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Milano

 

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Foto di Imprenditoria e integrazione a braccetto

Con un po’ di superficialità, e a volte di presunzione, si crede, nel migliore dei casi, che il compito di una società giusta si esaurisca nel momento in cui agli immigrati vengano assicurati i diritti fondamentali e un posto di lavoro. Come se gli stranieri non avessero le capacità o, che è peggio, il diritto di occupare i posti di comando. Dalla sua fondazione, quasi un anno fa, questo giornale è partito da un presupposto diverso: raccontare la luce, la forza del fenomeno migratorio nel nostro Paese, senza tuttavia trascurare il “tragico” e i conflitti. Le pagine di Mixa sono piene di storie di immigrati integrati, parte attiva della società e dell’economia nazionale e che, in certi casi, hanno sposato l’italianità molto di più rispetto a tanti nostri connazionali. Anche l’imprenditoria etnica, nel nostro Paese, non è più una novità.

Uno studio della Fondazione Ismu, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, ha dimostrato che nel 2000, le imprese immigrate attive in Lombardia erano meno del 2%, nel 2006 il 4%, nel 2008 poco più del 5 %. Una crescita costante, quella del passaggio al lavoro autonomo di molti stranieri, che è anche il simbolo del loro percorso di emancipazione.

 

Qual è il contributo che l’imprenditorialità etnica e le parti sociali possono dare all’integrazione e alla crescita delle società? A questo quesito hanno provato a rispondere gli esperti intervenuti al seminario organizzato da Unioncamere Lombardia insieme all’Ismu e alla fondazione G.Piccini. Lo sviluppo, anche economico, delle società del terzo millennio, non può prescindere da uno scambio funzionale tra gli imprenditori stranieri, con le loro competenze specifiche e i loro bacini di utenza, e le nostre istituzioni.

 

Le imprese straniere si concentrano soprattutto nei settori della cosiddetta old economy (edilizia, trasporti, servizi di pulizia, commercio al dettaglio). Questo perché hanno costi di esercizio contenuti, un numero ridotto di dipendenti e intessono reti commerciali di estensione limitata. Ma il fenomeno è in continuo mutamento, e nell’ultimo anno sono cresciute le attività economiche immigrate attive nel campo della promozione culturale, dell’assistenza informatica, delle agenzie di viaggio, della comunicazione, della moda e dell’arte. “Negli ultimi tre anni le imprese straniere sono cresciute del 33% - spiega Marco Accornero, presidente dell’Unione artigiani della Camera di Commercio di Milano – mentre quelle italiane sono in stallo. Registriamo anche un aumento delle imprese guidate da donne, con un’incidenza femminile nelle imprese straniere più forte che in quelle italiane”.

 

Secondo il monitoraggio della Camera di Commercio, l’artigianato resta l’ambito in cui gli stranieri sono più attivi, con l’edilizia in testa. La Tunisia e la Romania sono i Paesi più rappresentati in questi settori.

 

Tuttavia gli stranieri che decidono di mettersi in proprio si scontrano con una serie di difficoltà che compromettono le speranze di consolidamento dell’attività imprenditoriale e quindi anche il loro inserimento sociale. Innanzitutto la scarsa disponibilità di capitale, sia in termini economici sia, talvolta, in termini sociali; le difficoltà di accesso al sistema creditizio, per la diffidenza e resistenza delle banche; le procedure burocratiche, e infine la mancanza di informazioni.

 

“Esiste una scarsa permeabilità del mercato del lavoro e della società locale, nonché della struttura delle opportunità esistenti”, precisa il segretario generale dell’Ismu Vincenzo Cesareo. “Alcuni immigrati – aggiunge Cesareo – compensano questo svantaggio acquisendo esperienza professionale, sviluppando relazioni e conoscenze nel loro mestiere, oppure chiedendo aiuto a mediatori come parenti e conoscenti, capaci di curare i rapporti con il sistema bancario, con la burocrazia, con l'amministrazione e con le istituzioni locali. Altri, in mancanza di tutto questo, si trovano invece impigliati in un sistema che non conoscono e che dunque funge da freno, più che da catalizzatore, del proprio progetto imprenditoriale”. Un allarme che arriva da più parti, quello della carenza del sistema informativo e degli ostacoli della burocrazia, e non solo per gli imprenditori stranieri.

