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Il candidato del centro sinistra alle Primarie pensa a come garantire case e lavoro ai milanesi: vecchi e nuovi, con progetti già avviati. Vedi video

Foto di Boeri: "Progetti per dare casa e lavoro"

Ecco Stefano Boeri: terzo candidato, in ordine di tempo, che abbiamo raggiunto per il nostro Speciale Primarie. Architetto e urbanista, 54 anni, Boeri si presenta alla consultazione milanese del centro sinistra insieme a Valerio Onida (leggi intervista o vedi video), Giuliano Pisapia (leggi intervista o vedi video) e Michele Sacerdoti, per sfidare il centro destra: in gioco c'è la poltrona di sindaco di Milano. Dall'altra parte ancora nessuna conferma: la candidatura ufficiale di Letizia Moratti, infatti, non è ancora arrivata. Boeri ci racconta i suoi progetti per rimettere sul mercato le case sfitte, e per creare lavoro. Senza risparmiare aspre critiche all'attuale giunta, anche e soprattutto in tema immigrazione.

 

Cosa farà per l'integrazione, nei primi 100 giorni da sindaco?

È necessario cambiare a Milano il sistema di accoglienza. Il problema casa riguarda tutti. Prima cosa, ci sono 80mila appartamenti sfitti o invenduti, 9mila uffici e migliaia di negozi. Anziché costruire, dobbiamo riusare e trovare un sistema per affittare a prezzi più bassi. Garantire affitti accessibili a studenti, uomini d’affari, giovani coppie di qualsiasi provenienza è una priorità. In questo senso stiamo lavorando a Barcellona e Torino, con agenzie che fanno da tramite tra proprietari timorosi rispetto all’affitto, a una possibile morosità, e inquilini disposti a sottoscrivere contratti fiduciari. Il risultato a Barcellona sono stati 25mila immobili rimessi sul mercato. Questo è ancora più importante di costruire nuove case popolari: anche qui - tra l’altro - ci sono a Milano 5mila immobili Aler sfitti. Altra idea che stiamo realizzando con giovani tra i 16 e i 24 anni di quartieri come Quarto Oggiaro, San Siro o Barona, è un progetto per chiedere negozi a canone zero all'Aler, con l’impegno da parte dell’artigiano che lo occuperà di assumere giovani della zona. Non avete idea di quanti artigiani si sono dichiarati disponibili, in un momento in cui i giovani hanno infinite difficoltà ad avviare un’impresa: e molti di loro - ripeto - sono stranieri.

 

Come affronterà la questione rom?

Il campo è un errore. Un modello pessimo, da superare: i rom non stanziali ormai sono pochissimi. È necessario creare una capacità di dialogo e progettualità – senza editti e deportazioni -. Quello che succede a Milano fa schifo, rispetto alla sua storia. Stiamo vivendo il vomito propinato dalla giunta Moratti, che abbiamo visto cadere ai piedi di Bossi sulla faccenda rom. È necessario ribaltare la situazione, ma affrontando il problema sicurezza: che riguarda immigrati e italiani. Si fa cadere nella cornice dell’immigrazione ciò che in realtà è un problema di questa giunta, che ha perso il polso della città, ha perso il controllo dei suoi quartieri: basta guardare le camionette e i bar spenti a Corvetto o le case popolari dai cortili inaccessibili, abbandonati anche dalle forze dell'ordine. È necessario non escluderli, classificandoli. Ma includerli e accettarli per la loro progettualità.

 

Crede sia giusto costruire una moschea?

Per i miei discorsi sulla necessità di costruire una moschea a Milano sono stato attaccato da più parti, anche da sinistra. Ma esiste un diritto al sacro. Abbiamo 100mila persone di fede islamica a Milano, 200mila se si contano gli irregolari. E poi ci sono cittadini di varie parti del mondo che arrivano a Milano per la finanza o la moda e non hanno dove pregare. Al Cairo per lavoro ne parlavo con un docente economista: mi diceva che quando viene a Milano si vergogna a pregare in viale Jenner. Queste sono cose importanti ed è ora di finirla con questa visione pauperistica che ci danneggia e ci preclude un’immagine di eccellenza al’estero. Con alcuni studenti musulmani ho già avviato un progetto di moschea per Milano, pensandola anche come luogo di avvicinamento e conoscenza per i milanesi, e unendola a spazi attigui come una biblioteca, un museo, un ristorante.

