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Milano
L'argomento è delicato, specie per chi - di rom - ne sa poco. Che ne sappiamo noi di rom? quanti di noi ne hanno mai conosciuto uno? Quanti sono mai entrati in un campo? È vero che sono ladri e sporchi per vocazione? Che rubano i bambini, che vivono da sbandati per tradizione? Che sono apolidi e non vogliono inserirsi e tanto meno lavorare? La Francia sta prendendo misure che allarmano la comunità internazionale contro queste popolazioni, e Maroni ha detto "Noi andremo oltre", Milano non aspetta.
Con quello di martedì 7 settembre in via Rubattino (Guarda il video), gli sgomberi in città sono stati 315 in tre anni. Il vicesindaco De Corato lo comunica con orgoglio. Altri contestano questo principio e dicono che spostare il problema - fisicamente - non può essere una soluzione. Che il problema ci sia invece, non lo nega nessuno. "Non c'è niente di romantico nella vita di queste persone, non vedi la felicità nei loro occhi": Barbara Bernini si occupa dei "rom di domani", è una delle tante maestre che ogni giorno ha a che fare con i bambini rom e le loro famiglie, nella scuola pubblica di via Pini, vicino al campo di Rubattino. Ci tiene a farci notare che dal precedente sgombero, quello del 19 novembre scorso, a oggi, hanno perso un posto a scuola 25 bambini. Alcuni non si sa dove siano: "Una parte se n'è andata dall'Italia, altri sono sotto nuovi ponti, altri ancora hanno ricreato nella stessa sede una nuova baraccopoli e sono tornati qui. Ma ora sono stati di nuovo sgomberati". Allontanamento fatto ancora con soldi pubblici ma, ancora, certamente non definitivo.
L'amministrazione risponde: “La litania dei bambini che non potranno andare a scuola è falsa, visto che a mamme e bambini è stato offerto un tetto nelle strutture comunali e in 23 hanno accettato. Ed è francamente ridicola di fronte ai crimini e alle violenze che si sono consumati in quell’area".
Su 250 persone (45 bambini) perché non hanno accettato tutti? Forse amano dormire nello sporco, accanto ai loro rifiuti? Il fatto è che le soluzioni - accoglienza in comunità e pensionati a totale spesa del Comune - prevedono di separare gli uomini dalle donne e i bambini. Invece "loro tendono a voler stare insieme", è stato il commento di Tullio Mastrangelo, comandante della polizia locale di Milano. Sfidiamo qualsiasi coppia o genitore a tirarsi fuori da quel "loro". Chiaramente, anche chi accetta se ne va dopo qualche giorno.
"Noi non abbiamo obiettivi diversi da quelli dell'amministrazione", dice Valerio Pedroni, coordinatore Segnavia-padri somaschi. Si occupa di un gruppo di 800 rom tra Chiaravalle, Bacula, Bovisasca, Rubattino. "La risposta del Comune è il problema: queste persone vivono male, ma non se ne andranno dall'Italia. Rimangono, sono comunitari, ed è necessario un inserimento: a questo scopo esistono anche specifici fondi dell'Unione europea". Insomma manca la volontà, e anche la condivisione dei dati: "Milano è riuscita a contenere i flussi di rom (...) - ha detto De Corato - e da 10 mila li ha ridotti a 1.200". "Non conosco le statistiche del Comune, posso solo rispondere - continua Pedroni - che il gruppo di cui mi occupo è sempre lo stesso nonostante gli sgomberi: solo più poveri e più stanchi".
Maestra Barbara ci spiega meglio cosa è cambiato, in via Rubattino, a distanza di quasi un anno dallo sgombero precedente a questo. Per aiutare la memoria elenca sottovoce i nomi dei piccoli, che ancora ricorda. Erano 37 i bambini rom che frequentavano ogni giorno le sue classi: 12 sono stati inseriti con le loro famiglie in progetti di accompagnamento, grazie al Comune, e hanno trovato casa e lavoro e altre scuole. 25 no.
"Io non voglio commentare politicamente quanto avvenuto, ma posso dire di cosa mi occupo e quella che è la mia esperienza: tutti e 37 avevano faticato con noi nell'inserimento, avevamo raggiunto enormi successi anche con le famiglie, che partecipavano con gli altri genitori alle assemblee. Io dico una cosa a De Corato: ognuno dovrebbe fare il proprio lavoro con coscienza. Noi lo facciamo e per i bambini che mancano all'appello un posto qui è ancora previsto. Dare a loro, e alle loro famiglie, le condizioni di poter venire invece, non è compito della scuola".
Nelle elementari di via Pini l'integrazione è sempre avvenuta con il sostegno dei padri somaschi. In parte anche grazie ai laboratori di lingua offerti dal Comune. Poi basta: "Ci si arrangia, si sfruttano le compresenze, i pochi casi in cui in classe ci sono due maestre", addirittura qualcuno fa ore in più gratuitamente.
Ma com'è un bambino rom? "Bello! anche se ha pesanti carichi emotivi, per aver visto il suo letto sollevato da una ruspa, e per le condizioni in cui vive: a una bambina ad esempio abbiamo dovuto insegnare anche come funziona un water". Cosa l'ha colpita di più in tanti anni d'esperienza? "Mah, l'inserimento di un bimbo rom al suo primo giorno di scuola. C'era il suo papà. Il bimbo proprio non voleva saperne di entrare in classe, e stava per avvinghiarsi alle gambe del padre. Lui l'ha preso e me l'ha affidato. Poi se n'è andato". Barbara sorride. "Cosa mi ha colpito? Che si è comportato esattamente come ogni altro padre al mondo... Chissà cosa mi aspettavo...".
Guarda il video dell'ultimo sgombero
di Michela Dell'Amico (9 settembre 2010)
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Per il Consiglio europeo, l'Italia guadagna la maglia nera nella gestione della questione rom. Non ha una politica certa sui documenti di identità o soggiorno. Risultato: molti Rom e Sinti vivono in Italia da decenni, ma non hanno la cittadinanza, e i bambini rom nati in Italia risultano apolidi, spesso non vanno a scuola e non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L'Italia, aveva detto la commissaria per i diritti umani dell’Onu, Navi Pillay, continua a insistere nel considerare queste persone nomadi, segregandole in campi sprovvisti di servizi e diritti basilari: sono persone a tutti gli effetti stanziali. Secondo i recentissimi dati dell'Osce, l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, in Italia ci sono 140 mila rom, lo 0,23% della popolazione. In Francia sono circa 400 mila, lo 0,64% degli abitanti. I Paesi a più alta presenza di gitani sono la Bulgaria, dove sono circa 750 mila (quasi il 10% della popolazione) e l'Ungheria (700mila, il 6,93% degli abitanti). La loro presenza negli ultimi 8 anni è esplosa in Romania: si è passati dai 535.140 del 2002 a 1.850.000 del 2010 (dal 2,4% della popolazione all'8,56%). In termini numerici è pero la Turchia, il Paese che "ospita" il maggior numero di rom: sono circa 2.750.000, il 3,71% dei residenti.