 

In altre realtà del nostro Paese però, si è riusciti a valorizzare l’imprenditore straniero più come “imprenditore” appunto che come “straniero”. E’ il caso di Bologna, città aperta agli immigrati per tradizione storica e politica. “Quando il fenomeno si è sviluppato, negli anni ’90, la città ha fatto fatica ad assimilarlo, poi ha cercato di fornire gli stessi strumenti a tutti, italiani e non, confluiti nello Sportello unico per le attività produttive”, racconta Raffaele Ricciardi, sub-commissario per il sociale del Comune di Bologna. “In Emilia Romagna non esiste una rete di aiuti specifici per gli imprenditori stranieri, e oggi se ne comincia a sentire l’esigenza. L’accesso al credito, così come la legislazione italiana in materia e la carenza di informazioni sono un vero problema per gli immigrati imprenditori”.

 

Tra gli immigrati che decidono di aprire un’azienda resta una diffusa tendenza all’autofinanziamento, così come uno scarso confronto con le altre realtà imprenditoriali e una autoreferenzialità nella fase di start-up. Raramente poi gli imprenditori stranieri si identificano con le associazioni di categoria. Mentre è proprio oltre quel confine che ci si può misurare con più ampie possibilità di scelta e, in una parola, crescere.

 

L’uscita da questa sorta di “sabbie mobili” - secondo gli esperti - sta nell’opportunità di confrontarsi con le altre imprese e di lavorare in rete. Un’esigenza, quella del network, che gli imprenditori stranieri dimostrano nella richiesta crescente (documentata dalla Camera di Commercio di Milano) di imparare la lingua italiana per poterla utilizzare sul posto di lavoro.

 

“Il compito principale di cui le istituzioni sono chiamate a farsi carico – aggiunge Cesareo – è quello di porsi, innanzitutto, come elemento facilitatore del radicamento dell’impresa straniera, e prima ancora come veicolo dell’integrazione effettiva degli imprenditori”.

 

Nei casi di successo, infatti, gli imprenditori stranieri sono diventati dei veri e propri leader delle loro comunità, non solo in quanto simbolo del riscatto sociale, ma anche perché hanno saputo creare opportunità interne. Un aspetto fondamentale, e di cui le istituzioni devono tenere conto. E’ attraverso questi simboli che si possono fare immensi passi avanti nel cammino verso l’integrazione e la convivenza civile.

di Marco Todarello (21 ottobre 2010)

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L'Asiim aiuta l'impresa straniera

 


Per favorire l’occupazione degli stranieri, il consolidamento e la crescita delle imprese con titolare estero è nata l’Asiim (Associazione per lo Sviluppo dell’Imprenditorialità Immigrata a Milano).

“La maggiore difficoltà è legata alla scarsa conoscenza delle norme e delle consuetudini italiane – spiega Marco Accornero, che ricopre anche la carica di presidente Asiim – per questo l’informazione e la formazione sono parte fondamentale della nostra attività. E’ un modo per contribuire allo sviluppo di imprese sane e sicure. Non dimentichiamo che la mortalità è molto più alta tra i lavoratori delle imprese straniere”.

"Solo nel 2010 Asiim ha fornito 2.300 risposte agli imprenditori, mentre 1.025 di loro si sono iscritti ai nostri corsi, che comprendono norme per la sicurezza sul lavoro e regolamentazione bancaria".

Asiim svolge un'attività di informazione dedicata a tutti gli immigrati che vogliono avviare un'impresa in Italia e a quelli che già la possiedono, ma desiderano avere un aiuto per svilupparla al meglio. Lo Sportello offre un servizio completo che, con informazioni e attività di supporto, sostiene gli immigrati nella creazione dell'impresa e nello sviluppo del business. Il servizio è completamente gratuito. Si può ottenere un appuntamento con gli esperti dello Sportello Punto Imprenditoria Immigrata presso Formaper, azienda speciale Camera di Commercio di Milano, Via Santa Marta, 18, chiamando lo 02-8515.4342 oppure info@asiim.it