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Milano
"Voto dopo 3 anni ai residenti. Ai rom le case dei mafiosi". Questi alcuni degli obiettivi del candidato alla primarie del centrosinistra (Vedi video)
Ecco la seconda puntata del nostro Speciale Primarie. Questa volta tocca a Giuliano Pisapia (vedi video), ex deputato indipendente di Rifondazione Comunista, avvocato penalista, candidato alle primarie del centro-sinistra con Valerio Onida (leggi intervista), Stefano Boeri e Michele Sacerdote, per sfidare il centro-destra: in gioco c'è la poltrona di sindaco di Milano. Pisapia punta alla società civile, alla riscossa dei quartieri e a un'amministrazione più attiva e vicina ai cittadini: anche se solo residenti. Vuole un Assessorato alla coesione sociale, che pensi all'integrazione degli immigrati ma anche a quella - ad esempio - degli ex carcerati. Voto alle comunali per chi risiede in città da almeno 3 anni e poi una moschea per Milano, ma anche un grande centro inter-religioso. I rom? "Assegnamogli le case sequestrate alla mafia".
Cosa l’ha convinta a presentare la sua candidatura?
Sono entrato in politica per far crescere la voglia di cambiamento e interrompere il “mortorio” del centro-sinistra. Ho voluto lo strumento delle primarie, che considero molto importante per assicurare una partecipazione dei cittadini che vogliono tornare alla politica dei valori.
Lei pensa, come ci ha detto Assane Guiebre, il padre di Abba, ucciso due anni fa a sprangate da due baristi italiani, che Milano sia sempre più razzista?
Milano è ancora generosa e accogliente ma tutto questo è nascosto, esiste una deriva razzista di cui sono fautori e responsabili il centro-destra e la Lega. Per il mio lavoro prenderò esempio dalle parole del sindaco Greppi, il primo del dopoguerra: “I poveri non possono aspettare” e da quelle del cardinal Martini, che campeggiano sul mio sito: “Chi non è ospite della casa dei diritti, non lo è della casa dei doveri”. A Milano sarà quella che io chiamo cittadinanza attiva, - tutto il mondo dell’associazionismo e del volontariato – a far cambiare le cose e a far diventare questa città un punto di riferimento in Europa e la capitale morale d’Italia.
E come si inizia un processo del genere? Ha una tabella di marcia?
Nei primi cento giorni del mio mandato inizierò a cambiare la struttura dei quartieri, e sono certo di realizzarla – con l’aiuto dei cittadini – nei primi 8 mesi di lavoro. Ridarò fiducia anche a chi lavora nelle istituzioni, perché raggiungeremo obiettivi fondanti. Vi faccio un esempio. Ho visitato recentemente una comunità in una cascina ristrutturata nel Parco Lambro, gestita dalla Caritas: accoglie persone con problemi psichici, delle quali dovrebbe prendersi carico la comunità, ma non è così; poi tossicodipendenti ed ex; infine una piccola comunità rom che ha subito uno sgombero e qui vive in tranquillità in piccole case di legno. Sono posti come questo che devono fare da modello per Milano, comunità con un grande rispetto reciproco e regole condivise: inclusive verso gli altri. A Milano ci sono tanti luoghi come questi: parchi, cascine, teatri o asili abbandonati, oppure seguiti solo dalla buona volontà delle associazioni. Il Comune deve invece assistere queste realtà e promuoverle, creando uno spirito comunitario e togliendo definitivamente le persone – anche milanesi – dalla strada.
E la sicurezza?
Le ordinanze della giunta Moratti hanno spento le luci dei quartieri, un danno enorme che ha peggiorato la sicurezza delle strade: si spengono le luci e la criminalità emerge. La soluzione per me parte dalla scuola. Penso con ammirazione a quelle maestre che, dopo aver perso alunni rom in seguito agli sgomberi, li hanno cercati – trovandoli magari in tutt’altra parte della città o a volte sotto i ponti – e li hanno riportati a scuola. Lì dove avevano iniziato un percorso di integrazione non solo tra bambini, ma anche tra le mamme e i padri. Insomma, scuola per tutti. Ma non solo. Bisogna far rivivere le scuole civiche, che sono di fatto scomparse ad opera della giunta Moratti, e che erano invece uno strumento d’integrazione per chi veniva dal Sud, scuole serali per chi magari non aveva la 5° elementare. È così che si cancella la diversità.
Un problema per l’integrazione è spesso il lavoro...
A Milano centro l’edilizia va avanti con il lavoro sommerso, pagato 2 euro l’ora. E’ un male da sconfiggere. Non è concepibile lo sfruttamento di chi è impossibilitato a regolarizzarsi, è necessario ristabilire l’uguaglianza tra chi è nato a Milano e chi arriva qui da lontano.
Torniamo ai rom. Come si risolve il problema, garantendo sicurezza a chi vive vicino ai campi?
Ho sempre operato per collegare strettamente legalità e solidarietà: non credo sia facile ma è possibile. Una soluzione per me, per la questione Rom, è affidargli le case sequestrate alla mafia, in modo da non scavalcare chi si trova in graduatoria, in attesa di una casa Aler. Sarebbe un forte segnale che è possibile risolvere la questione e non reprimere e basta: i rom spesso sono italiani e stanziali. Si tratta comunque di una realtà eterogenea e non è pensabile dare a tutti la stessa risposta.
Altra patata bollente: la costruzione di una moschea...
