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La paura della gente di Gaza e di Sderot. A poco più di un anno dall'operazione piombo fuso, il timore di una nuova operazione militare nella Striscia. Il racconto e la provocazione di chi a Gaza ci è stata davvero
Cosa sarebbe stato di Haiti, se dopo il terremoto che ha sconvolto e mosso gli animi di tutto il mondo, la vicina Santo Domingo avesse chiuso le frontiere e impedito l'ingresso degli aiuti umanitari? Nessuna attrezzatura per rimuovere o scavare sotto i palazzi crollati. Nessun volontario o personale straniero a dare una mano. Nessun container carico di generi di prima necessità per una popolazione privata di tutto, con la maggior parte del materiale rimasto fuori a marcire sotto il Sole. Quello che avete appena immaginato, per fortuna, ad Haiti non è successo. Ma a Gaza sì, un anno fa. E da allora continua a succedere, nel silenzio generale, rotto soltanto da periodiche dichiarazioni della comunità internazionale (ultimo il segretario dell'Onu Ban Ki Moon). Parole a cui, finora, non sono mai seguiti i fatti.
Nella Striscia di Gaza, che è una delle aree più densamente popolate al mondo (ci vivono 1,5 milioni di persone in 360 km quadrati) non c'è stato un terremoto come ad Haiti, ma un'operazione militare altrettanto devastante. L'operazione israeliana "Piombo fuso", scattata il 27 dicembre del 2008 e durata 23 giorni. L'obiettivo del governo di Tel Aviv era sconfiggere Hamas, il movimento fondamentalista islamico che dal 2007 governa Gaza, e impedire il lancio di razzi qassam sparati dalla Striscia sul sud di Israele. Secondo fonti di Tel Aviv dal 2000 al 2008 ne sarebbero caduti 8 mila solo sulla cittadina israeliana di Sderot, uccidendo 8 persone. Nei 23 giorni dell'operazione "Piombo fuso" sono state oltre 1400 le vittime palestinesi (e 13 quelle israeliane). La maggior parte erano civili, soprattutto donne e bambini, in violazione della IV Convenzione di Ginevra che ne sancisce la tutela in caso di guerra e occupazione.
Entrando a Gaza, un anno dopo, nulla è cambiato: gli edifici distrutti, le carcasse delle fabbriche e le tende delle famiglie ancora prive di abitazione restano lì. Ti vengono incontro con i carretti trainati dai muli, le moto cinesi contrabbandate attraverso i tunnel e le montagne di ferro. Isole sparse in tutta la Striscia, soprattutto nelle zone più colpite, a nord, dove improvvisati carpentieri si dedicano a una delle attività più diffuse: recuperare il ferro dai tondini delle case. Riccioli arrugginiti che ritrovano vita per essere riutilizzati, perché a un anno da "Piombo fuso" i materiali per la ricostruzione continuano a non entrare e Gaza resta isolata.
Secondo Tel Aviv il ferro servirebbe ad Hamas per costruire quei qassam che dalla fine della guerra hanno effettivamente smesso di cadere. Il cemento, invece, farebbe proliferare i tunnel al confine tra Gaza e l'Egitto, quegli stessi che ora, con la costruzione di una profonda barriera sotterranea, il Cairo vorrebbe bloccare. Secondo Israele via d'accesso per armi e munizioni, in realtà principale valvola di sfogo di una popolazione che, per organizzazioni internazionali come Amnesty International, si trova in "emergenza umanitaria".
Dal 2007 quando Hamas ha preso il controllo della Striscia (dopo aver vinto elezioni nel 2006 giudicate regolari anche dagli osservatori internazionali), Israele ha chiuso i confini, controllando l'entrata e l'uscita di materiali e persone e per molti Gaza è diventata così la più grande prigione al mondo. Secondo gli ultimi aggiornamenti dell'Unwra, l'agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi, nella seconda settimana di dicembre sono transitati nella Striscia 615 camion carichi di cibo, prodotti agricoli e per l'igiene. Dato che rappresenta solo il 26% di quello che entrava ogni settimana in media prima del 2007, quando ancora non c'era stata la guerra. A causa dell'embargo, secondo l'ong israeliana Gisha, il 97% delle industrie restano chiuse, il tasso di disoccupazione nell'ultimo quadrimestre del 2009 è salito al 42,3% e 8 abitanti su 10 dipendono dagli aiuti umanitari.
"Ripeto il mio appello a Israele perché sollevi il suo inaccettabile e controproducente blocco, e rispetti pienamente la legalità internazionale", ha dichiarato nei giorni scorsi il numero uno delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, esprimendo una preoccupazione speciale per la situazione umanitaria di Gaza, così come per la popolazione del sud di Israele "che vive nella paura dei lanci continui di razzi e mortai palestinesi", invocando per tutti la fine della violenza e la necessità della pace. A Sderot come a Gaza, infatti, la gente ha una sola paura: che la guerra ricominci. Hamas non è stato distrutto e notizie di stampa israeliane hanno recentemente ventilato l'ipotesi di un nuovo attacco. Un attacco della durata di una settimana con armi ancora più sofisticate e potenti.
Durante "Piombo fuso" a Gaza è stato usato anche il fosforo bianco, un'arma incendiaria, il cui utilizzo secondo la Convenzione di Ginevra è concesso solamente per illuminare, spaventare o nascondere le proprie truppe, mentre è vietato contro i civili o in aree abitate, come invece è successo. Tanto che il giudice sudafricano Goldstone nell'inchiesta affidatagli dall'Onu sulla guerra di Gaza ha accusato Israele di essersi macchiato di crimini contro l'umanità alla pari di Hamas per il lancio di missili qassam. Quando erano già passati sei mesi dalla fine del conflitto, la Croce Rossa definì Gaza come "l'epicentro di un terremoto". Riattaccarla oggi equivarrebbe a una mattanza. Un terremoto sul terremoto, che dovrebbe far tremare le coscienze di tutti.
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di Anna Maria Selini
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- Gaza e la Cisgiordania dal 1967 sono territori occupati da Israele.
- Gaza si estende su una superficie di 360 km quadrati ed è una delle aree più densamente popolate al mondo: ci vivono 1.5 milioni di persone, la metà delle quali hanno meno di 18 anni.
- Durante l'operazione militare israeliana "Piombo fuso", durata 23 giorni (dal 27 dicembre 2008 al 19 gennaio 2009), sono morti oltre 1400 palestinesi e 13 israeliani.
- 3500 case sono state completamente distrutte, 2800 hanno subito pesanti danni, mentre 54000 sono state leggermente colpite. In totale queste abitazioni ospitavano 325 mila persone.
- A causa della chiusura dei valichi imposta da Israele, a Gaza 40 mila persone non hanno elettricità e 10 mila sono prive di acqua corrente. (fonte: www.gisha.org).
