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Milano
Tradate si ostina. È successo a molti Comuni, specie in Lombardia, di cadere nella tentazione di discriminare i genitori di origini non italiane e rifiutargli il 'bonus bebè', quell'assegno pensato per sostenere le famiglie con un bimbo piccolo. Ma Tradate va oltre, si incaponisce e ricorre in appello: di far le cose uguali per tutti proprio non ne vuol sapere. Il 26 luglio scorso il Tribunale di Milano aveva stabilito il principio di parità di trattamento anche per i genitori stranieri residenti nel paese in provincia di Varese, e che quindi dovrebbero essere sottoposti agli stessi diritti e ai medesimi doveri dei tradatesi garantiti.
Il Comune ha invece impugnato la sentenza, sostenendo che la riserva ai soli italiani del bonus costituirebbe un "incentivo di conservazione culturale" a difesa della cultura europea.
Lo sdegno è piovuto da diverse parti (leggi l'articolo di Furio Colombo). L'Asgi, Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, che ha promosso il giudizio assieme ad Avvocati per Niente e Farsi prossimo, scrive: "Apprendiamo così che secondo l'amministrazione comunale, la difesa della cultura europea dovrebbe avvenire non attraverso la diffusione delle idee e il civile confronto, ma orientando con incentivi economici un diritto fondamentale delle persone (quello di nascere e di generare) al fine di far prevalere numericamente un gruppo etnico-culturale sugli altri: esattamente lo stesso obiettivo che hanno mosso i contendenti nelle varie guerre etniche del secolo scorso".
di MiDA (9 settembre 2010)
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