news
Milano
Meno partiti, più società: questa l’ambizione del candidato sindaco (vedi video)
Con questa intervista (Vedi video) Mixa apre uno speciale dedicato alle primarie del 14 novembre, che stabiliranno il candidato sindaco del centrosinistra milanese. Iniziamo con il noto costituzionalista Valerio Onida. Il suo obiettivo per ridare luce alla Madonnina è ottenere il voto amministrativo per gli immigrati residenti da almeno 5 anni e coinvolgere nella politica le associazioni: tutte quelle piccole realtà che meglio di altre conoscono il territorio e i suoi problemi. Così le forze giovani entreranno nell’ingessata amministrazione milanese: “liberando i canali ostruiti della politica”, assicura.
Cosa l’ha convinta a presentare la sua candidatura?
L’allontanamento dei giovani dalla politica, il loro distacco – che è presente in tutta Italia, ma a Milano in particolare – è un fatto preoccupante: la democrazia senza partecipazione finisce. Sfiducia, scetticismo e anche disprezzo. Per questo è nato il “Comitato Milano che Riparte”, per svegliare la società. Il compito di interessare la collettività non può essere lasciato - come esclusiva - ai partiti, che invece al contrario hanno perso il contatto con la società.
E com’è questa società?
A Milano per esempio è ricchissima di associazioni e volontariato. Il mio obiettivo è coinvolgerli nella politica, far capir che la politica non è per forza lontana dal loro modo di vivere e lavorare per la città. Voglio mappare e conoscere queste associazioni, quelle che dimostrano di avere vitalità alla base. Bisogna aprire i canali della politica alle piccole realtà.
Cosa farà allora per una minoranza, che per di più non vota, come quella degli immigrati e dei loro figli, quelli che noi chiamiamo i “nuovi milanesi”?
Lo stesso nome di Milano suggerisce l’incontro. Milano è una città con la vocazione dell’accoglienza, e si è visto negli anni ’50 e ’60: con la migrazione interna sono arrivati gli stessi problemi che ci sono oggi con gli immigrati stranieri, ma Milano allora era capace, sembrava “integrare” naturalmente. Come mai oggi sembra chiudersi? Io credo che la responsabilità sia soprattutto della politica. E’ un fatto culturale: rischiamo di perdere la cultura dell’apertura, di accettare il diverso e sapere che può portare qualcosa di buono. Fermo restando il principio della legalità e del rispetto reciproci.
Coinvolgerli anche in politica?
Certamente. In modo diretto e partecipato e poi con il diritto di voto. Credo che il sindaco di una città come Milano dovrebbe fare sua questa battaglia: concedere il diritto di voto ai cittadini residenti regolarmente da 5 anni, come stabilisce la Convenzione di Strasburgo che l’Italia purtroppo ha recepito solo parzialmente.
Lei pensa, come ci ha detto Assane Guibre, il padre di Abba, ucciso due anni fa a sprangate da due baristi italiani, che Milano sia sempre più razzista?
Milano rischia di apparire xenofoba e razzista. Prendiamo il caso dei rom. La mozione del centrodestra in Consiglio Comunale diceva a chiare lettere “No le case ai rom”: ma io credo sia molto pericoloso identificare un gruppo, una minoranza etnica, come bersaglio. Identificare una comunità e stigmatizzarla. Io non parlo di rom ma di persone, persone alle quali è stata sgomberata la casa senza dare una soluzione alternativa, spesso anche a famiglie con bambini: questo è inaccettabile.
Lei cosa farebbe per risolvere il problema dei rom?
Non procederei mai a sgomberare un campo senza prima avere un alloggio sostitutivo, magari provvisorio, d’emergenza. Invece la politica dice: “L’importante è buttarli fuori”. La politica usa la paura, parla alla pancia delle persone, approfitta delle reazioni istintive per catturare il consenso. Parlo della Lega Nord soprattutto, ma non solo. Anche la sinistra, per debolezza, o per subalternità culturale, segue questo modello, perché tenta di attrarre voti. Ma è un errore politico, oltre che un cancro culturale.
Che cosa farà per l’integrazione degli immigrati se dovesse diventare sindaco?