La nostra Costituzione non dà solo un diritto formale, ma una concreta possibilità di esercitare il proprio precetto religioso. Io penso a una grande moschea per i grandi eventi, come il Ramadan, e poi a tanti piccoli centri di preghiera nei vari quartieri. La moschea dovrà essere autorizzata. Quello che succede in viale Jenner – islamici costretti a pregare per strada o sui marciapiedi – non è dignitoso per chi prega e neppure per chi abita in quel quartiere. Stesso discorso per le altre confessioni: voglio luoghi di intercultura e dialogo tra religioni ed etnie diverse, spazi di scambio e conoscenza. Questo a mio avviso è l’unico modo per essere laici nel rispetto delle religioni. Un grande passo in avanti sarebbe l’ora di religione, a scuola, trasformata in storia delle religioni: così che le altre fedi possano essere conosciute e non viste come “diverse”.
Cos’altro farà per l’integrazione? Lei crede sia necessario un Assessore all’immigrazione nella città – ma anche provincia e regione – a più alta percentuale di immigrati in Italia?
Tra i punti fermi da completare nei primi 8 mesi del mio mandato c’è un registro delle unioni di fatto, che riguarda anche tante famiglie emigrate, e poi uno sportello dei diritti del cittadino: non solo per chi è residente, ma anche e soprattutto per chi vive e lavora a Milano. Uno in ogni quartiere. Milano è divisa in nove zone, che sono come piccole municipalità: devono fornire servizi ed essere un punto di riferimento per tutti in ogni area. Mi piace comunque molto anche l’idea dell’Assessorato all’immigrazione, che chiamerei però piuttosto alla coesione sociale. Se infatti è vero che l’integrazione riguarda soprattutto gli immigrati, pensiamo anche - ad esempio - a una persona che esce dal carcere e, dopo aver scontato la propria pena, voglia reinserirsi nel modo migliore e trovare un lavoro.
E il voto?
Mi sono sempre battuto, da parlamentare, per il diritto di voto agli stranieri nelle elezioni politiche, ma servirebbe una riforma nazionale e forse anche costituzionale. Credo ugualmente nel diritto di voto alle amministrative, per chi è residente da 3 o 5 anni. Tutti hanno infatti diritto di partecipare alla vita pubblica, al fine di veder riconosciuti i propri diritti e quindi rispettare i propri doveri. Vorrei poi rendere effettiva la Consulta per l’immigrazione che Letizia Moratti aveva esposto in campagna elettorale, ma che non ha mai attuato.
Inserirebbe gli stranieri in politica anche attivamente? Nella sua giunta?
Certamente nell’assessorato alla coesione sociale. È importante assegnare i posti in base alla competenza, e la competenza si crea certamente con lo studio e l’esperienza, ma anche attraverso la vita vissuta.
Come pensa di trovare i fondi per tutti questi interventi?
I fondi ci sono il problema è come spenderli. Milano ogni anno compie interventi con un'alta percentuale di sprechi. Pensiamo che solo dalle municipalizzate il Comune incassa 100 milioni di dividendi. Il Comune possiede beni che generano ricchezza ma è necessario utilizzarli bene: non concedere permessi di costruire grattacieli e arricchire così chi ha già troppi soldi. È necessario investire nei giovani – anche extracomunitari – dare un supporto alla creazione di cooperative con progetti validi, e dar vita così a un circolo virtuoso di inserimento e lavoro che porta di conseguenza una maggiore spesa e in definitiva un migliore sviluppo economico, che potrà permettere poi di contrastare il precariato.
A Milano sarà possibile votare alle Primarie del 14 novembre presentandosi con un documento di identità e il permesso di soggiorno nelle sedi che dal 26 settembre saranno elencate sui siti internet dei vari partiti della coalizione. È richiesto un contributo di 2 euro.
di Ginevra Battistini e Michela Dell'Amico (30 settembre 2010)
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Nato a Milano nel 1949, Giuliano Pisapia fa l’avvocato. Già negli anni dell’università inizia la sua esperienza nelle carceri, come educatore al Beccaria. Sarà poi anche operaio in un’industria chimica e impiegato in banca. "Il mio lavoro di penalista - scive presentandosi sul suo sito, pisapiaxmilano.com - mi ha portato a contatto con le ingiustizie, le disuguaglianze, la mancanza di diritti". Ha seguito il processo “Toghe sporche” (imputati Previti, i giudici Squillante e Metta) e i fatti del G8 di Genova, dove è stato l’avvocato della famiglia di Carlo Giuliani. Ha partecipato a numerosi collegi internazionali di difesa, tra i quali quello per il leader curdo Ocalan.
"Da mio padre Giandomenico - scrive - avvocato, ho ereditato l’amore per il diritto e i diritti; da mia madre, Margherita, cattolica, l’attenzione per i più deboli". Nel 1996 è stato eletto deputato indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista. In quella legislatura è stato presidente della commissione giustizia della Camera dei deputati. Nel 2001 è stato rieletto deputato e presidente del Comitato carceri.
"Non ho figli, ma sono felice di avere intorno a me il figlio della mia compagna e sette nipoti: una squadra di ragazzi tra i 12 e i 30 anni che adoro e che ogni estate riunisco per un viaggio tutti insieme. Sono un gran viaggiatore e sono stato molto sportivo: calcio, sci, pallanuoto a livello agonistico. Adoro il mare e andare in moto. Non so cucinare e la sera mi addormento leggendo Topolino".