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Milano
Dura vita quella del politico che ha a che fare con i rom. Mariolina Moioli si è trovata contro la sua stessa maggioranza in Consiglio Comunale. Seguiamo con attenzione la vicenda: ci sono 25 case Aler già assegnate da tempo a famiglie rom, ma Pdl e Lega - spinti dal vento d'Oltralpe - presentano una mozione che prevede che "le 25 abitazioni messe a disposizione da parte dell'Aler alle associazioni e cooperative del privato sociale non vengano assegnate ai nuclei familiari rom". Per evitare la zuffa politica, alla fine la mozione non viene messa ai voti, ma l'assessore alla famiglia e alle politiche sociali, Moioli, viene sfiduciata nei fatti, dopo aver cercato di spiegare le scelte della giunta sulle case popolari portate avanti in collaborazione con la prefettura e con il terzo settore, grazie ai finanziamenti del Viminale.
Intanto, il candidato sindaco del centrosinistra Valerio Onida sfida l'opinione pubblica, oltre che Palazzo Marino, e presenta un esposto con una decina di nomadi milanesi, assistiti anche da una Ong statunitense, Open Society Justice Initiative, per chiedere che il tribunale accerti il carattere discriminatorio dei provvedimenti del governo sulla "emergenza rom" e che vengano sospesi immediatamente. Nella lente ci sono censimenti ritenuti troppo approssimativi. L'udienza si è tenuta davanti al giudice della prima sezione civile e, dopo la testimonianza di un consulente del Centro europeo per i diritti dei rom, è stata rinviata al prossimo 5 novembre. La richiesta è di porre la questione alla Corte di giustizia dell'Unione Europea.
Il ricorso contesta il decreto e la successiva ordinanza governativa che hanno dato il potere ai prefetti in Lombardia, Campania e Lazio di effettuare i censimenti nei campi nomadi. Davanti al giudice civile di Milano, Andrea Ansaldi, consulente del Centro europeo per i diritti dei rom, ha testimoniato che i nomadi hanno subito controlli illeciti da parte della polizia. Ansaldi ha parlato di "vere e proprie operazioni di polizia" svolte dalle forze dell'ordine e non "da operatori come deve avvenire in questi casi". Spesso le perquisizioni sono avvenute tra le 5 e le 7 del mattino e in alcuni casi, come a Napoli, "ai nomadi veniva richiesto di specificare la propria etnia". Ai rom non sono stati fatti firmare "fogli per il consenso" e Ansaldi ha spiegato che i dati di questi censimenti non sono stati mai forniti dalle autorità.
"Gli sgomberi dei rom dai loro campi sono cose impensabili in una società civile, basta un po' di comprendonio per capirlo e il minimo standard di civiltà", ha detto Valerio Onida. I giornalisti hanno chiesto al candidato di centro sinistra se difendere i rom non sia un "regalo" a Letizia Moratti. "Io sto seguendo una tesi di cui sono assolutamente convinto. Non si può infatti sgomberare delle persone senza dargli alternative", ha risposto Onida.
Giocando con la logica, De Corato ha invece risposto fuori dal coro: "Onida - scrive in un comunicato -, neo paladino dei rom, strilla solo perché è in campagna elettorale".
Partecipa al dibattito anche Don Colmegna, che proprio non ci sta a riaprire la questione case-Aler: "La politica della paura riesce solo a lasciare i problemi dove stanno. Ingigantendoli anzi, perché sono la miglior garanzia di consenso facile. (...) Quel che non accetto - prosegue don Virginio - è la discriminazione. Le venticinque case di cui stiamo parlando, e la cui assegnazione era stata prevista e finanziata già in agosto dallo stesso piano Maroni di cui sopra, sono legate a progetti temporanei per l'uscita da situazioni di disagio sociale: nessuno ora può dire "basta che non sia il disagio dei rom". E osservo che anche dal centrosinistra, in questa circostanza, sono emerse posizioni piuttosto equivoche. Così come non aiutano, anzi, le posizioni dell'area antagonista che contribuisce solo a esasperare lo scontro, proprio come vogliono gli altri: nessuno è interessato a risolvere, solo a cercar seguito".
di MiDA
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