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Dopo le pressioni soprattutto italiane, le autorità del Cairo stanno negoziando con i capi tribù della regione del Sinai per la liberazione degli eritrei trattenuti in condizioni disumane dal 20 novembre scorso
Si stanno muovendo i servizi di sicurezza egiziani per cercare di arrivare alla liberazione dei profughi eritrei in ostaggio nel deserto del Sinai in Egitto a pochi chilometri dal confine con Israele. Alcuni ufficiali stanno negoziando con i capi tribù della regione, per ottenere il rilascio delle centinaia di persone trattenute in condizioni disumane dai rapitori, che per liberarli pretendono dalle famiglie 8 mila dollari per ciascuno.
Sembra essere stato ascoltato l'appello lanciato da padre Moses Zerai, sacerdote cattolico eritreo, direttore dell’Agenzia Habeshia. Zerai è in contatto telefonico con alcuni di loro che gli hanno raccontato la drammatica situazione in cui versano. A sostenerlo da subito il quotidiano "Avvenire". A interessarsi della vicenda parlamentari di diversi schieramenti che stanno facendo pressioni sull’Unione europea perché intervenga.
L'emergenza è scattata il 20 novembre scorso. Sarebbero 1500 le persone tenute in ostaggio dai trafficanti. Vengono dall'Eritrea, dalla Somalia, dall'Etiopia, dal Sudan e dalla Nigeria.
Come nel caso dei 200 eritrei tenuti prigionieri nel luglio scorso nel deserto libico, anche in questo caso l'Italia ha responsabilità. Alcuni dei prigionieri - circa 80 - sono infatti partiti dalla Libia. Sono stati respinti dalle forze armate del nostro Paese quando erano quasi arrivati a Lampedusa. Anche l'Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi pensa che la situazione dipenda in parte dalla politica italiana dei respingimenti.
A rispondere a nome del governo di Roma è il sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi che ha assicurato che la Farnesina si sta occupando del caso, attraverso i canali bilaterali e multilaterali nel rispetto della sovranità dell’Egitto e ha spiegato che l'Italia sta spingendo anche sulla Ue. Ma, da parte sua, ha negato che sia una questione italiana: "Non siamo noi a potere e dovere risolvere la situazione", ha spiegato.
In una conferenza organizzata al Senato don Mosé Zerai ha detto che "i beduini sono armati fino ai denti". Poi si è fatto portavoce delle istanze degli ostaggi, raccontando che un giovane di 26 anni gli ha riportato che sono ricominciate le violenze. "Siamo pieni di piaghe per le percosse, ci sono anche bambini e donne incinte". Tra gli eritrei c'è la paura di essere trasferiti altrove.
Il direttore del Consiglio italiano dei rifugiati (Cir) Cristopher Hein spiega che gli aguzzini sono trafficanti di droga e di armi verso Gaza. Israele ora è una meta per i profughi e sta costruendo un muro di 110 chilometri sul confine con l’Egitto. I soldati hanno l’ordine di impedire fisicamente il passaggio.
Fonti egiziane hanno fatto sapere che i sequestrati sono spesso usati dai loro aguzzini per il traffico di organi umani e che il gruppo del quale fanno parte gli eritrei sarebbe in mano ad un solo trafficante in una zona vicina alla località di El Hassnah, al centro del Sinai.
di Francesco Bianco (16 dicembre 2010)
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Il 15 maggio del 2009 l’Italia regala due motovedette alla Libia. Inizia così la collaborazione tra i due Paesi nei respingimenti verso le coste africane dei migranti trovati nel canale di Sicilia. Nel 2008, le persone erano arrivate in Italia via mare sono state 36.900. Nel 2009 solo 9 mila. Il drastico calo è dovuto, neanche a dirlo, proprio a questa politica. Il problema vero è che la maggior parte di loro scappa da luoghi di guerra e ha diritto d'asilo. Tra l'altro senza fermare davvero l'arrivo di irregolari in Italia, che semplicemente hanno cambiato rotta. Nella maggioranza dei casi i migranti arrivano con visto turistico. Una volta scaduto restano nel nostro Paese. Gabriele del Grande, giornalista e curatore della pagina Fortress Europe, ha raccolto le voci delle persone che intraprendono questo viaggio nel suo ultimo libro, "Il mare di mezzo", edito da Infinito Edizioni. La Camera il mese scorso ha chiesto che i respingimenti vengano effettuati in base agli accordi internazionali e ai principi umanitari. Il governo deve quindi rivedere le sue politiche, in modo da fornire garanzie del rispetto dei diritti agli irregolari rimandati verso le coste libiche. In pratica il governo dovrà rivedere gli accordi. Anc he perché con questo emendamento si chiede al leader libico Gheddafi di aderire al Trattato Onu sui rifugiati e riapra l'ufficio delle Nazioni Unite per i rifugiati, Trattato che Tripoli non ha mai voluto firmare.
