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Quattro morti nella sola prima settimana di febbraio: si fa più incessante il ritmo delle uccisioni al confine tra l’Egitto e Israele. Ad aprire il fuoco le forze di sicurezza del Cairo contro i migranti che vogliono raggiungere lo stato ebraico, ma che non rappresentano alcuna reale minaccia. Per scongiurare altre perdite di vite umane, Amnesty International è tornata a chiedere l’intervento delle autorità egiziane. Secondo l’organizzazione per la difesa dei diritti umani, nel 2009 sono state almeno 19 le persone uccise: 4 in un solo giorno, l’8 settembre. Proprio dopo quegli omicidi le autorità del Cairo avevano replicato alle accuse di Amnesty spiegando che i controlli alle frontiere avvenivano nel pieno rispetto degli impegni assunti e del diritto internazionale. Nessuna inchiesta è stata mai aperta per far luce su queste uccisioni. Da un lato del confine, dunque, la polizia egiziana, responsabile di una repressione che diventa ogni giorno più dura. Una repressione caldeggiata con insistenza da Israele che vuole ridurre il flusso di immigrati. In mezzo i migranti, soprattutto eritrei, quasi sempre disarmati, che scappano dal Sudan e dagli altri Paesi dell’Africa subsahariana. Una fuga che passa oggi soprattutto attraverso l’Egitto, dopo il sostanziale blocco delle rotte del Mediterraneo e attraverso lo Yemen.

di CS

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