Gli immigrati a Milano sembrano nascosti sotto il pelo dell’acqua. Sono una risorsa indispensabile perché sono colf, baby sitter, operai. Sembra però che una volta assolto il loro compito debbano sparire: se si vedono, si dice che sporcano, disturbano. Io vorrei invece feste organizzate dalle varie comunità per farsi conoscere, e coinvolgere i milanesi, per farli emergere e renderli parte della società a tutti gli effetti.
Regione, Provincia e Comune hanno qui la più alta percentuale di immigrati d’Italia eppure nessuno di questi enti ha un assessorato dedicato all’immigrazione e all’integrazione. Lei lo ritiene necessario?
Non la escludo come possibilità, ma bisogna stare attenti alle etichette e non pensare che sia così semplice risolvere un problema. Anche perché un assessorato comporta dei costi.
Casa, scuola, periferie, legalità. Queste le aree di intervento per favorire la coesione sociale anche per gli immigrati. Lei cosa ne pensa?
Prendiamo la scuola. È importante che la politica operi per favorire classi miste ed evitare scuole o quartieri ghetto. La proposta del Ministero di un tetto per gli alunni stranieri non è sbagliata in linea teorica. Ma come attuarla? Le famiglie spesso preferiscono allontanare i bambini da scuole magari più vicine, ma a più alta percentuale di stranieri, perché le considerano peggiori. Invece la differenza è un arricchimento, un compagno di classe che arriva dall’altra parte del mondo può regalare esperienze ed emozioni che nessun libro può dare. L’obiettivo per me sarebbe dare alla scuola i mezzi – in termini ad esempio di insegnanti di sostegno per la lingua – per gestire la differenza e farne davvero una ricchezza.
Con quali fondi?
Milano è una città ricca e i fondi si trovano, quando si parla di interventi così importanti. E che tra l’altro non sono costosissimi, si tratta di micro interventi. Ci sono obiettivi irrinunciabili e per questi le risorse si trovano.
A Milano sarà possibile votare alle Primarie del 14 novembre presentandosi con un documento di identità e il permesso di soggiorno nelle sedi che dal 26 settembre saranno elencate sui siti internet dei vari partiti della coalizione. È richiesto un contributo di 2 euro.
di Ginevra Battistini e Michela Dell'Amico (21 settembre 2010)
{ 1 Commenti }
Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.
Nato a Milano nel 1936 da padre sardo e madre siciliana: figlio delle “mescolanze” tipiche di questa città. Così si presenta sul suo sito (che si inaugura proprio oggi, www.milanonida.it) Valerio Onida, giudice costituzionale e poi Presidente della Corte costituzionale nel 2005. Docente di giustizia costituzionale all'Università degli Studi di Milano, collaboratore de “Il Sole 24 Ore” e Lavoce.info. Volontario allo “sportello giuridico” per i detenuti nel carcere di Bollate. Dal 2009 Valerio Onida è stato eletto presidente, per tre anni, dell’Associazione italiana dei costituzionalisti.
Sposato, cinque figli e cinque nipoti, ha lavorato come esperto per la Regione Lombardia e partecipato alla stesura dello statuto del Comune di Milano nei primi anni novanta. Come avvocato si è occupato di questioni di diritto costituzionale e amministrativo. Punti fermi nel periodo del suo mandato alla Corte costituzionale, la lotta contro l’abuso dei decreti legge e le prerogative parlamentari.
Appassionato della Carta Costituzionale, ha pubblicato “La Costituzione” per il Mulino, un testo che ne illustra la storia, i fondamenti e i principi.
Mai stato iscritto a un partito, ma sempre impegnato in politica: ha combattuto per il no nel referendum abrogativo sul divorzio del 1974, e ha difeso, come avvocato, i referendum di iniziativa radicale negli anni ottanta. Ha preso parte alla campagna per il no nel referendum del 2006 sul progetto di riforma costituzionale (la c.d. devolution) e a tante iniziative in difesa della cultura costituzionale.
Valerio Onida ha l’abbonamento ai mezzi pubblici, che usa per spostarsi in città in alternativa alla bici (tessera Bikemi n. 2036020812, una delle prime) e al radiotaxi.