 

Lei troverebbe utile istituire un assessorato all'Immigrazione?

Come ho già detto un mio obiettivo sarà istituire l’assessorato ai Bisogni. L’idea è intercettare i bisogni delle persone, scoprirli, e poi utilizzarli per creare impresa. Abbiamo già sperimentato questo progetto con Ida Curti (assessore di Torino alle politche per l'Integrazioen, ndr) e ha funzionato perfettamente. L’amministrazione pubblica deve dare servizi ma anche capire i bisogni e trasformarli in opportunità di lavoro soprattutto per i giovani di qualsiasi provenienza. L’assessorato all’Immigrazione è altrettanto interessante. L’obiettivo deve essere integrare e accogliere: dai richiedenti asilo, allo studente Erasmus, all’immigrato. Invece dobbiamo subire questa vergogna e questa umiliazione di una Lega che si dice paladina della milanesità, mentre la storia di Milano si basa sull’integrazione.

 

Lavorerebbe per concedere agli immigrati il diritto di voto?

Senz’altro. Il voto amministrativo deve essere concesso a chi ha il permesso di soggiorno. Una volta insomma che di una persona si codifica la presenza, per me, questa può avere diritto al voto. Chi vive qui deve votare. È un guadagno per tutti. Ogni parte di Milano deve raccontarsi e partecipare. Dopo quanto? 3 o 5 anni, il minimo indispensabile.

 

Dove pensa di trovare i fondi per realizzare quanto dice?

Sto studiando i bilanci comunali in questo periodo e vi assicuro che le spese, tra consulenze, spese per municipalizzate, Milano sport, Milano ristorazione, Atm, i costi dei consiglieri....Diciamo che si potrebbe operare un risparmio colossale, e se penso a cosa è stato sottratto a Milano, in termini, ad esempio, di scuole civiche o scuole serali, il tempo pieno: che è stato perso. Ricordiamoci che la scuola è sempre il punto primo, anche quando si parla di integrazione. Con la casa, è il punto di partenza. Anche a una presenza di stranieri in giunta dico senz’altro sì, non sono per le quote fisse ma è necessario rappresentare tutta la realtà di Milano.

 

Ci tengo a ricordare un progetto molto importante: il 7 novembre ci sarà un’iniziativa per portare dentro Milano, in via Padova, un’anticipazione dell’Expo, che è a tema alimentazione. Un’occasione per valorizzare il mondo che abita Milano, e una delle sue eccellenze, che è la ristorazione. Tutti i Paesi del mondo saranno chiamati a un tavolo di 1,5 km con tutte le comunità etniche e regionali, una grande festa per raccontare la dimensione cosmopolita di Milano. Il messaggio è che L’Expo o è di tutti oppure è meglio che non ci sia.  

 

A Milano sarà possibile votare alle Primarie del 14 novembre presentandosi con un documento di identità e il permesso di soggiorno nelle sedi che dal 26 settembre saranno elencate sui siti internet dei vari partiti della coalizione. È richiesto un contributo di 2 euro.

di Ginevra Battistini e Michela Dell'Amico

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Chi è Stefano Boeri

Nato a Milano nel 1956, architetto e urbanista, Stefano Boeri insegna al Politecnico di Milano e dirige un seminario alla GSD di Harvard (Graduate School of Design). E' direttore della rivista “Abitare” dal 2007. Ha lavorato a sistemi urbani e portuali a Genova, Napoli, Trieste, Cagliari, Salonicco, Mitilene, Marsiglia, La Maddalena. A Milano, ha partecipato alla nuova sede della RCS di via Rizzoli, al rinnovamento del Policlinico, al masterplan per il CERBA, al Bosco Verticale (modello di residenza sostenibile) e alla Casa-Bosco, progetto di edilizia sociale. Ha partecipato alla Consulta architettonica internazionale del Masterplan Expo Milano 2015.

"Nel mio lavoro - scrive su www.stefanoboeri.it) ho cercato di coniugare il respiro internazionale con la passione per Milano. Con il gruppo di ricerca Multiplicity e con il laboratorio del Politecnico Multiplicity.lab abbiamo unito lo studio della città nei suoi aspetti politici e sociali al lavoro sul territorio. Abbiamo seguito progetti come Metrobosco, Milano. Cronache dell’abitare, Le Cascine di Milano. Verso e oltre Expo 2015, Cityrom".