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Ecco la lettera aperta di don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, al Comune di Milano: "Risolviamo la questione rom, sarebbe un segnale di coesione".


Il via libera all’Expo giunto da Parigi mi permette di prendere l’iniziativa di questa lettera aperta rivolta a lei, signor sindaco. Scrivo anche ai componenti della sua giunta, a tutti i consiglieri comunali e a quanti vogliono una città coesa, senza conflitti ed esasperazioni inutili. L’invito che le rivolgo è di non perdere più tempo per risolvere la vicenda Triboniano. Cogliamo l’opportunità per dare un forte segnale di sviluppo per Milano, che non può arretrare di fronte alle sfide impegnative.

Lei, signor sindaco, con il suo assessore, ha accompagnato passo dopo passo il progetto di superamento positivo del campo di Triboniano. Insieme col prefetto, nel ruolo di commissario straordinario per l’emergenza nomadi, ha avallato in ogni fase il piano. Ha sollecitato in prima persona l’assessore regionale, l’Aler e i privati proprietari di case a collaborare attivamente per proporre soluzioni abitative temporanee o stabili. Ha sostenuto i progetti di rientro in Romania attivando contatti anche con importanti aziende italiane che là operano, come la Pirelli.

Noi della Casa della carità abbiamo collaborato dall’inizio perché crediamo che superare Triboniano con serenità sia una straordinaria dimostrazione di coesione sociale per tutta la città. Poi, polemiche di sapore elettorale hanno fermato il lavoro che si stava facendo. Si sono addossate responsabilità a chi l’aveva promosso e condiviso, scaricando sul prefetto un compito che invece è anche di chi governa la città, cioè suo, signor sindaco. Triboniano non può essere sgomberato. È un campo regolare, voluto e gestito dal Comune. Ora, il via libera all’Expo crea un’accelerazione dei tempi. Un’urgenza che non può essere affrontata se non nei modi già stabiliti da voi stessi.

Il superamento positivo di Triboniano è un’invocazione non solo delle famiglie rom, ma anche dei cittadini che vivono lì vicino. Nella serata di martedì 19 ottobre c’è stato un incontro pubblico a cui hanno preso parte gli abitanti di Triboniano e i residenti del quartiere. È stata una discussione franca e sincera, sono emerse posizioni diverse, ma tutti, rom e cittadini, hanno condiviso il progetto di uscita dal campo, hanno chiesto che non si interrompa il percorso intrapreso. Vogliono che siano dati e rispettati tempi certi, che si guardi alle difficoltà con uno sforzo comune, senza pregiudizi, rischiando per il bene di questa città. Chiedono di risolvere concretamente un problema. Se lo facciamo permetteremo a Milano di essere una metropoli dal volto umano, capace di dare una visione di solidarietà, consapevole dell’interesse di tutti, in grado di coniugare accoglienza e legalità.

Allora perché non ci rimettiamo insieme, senza alzare i toni dello scontro, senza buttare questa vicenda nella mischia elettorale? Superiamo la situazione di stallo. Dopo l’ultimo incontro in prefettura del 14 ottobre sembrava che si potesse riprendere il lavoro. Invece tutto si è rifermato. Lei conosce l’impegno che c’è voluto per far crescere, in mezzo ai conflitti, la scelta di progettare famiglia per famiglia un percorso positivo di uscita. A oggi lo stop che c’è stato non è sancito da nessun atto formale. Ci si è arrestati solo per delle dichiarazioni. Non affrontare la situazione significa lasciare il campo lì dov’è, esasperando i conflitti e la pazienza dei residenti del quartiere sempre più stanchi di promesse non mantenute. L’invito che le rivolgo è di riprendere in mano la situazione. Nel silenzio operoso che caratterizza la Milano dell’Expo.

di MiDA (21 ottobre 2010)

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