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Stato canaglia per l'amministrazione Bush, sponsor di terroristi fin dal 1979. Questa era la Siria per Washington fino all'insediamento dell'amministrazione Obama. Oggi le cose stanno cambiano e i primi risultati già si vedono. Il sottosegretario di Stato Usa William Burns ha incontrato a Damasco il presidente siriano Bashar al-Assad. La sola visita del diplomatico statunitense è un dato importante. Le relazioni tra Usa e Siria subirono un duro colpo nel 2005 con l'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri. In quell'occasione Washington, che considerava Damasco responsabile dell'attentato, rimpatriò il suo ambasciatore. 
Burns è stato inviato nel Paese medio-orientale con lo scopo di riavviare il dialogo e tentare un'intesa su alcune delle questioni più delicate della scena politica internazionale: l'alleanza con l'Iran, l'appoggio ai gruppi militanti Hamas ed Hezbollah, la restituzione delle alture del Golan (occupate da Israele dal 1967), la pace in Palestina.  Su tutti questi fronti la distanza tra Siria e Stati Uniti è enorme. L'accordo di vedute, invece, sembra essere stato trovato sulla situazione del Libano e dell'Iraq. Un primo passo che fa ben sperare Burns soprattutto rispetto alla ripresa dei colloqui di pace israelo-palestinesi. In prospettiva gli Stati Uniti stanno lavorando per allentare i legami tra Siria e Iran e per convincere Damasco a schierarsi contro il programma nucleare di Teheran. Sul piatto della bilancia però ci sono le alture del Golan per cui gli Stati Uniti dovrebbero impegnarsi facendo pressioni su Israele. Intrecci ben saldi che solo un lavoro lungo e paziente potrebbe sfaldare. La Siria ha un ruolo strategico per il futuro del Medio Oriente. I primi a rendersene conto sono stati i francesi con la visita a Parigi del capo di Stato siriano nel novembre dell'anno scorso.  

 

di gb

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