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Milano
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Solo nella città di Milano sono 300 le donne vittime di mutilazioni genitali in pochi mesi. L'infibulazione è praticata in cliniche abusive, rifugi clandestini o in casa. In Lombardia vive un quarto di tutti gli immigrati presenti in Italia e il Comune di Milano stima che siano molte migliaia le donne infibulate. Lo sostiene l'assessore alla salute di Palazzo Marino, Giampaolo Landi di Chiavenna, che spiega come per i medici manchino ancora l'informazione necessaria per limitare il fenomeno. Sono due gli ospedali nel capoluogo lombardo a mettere a disposizione delle proprie pazienti un centro per la salute e l'ascolto per donne immigrate della città: l'Ospedale San Carlo e il San Paolo. E proprio da San Carlo fanno sapere che non risultano casi recenti di infibulazione avvenuti in Italia. La Regione Lombardia e la cooperativa “Crinali”, che collabora con proprio con i centri dei due ospedali, stanno lavorando a una ricerca sulle mutilazioni genitali femminili in Lombardia, che sarà pronta tra qualche mese. In occasione della Giornata internazionale delle mutilazioni genitali femminili in programma il 6 febbraio, il Comune di Milano ha presentato la campagna di sensibilizzazione “Insieme per dire mai +”: 1000 manifesti 70x100 saranno affissi in tutta la città fino all'8 marzo, festa della donna. Nel 2006, la legge italiana ha definito l’infibulazione un reato contro la persona e nel 2008 il Ministero della Salute ha pubblicato le linee guida per le figure professionali che operano a contatto con le donne che provengono da paesi a rischio. Nel nostro Paese ci sono 43 strutture, diffuse in 13 regioni, che si occupano del problema e in alcune, tra cui proprio la Lombardia, è possibile praticare anche la procedura chirurgica che rimuove l’infibulazione.
di FB
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