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Milano
Contraddittorie le versioni di polizia e Croce Rossa sui disordini del 7 novembre scorso nel centro per immigrati di via Corelli. Il giudice dà ragione agli agenti e indaga l'operatore dell'associazione umanitaria.
E' indagato per falsa testimonianza Antonio Vinci, uno dei responsabili della Croce Rossa che su mandato della prefettura di Milano gestisce il centro d'identificazione ed espulsione di via Corelli. La sua versione sui disordini del 7 novembre scorso non è piaciuta al giudice perché in contraddizione con quella dei poliziotti della struttura. E' il loro resoconto ad essere vero secondo il Tribunale, non quello di Vinci. I primi a rimetterci sono stati i 4 detenuti del centro, accusati e condannati in primo grado a pene comprese tra i 7 e 12 mesi per lesioni e resistenza ai pubblici ufficiali. Sono due algerini e due tunisini, Samai Bernini, Karim Zitouni, Toufik Webet e Sougidi Saiffedin, di età compresa tra i 19 e i 25 anni. La legge prevede l'assoluzione degli imputati nel caso di testimonianze contraddittorie, a meno che una fonte non venga giudicata falsa. Ed eccoci al punto: le parole di Vinci sono state ritenute false. Chissà poi per quale motivo avrebbe dovuto inventarsi tutto? Abbiamo provato a raggiungerlo ma siccome le sue dichiarazioni lo hanno messo nei guai, preferisce non rilasciarne di nuove. E' comprensibile.
di Ginevra Battistini
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Cie, centri di identificazione ed espulsione, ex cpt, centri di permanenza temporanea, istituiti dalla legge Turco-Napolitano (L.40/1998). In Italia sono in tutto una ventina.