Sono stati messi le camionette nei pressi del cantiere dove prima era il presidio, per impedire che si riformi. Durante l'azione alcuni dei manifestanti si sono portati sul braccio della gru in posizione pericolosa, per evitare un'azione di forza anche nei loro confronti, hanno gridato: "Poliziotto sei responsabile. Non abbiamo paura, provate a farlo".
Le operazioni di polizia sono gestite dal vice questore Emanuele Ricifari.
Prosegue quindi la protesta degli immigrati che nel pomeriggio di sabato 30 ottobre sono saliti sulla gru nel cantiere della metropolitana, ai piedi della salita che porta al castello. Restano tuttora fermi i lavori del metrò. Hanno scelto un’azione eclatante per farsi ascoltare, per farsi da portavoce di un migliaio di migranti che vogliono liberarsi dalla clandestinità.
La vicenda risale a molto prima di sabato, prima della manifestazione pacifica nel cuore della città sfociata negli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti che hanno innescato l’estrema protesta.
I sei abbarbicati in vetta alla gru sono parte di un migliaio di migranti residenti a Brescia che nel 2009 ha presentato richiesta di sanatoria pagando la relativa tassa di 500 euro e diverse migliaia di euro di contributi. Non hanno ottenuto risposta. Dopo più d’un anno, alla fine di settembre scorso, si sono riuniti in un presidio permanente, tutti accumunati da una sola volontà: mettersi in regola, uscire dalla galera della clandestinità. Nei giorni scorsi il clima si è fatto sempre più teso, la gru è sorvegliata a vista da vigili del fuoco e dalle forze dell’ordine.
Dopo giorni di pioggia e freddo, la situazione dei sei abbarbicati sul nido di ferro non è facile, sono fisicamente provati, febbre e mal di gola. Cibo freddo, vestiti inzuppati, notti in bianco, il dondolio della gru percepito nello stomaco e i bisogni fatti in sacchetti di plastica. Acrobazie per spostarsi, affacciarsi nel vuoto e lanciare messaggi, con la speranza che arrivino a destinazione, che una buona volta qualcuno ascolti la loro voce, la volontà di migliaia di persone che non chiedono altro che uscire dalla clandestinità. Intanto resistono in condizioni difficilissime in cima alla gru. Mettono a rischio la vita per avere un lavoro regolare, accedere ai servizi, veder riconosciuti i minimi diritti umani.
L'ufficio diocesano pastorale dei migranti della Caritas ha emesso un comunicato, pur prendendo le distanze dai tafferugli tra manifestanti e forze dell’ordine. Sottolinea "gli elementari motivi di possibilità di una vita normale, che questi migranti vorrebbero avere: lo dimostrano lavorando anche in nero, pagando e impegnandosi a ogni occasione di sanatoria offerta dalla legge. A Brescia molti immigrati lavoravano in nero soprattutto nell'industria, complici datori di lavoro bresciani ed extracomunitari, non hanno trovato altra soluzione per regolarizzarsi se non piegarsi al ricatto di chi era disponibile a dichiarare che i medesimi erano stati loro colf o badanti, pagando naturalmente un congruo compenso. Il diritto di manifestare degli immigrati va coniugato con tutti gli altri diritti, con la necessità di luoghi istituzionali dove ascoltare i diritti e le richieste dei migranti".
di Valerio Gardoni (8 novembre 2010)
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I sei immigrati sulla gru hanno registrato un videomessaggio raccolto da Emilio Casalini, giornalista di Rai Educational che nella notte tra sabato e domenica è salito per raggiungerli. Si rivolgono direttamente a Giorgio Napolitano.
"Ci rivolgiamo direttamente al presidente Napolitano perché è l'unico che non deve rispondere alla politica elettorale e compiacere gli elettori. Soprattutto adesso che si va verso una crisi di governo e forse a nuove elezioni. Presidente Napoletano, ti preghiamo, ascolta le nostre richieste, guarda alla truffa che è stata fatta, controlla l'ingiustizia legale contro di noi. Sei l'unica speranza in cui confidiamo, perché sei l'unico che tutti ascoltano e rispettano. Ci hanno ingannato e non è giusto. Tu sei una persona giusta. Ascoltaci".