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I cinque abbarbicati in vetta alla gru sono parte di un migliaio di migranti che nel 2009 hanno presentato richiesta di sanatoria e non hanno mai avuto risposta. VEDI FOTOGALLERY

Foto di Sulla gru

Brescia. Mercoledì 3 novembre, piazzale Cesare Basttisti. Prosegue la protesta degli immigrati che nel pomeriggio di sabato 30 ottobre sono saliti su una gru nel cantiere della metropolitana, ai piedi della salita che porta al castello. Cala la sera in fretta, i cinque si preparano a passare la quinta notte stipati alla meglio nella cabina a una trentina di metri d’altezza, che normalmente ospita un addetto. Bloccando di conseguenza i lavoro del metrò. Hanno scelto un’azione eclatante per farsi ascoltare, per farsi da portavoce di un migliaio di migranti che vogliono liberasi dalla clandestinità.

 

La vicenda risale a molto prima di sabato, prima della manifestazione pacifica nel cuore della città sfociata negli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti che hanno innescato l’estrema protesta.

 

I cinque abbarbicati in vetta alla gru sono parte di un migliaio di migranti residenti a Brescia che nel 2009 hanno presentato richiesta di sanatoria pagando la relativa tassa di 500 euro e diverse migliaia di euro di contributi. Non hanno ottenuto risposta. Dopo più d’un anno, alla fine di settembre scorso, si sono riuniti in un presidio permanente, tutti accumunati da una sola volontà: mettersi in regola, uscire dalla galera della clandestinità. Il clima si fa sempre più teso, la gru è sorvegliata a vista da vigili del fuoco e dalle forze dell’ordine. Sul piazzale antistante il presidio permanente, sostano a turno altri immigrati, per non lasciar soli i cinque. Musica e canti per dar coraggio ai loro compagni, qualche slogan, dall’alto rispondono con un megafono: "Non abbiamo nulla da perdere, siamo determinati a non scendere fino a quando non otteniamo risposte".

 

Qualcuno ottiene il permesso di entrare nel cantiere, attacca a una fune una borsa con qualcosa da mangiare. Si fa notte.

 

E’ la quinta notte. Dopo giorni di bufera e pioggia incessante, la situazione dei cinque abbarbicati sul nido di ferro non è facile, sono fisicamente provati, febbre e mal di gola. Cibo freddo, vestiti inzuppati, notti in bianco, il dondolio della gru percepito nello stomaco e i bisogni fatti in sacchetti di plastica. Acrobazie per spostarsi, affacciarsi nel vuoto e lanciare messaggi, con la speranza che arrivino a destinazione, che una buona volta qualcuno ascolti la loro voce, la volontà di migliaia di persone che non chiedono altro che uscire dalla clandestinità. Intanto resistono in condizioni difficilissime in cima alla gru. Mettono a rischio la vita per avere un lavoro regolare, accedere ai servizi, veder riconosciuti i minimi diritti umani.

 

L'ufficio diocesano pastorale dei migranti della Caritas ha emesso un comunicato, pur prendendo le distanze dai tafferugli tra manifestanti e forze dell’ordine. Sottolinea "gli elementari motivi di possibilità  di una vita normale, che questi migranti vorrebbero avere: lo dimostrano lavorando anche in nero, pagando e impegnandosi a ogni occasione di sanatoria offerta dalla legge. A Brescia molti immigrati lavoravano in nero soprattutto nell'industria, complici datori di lavoro bresciani ed extracomunitari, non hanno trovato altra soluzione per regolarizzarsi se non piegarsi al ricatto di chi era disponibile a dichiarare che i medesimi erano stati loro colf o badanti, pagando naturalmente un congruo compenso. Il diritto di manifestare degli immigrati va coniugato con tutti gli altri diritti, con la necessità di luoghi istituzionali dove ascoltare i diritti e le richieste dei migranti".

 

Sotto nel piazzale una piccola folla multietnica sostiene l’azione, oggi è stata una giornata di sole, l’estate di San Martino ha asciugato le ossa dei cinque sulla gru, leggenda del Santo che divise in due un mantello per coprire un povero mendicante nudo e freddoloso è legata alla memoria contadina e molto popolare nel bresciano.

 

Il comitato permanente, notte tempo, ha emesso un nuovo comunicato. Si prepara a una manifestazione per sabato 6 novembre, alle 15, in Piazza della Loggia a Brescia, una manifestazione pacifica contro il razzismo, per un'equa sanatoria e per sconfiggere il razzismo.

di Valerio Gardoni (4 novembre 2010)

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